Oltre 2.000 robotaxi Pony.ai in Europa, a Zagabria e in altre quattro città
di Andrea Bai pubblicata il 16 Agosto 2026, alle 09:23 nel canale Mobilità Elettrica
L'accordo allarga il servizio già attivo a Zagabria ad altre quattro città europee, ma i nomi e le date non ci sono: le due aziende parlano di annunci per fasi. Pony.ai mette il software di livello 4, Uber la piattaforma, i partner locali le auto.
Pony.ai e Uber hanno ampliato l'accordo sulla guida autonoma che le lega dal maggio 2025. Le due aziende puntano ora a mettere in strada in Europa oltre 2.000 robotaxi, allargando il servizio commerciale già avviato a Zagabria ad altre quattro città del continente. L'intesa prevede anche un dispiegamento in Medio Oriente.
Il comunicato congiunto non chiarisce quali siano le quattro città oltre Zagabria e i dettagli del dispiegamento verranno annunciati per fasi, e non compaiono né una data di avvio per i nuovi mercati né una ripartizione dei veicoli città per città. Il totale di oltre 2.000 mezzi resta l'unico dato dichiarato ufficialmente.

A Zagabria il servizio commerciale è già operativo e arriverà a breve sulla piattaforma di Uber. La flotta appartiene alla croata Verne, che la gestisce anche sul campo. Quando il servizio è stato aperto nella capitale croata, nel corso del 2026, era il primo robotaxi commerciale d'Europa, ed è lo schema che l'accordo prova ora a replicare altrove.
Chi mette la tecnologia e chi mette i veicoli
Il modello congiunto rivendicato da Pony.ai raccoglie tre funzioni distinte. L'azienda di Guangzhou fornisce la tecnologia di guida autonoma di livello 4 e l'esperienza operativa maturata sui dispiegamenti già in corso. Uber porta l'accesso ai clienti attraverso la propria piattaforma, quindi prenotazione, pagamenti e assistenza, insieme alla rete di autisti umani di cui dispone. La gestione quotidiana della flotta, cioè manutenzione, pulizia e ricarica, può essere affidata a un operatore locale scelto mercato per mercato.
Il finanziamento e la proprietà dei veicoli possono riguardare partner diversi a seconda del mercato, e nulla vieta che un singolo partner ricopra più di un ruolo. Tecnologia, piattaforma e flotta lavorano così nello stesso mercato senza dover coincidere in un'unica società. Questo modello dovrebbe rappresentare il vantaggio dell'operazione per un'azienda cinese che guarda all'Europa: lasciando ai partner locali il costo dei mezzi e buona parte degli adempimenti regolatori, Pony.ai riduce l'esposizione di capitale che ha reso l'espansione dei robotaxi tanto costosa altrove.
Per Uber la logica è quella seguita da un paio d'anni a questa parte, cioè comprare la tecnologia invece di svilupparla. Ceduta tempo fa la propria divisione di guida autonoma, l'azienda si presenta come piattaforma neutrale su cui far correre i veicoli altrui, e in quest'ottica Uber ha già stretto accordi con più di trenta società del settore. Inoltre in Europa la società sta già provando i minibus MOIA di Volkswagen e che a Londra ha portato i robotaxi di Wayve.
Il curriculum che Pony.ai porta al tavolo annovera servizi a pagamento e completamente senza conducente nelle quattro città di primo livello del paese. L'azienda dichiara di avere raggiunto in più di un mercato il pareggio delle economie unitarie sull'intera città, cioè conti che tornano per singolo veicolo non su un quartiere pilota ma sul perimetro urbano completo, ed è il dato su cui fonda la sostenibilità commerciale del proprio modello. Il numero arriva dall'azienda e non è verificabile dall'esterno.
La provenienza del software
Il passaggio di robotaxi cinesi sulle strade europee arriva in un momento in cui Bruxelles guarda con attenzione crescente alla tecnologia cinese, dai veicoli elettrici agli apparati di telecomunicazione. Un mezzo di livello 4 è a tutti gli effetti un insieme di sensori in movimento, e il modo in cui riprese e dati di posizione vengono elaborati e conservati è una domanda che i regolatori europei hanno già rivolto ai costruttori cinesi.
Sarfraz Maredia, che guida la divisione di mobilità autonoma di Uber, ha sintetizzato l'obiettivo dell'intesa: "Il capitolo successivo della mobilità autonoma consiste nel passare dai lanci singoli a una scala commerciale ripetibile".










Insta360 Luna Ultra: la potenza del sensore da 1 pollice incontra la portabilità estrema
Marvel's Wolverine, la recensione: Logan torna protagonista in un'avventura brutale e intensa
DJI Romo 2: tante novità lo rendono un robot completo
PS5 Linux perde il suo sviluppatore: stop al progetto e supporto per PS5 Pro a rischio. Cosa è successo
GPU gaming, Rubin e RDNA 5 verso il 2028: nel 2027 potrebbe arrivare solo AMD AT2
AMD: l'alternativa al DLSS 5 sarebbe in sviluppo e potrebbe arrivare su PlayStation 6 e Project Helix








2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoVanno regolamentati pesantemente E CONTROLLATI sotto tutti gli aspetti.
Proprio l'UE dovrebbe andarci pesante su questi aspetti visto che tutte le flotte attuali si basano su hardware ed infrastrutura software COMPLETAMENTE in mano ad interessi stranieri.
Come é possibile che nessuno abbia ancora sollevato il problema a livello governativo ?
Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".