Il cambiamento climatico preoccupa, italiani primi per propensione a modificare lo stile di vita: l'indagine del Pew Research Center
di Andrea Bai pubblicata il 15 Settembre 2021, alle 16:01 nel canale Energie Rinnovabili
Tra i cittadini delle economie sviluppate vi è un generale sentimento di preoccupazione e la propensione ad attuare cambiamenti per arginare il problema. I giovani i più preoccupati
Il Pew Research Center ha intervistato un campione di quasi 3000 persone sparse in 17 diverse economie sviluppate in Nord America, in Europa e nell'area del Pacifico, indagando il sentimento collettivo della popolazione sul tema del cambiamento climatico. Dal campione sono state escluse le economie in via di sviluppo e la Cina, che potrebbero avere l'impatto più significativo sul percorso del clima nel futuro. Il sondaggio offre comunque una prospettiva su quello che è il parere dell'opinione pubblica in quei Paesi che stanno adottando via via politiche volte ad affrontare il problema delle emissioni di CO2. Il sondaggio è molto articolato, motivo per cui cercheremo di riportare le tendenze complessive e consigliamo al lettore di consultare i risultati integrali che si possono trovare a questo indirizzo.

La percezione generale sul tema è piuttosto chiara: il 72% degli intervistati si è dichiarato preoccupato o molto preoccupato di poter essere vittima diretta del cambiamento climatico, mentre l'80% ha dichiarato di essere disposta a modificare il proprio stile di vita per limitare gli impatti del cambiamento climatico. Ci sono però sentimenti contrastanti quando l'attenzione si sposta sull'azione della società, e solamente il 56% ritiene che si stia facendo nel complesso un buon lavoro, mentre il 52% non è convinto che si riuscirà a portare a compimento tutto quello che è necessario.
Le preoccupazioni paiono in generale essere più sentite dai giovani (con le eccezioni di Grecia e Corea del Sud), con gli intervistati nella fascia di età 18-29 che si sono mostrati essere i più preoccupati per danni personali causati dal cambiamento climatico.
La conseguenza di questo diffuso sentimento di proccupazione è che la maggior parte degli intervistati si è mostrata disposta a introdurre cambiamenti nella propria vita che possano aiutare a ridurre le emissioni di carbonio. E' interessante evidenziare che all'interno dei paesi dell'Unione Europea è proprio tra gli intervistati italiani che si è registrata la maggior disponibilità al cambiamento (93% dei rispondenti). Anche in questo caso sono i più giovani e le persone con un più elevato livello di istruzione quelli che si sono dichiarati maggiormente disposti al cambiamento. In generale dal sondaggio emerge che in molti Paesi è maggiore la percentuale delle persone disposte ad adottare cambiamenti rispetto a quella delle persone preoccupate per un impatto diretto, il che sembra suggerire un'attenzione più comunitaria invece che individuale al problema.
La percezione generale è che tra le grandi economie sviluppate sia l'Unione Europea ad aver fino ad ora svolto il miglior lavoro nell'affrontare il problema del cambiamento climatico, con il 63% degli intervistati che ha espresso parere positivo. Il sondaggio evidenza poi due dati che sembrano stridere tra loro: se da un lato infatti si ritiene che la comunità internazionale stia tutto sommato comportandosi adeguatamente, parallelamente una significativa maggioranza del campione esprime dubbi sulla capacità futura di riuscire a tenere le cose sotto controllo e di fare tutto il necessario per affrontare e gestire il problema.
E' bene precisare che il sondaggio del Pew Research Center è stato condotto e completato nella prima settimana del mese di febbraio, cioè prima che una serie di eventi atmosferici e disastri naturali si abbattesse sulle varie comunità attorno al mondo. Lo stesso sondaggio condotto ora potrebbe avere esiti differenti, e probabilmente rilevare sia una maggior preoccupazione, sia una maggior propensione al cambiamento, magari entrambe motivate da un danno o un pericolo vissuto sulla propria pelle.

Questo tipo di sondaggio viene portato avanti al Pew Research Center fin dal 2015: da allora il sentimento di preoccupazione è cresciuto per la maggior parte delle economie intervistate, eccetto USA e Giappone dove la percezione del pericolo è diminuita.
Infine è opportuno sottolineare comunque un bias che tradizionalmente affligge i sondaggi in cui vengono indagate le buone intenzioni del campione: tendenzialmente si tende a rispondere in maniera più favorevole che non necessariamente si riflette nel concreto quando è il momento di passare dalle parole ai fatti.
17 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoGrazie al XXXX ogni singolo fottutissimo telegiornale ogni dannatissimo giorno della maledettissima settimana c'è sempre una notizia sul cambiamento climatico sul come sia sempre piu un processo irreversibile e che i livelli del mare si alzeranno e che le specie animali si estingueranno e che i tornado saranno sempre più violenti e che le temperature saranno sempre più soffocanti e che certe parti del globo si desertificheranno mentre altre finiranno sott'acqua per l'innalzamento del mare e poi e poi e poi e poi e poi bla bla bla fate propaganda terroristica quasi 24 su 24 e poi "Surprise Pikachu face! agli italiani preoccupa il cambiamento climatico" ma andate a XXXX
(( E per la cronaca io sono ambientalista ma mi avete rotto
Grazie al XXXX ogni singolo fottutissimo telegiornale ogni dannatissimo giorno della maledettissima settimana c'è sempre una notizia sul cambiamento climatico sul come sia sempre piu un processo irreversibile e che i livelli del mare si alzeranno e che le specie animali si estingueranno e che i tornado saranno sempre più violenti e che le temperature saranno sempre più soffocanti e che certe parti del globo si desertificheranno mentre altre finiranno sott'acqua per l'innalzamento del mare e poi e poi e poi e poi e poi bla bla bla fate propaganda terroristica quasi 24 su 24 e poi "Surprise Pikachu face! agli italiani preoccupa il cambiamento climatico" ma andate a XXXX
(( E per la cronaca io sono ambientalista ma mi avete rotto
Quotone.
TG e media vari che fanno servizi ad hoc per spingere partiti politici, perchè la paura vende o perchè è meglio che non mi accorga che, mentre qui ci si deve preoccupare di dover cambiare auto ogni 2x3 perchè gli orsi polari sono tristi e perchè le cannucce soffocano le tartarughe, ci sono 4 miliardi di persone in Asia che associano alla parola "discarica" il fiume dietro a casa loro.
L'esempio tipico ce lo avremo in questi giorni con i televisori.
MILIONI di apparecchi che finiranno per essere riciclati perchè cambiano le FREQUENZE.
Solo io a casa ho 3 televisori (due piccoli e uno grande) che secondo questa follia consumistica dovrei buttare, anche se perfettamente funzionanti e adatti alle mie esigenze (uno è del 2014-5).
Ovviamente non lo farò e al massimo li doterò di un decoder esterno, ma tutto questo per quale motivo?
Perchè così avremo il 5G.
Facciamo tonnellate (non so quantificare) di rifiuti elettronici per poter avere un telefono ancora più veloce a visualizzare contenuti.
Bah...
L'esempio tipico ce lo avremo in questi giorni con i televisori.
MILIONI di apparecchi che finiranno per essere riciclati perchè cambiano le FREQUENZE.
Solo io a casa ho 3 televisori (due piccoli e uno grande) che secondo questa follia consumistica dovrei buttare, anche se perfettamente funzionanti e adatti alle mie esigenze (uno è del 2014-5).
Ovviamente non lo farò e al massimo li doterò di un decoder esterno, ma tutto questo per quale motivo?
Perchè così avremo il 5G.
Facciamo tonnellate (non so quantificare) di rifiuti elettronici per poter avere un telefono ancora più veloce a visualizzare contenuti.
Bah...
E' una questione di come viene percepito l'inquinamento. La fumata dell'auto fa indignare la gente, le migliaia di tonnellate di e-waste invece no.
E' cambiando le abitudini del singolo che si cambia tutto.
E non solo sul piano di economia personale ma anche sul piano energetico/ecologico, le tv attuali consumano già molto poco per cui vedo molto piu' ecologico un decoder esterno che non portare la tv vecchia all' isola ecologica e comprarne un'altra.
Si è visto l'anno scorso come al singolo interessi la collettività. E comunque NO. O torniamo tutti nelle foreste o ribadisco quanto detto prima, le abitudini cambierebbero poco o nulla, dato anche il fatto che se già da domani andassimo ad emissioni 0 di co2 il processo ormai è irreversibile. Il singolo dovrebbe cambiare RADICALMENTE il proprio stile di vita (quanti disposti a farlo?). I report di chi emette più emissioni non si leggono? La comunità, cioè i singoli, dovrebbero boicottare tutte queste aziende?
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