Bastano 200 auto elettriche per cambiare l'aria di un quartiere? I satelliti rivelano cosa succede davvero
di Manolo De Agostini pubblicata il 29 Gennaio 2026, alle 12:51 nel canale Mobilità Elettrica
Uno studio basato su dati satellitari mostra che l'aumento dei veicoli a zero emissioni in California è associato a una riduzione misurabile del biossido di azoto. Per ogni 200 veicoli elettrici aggiunti, l'inquinamento da NO₂ cala in media dell'1,1%, con potenziali benefici per la salute pubblica.










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67 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoA proposito di inquinamento 'nascosto', spesso si dimentica che per estrarre petrolio non basta 'piantare un tubo'. ...
Dimentichi che per il nucleare l'inquinamento è ancora più nascosto, ed è pure molto peggio di quello da petrolio.
Spesso si dimentica che il combustibile nucleare NON è uranio che scavi con la pala e butti nella centrale, ma è un prodotto estremamente complesso e che comporta inquinamento enorme per essere realizzato.
E tralasciamo poi smaltirlo, che è peggio ancora.
A quel punto la produzione elettrica sarà a costo infinitesimale ...
che sia infinitesimale ne dubito parecchio: per ora si prospettano impianti complicatissimi e costosissimi (sempre che si riescano a fare, che lo dicono da 70 anni ma per ora nada).
Quello che davvero costa niente è la produzione da rinnovabili, hydro/fotovoltaico/vento.
Spesso si dimentica che il combustibile nucleare NON è uranio che scavi con la pala e butti nella centrale, ma è un prodotto estremamente complesso e che comporta inquinamento enorme per essere realizzato.
E tralasciamo poi smaltirlo, che è peggio ancora.
La quantità che se ne usa è bassissima, l'estrazione che se ne fa è bassissima (per l'energia) non si può generalizzare nemmeno questo punto, lo scarto maggiore di scorie non si ha da centrali ma si ha dai macchinari medici, il fatto è che l'italia dovrebbe avere il nucleare, moderno ovviamente, perchè in ogni caso le scorie se le prende comunque, quindi è solo una fissazione solo italiana.
Il nucleare è molto più pulito di quello che invece si crede, e altri che si pensano puliti non lo sono.
Bisognerebbe fare un insieme, sviluppare e concentrare lo sviluppo delle tecnologie a stato solido per l'automotive, e puntare al miglioramento ed integrazione del nucleare.
Tra l'altro ci sono anche già studi per il recupero delle scorie radioattive e il recupero di energia anche da quelle, il che incrementerebbe anche il potere di produzione e abbassamento di inquinamento radioattivo (che è ben diverso dall'inquinamento di cui si parla ora).
Tutti studi e poco arrosto.
E il riciclo non costa zero in termini di energia quando si parla di roba chimica.
Il motore in alluminio/acciaio/ghisa di una auto lo prendi e lo rifondi. Quello è riciclo a costo zero, perché comunque dovevi fondere del materiale anche se veniva da una miniera.
Oddio, non è che pannelli, pale e dighe siano a costo e impatto zero sul territorio. E per i pannelli pure lo smaltimento del silicio drogato non è a impatto zero, mentre le dighe non sono proprio questo toccasana per l'ambiente.
Anche qui vale la questione che si considera l'inquinamento che si vuole e si tralascia quello che ci fa comodo.
Sempre studi di riciclo di roba che sono 50 anni che sono prodotti e nessuno ha mai trovato il modo di renderlo economicamente vantaggioso.
Se non lo è significa che serve più lavoro (= energia) del valore che si recupera, quindi è un riciclo forzato (perché lo si vuole fare a tutti i costi, letteralmente) che aumenta i consumi energetici legati alla ciclo di vita del sistema.
E no, non c'è modo di riciclare materiale che ha una emivita migliore di qualche decina di migliaia di anni. Infatti l'unico modo di eliminare le scorie delle centrali è sotterrarle o buttarle in mare (come faceva la Francia quando mentendo diceva che era in grado di riciclarle e si faceva pagare fior fiore di soldi dalla Germania).
Oppure lanciarle nello spazio, con tutti i rischi del caso se il razzo esplode.
Quello che non si è ancora capito che l'unico modo di diminuire l'inquinamento è CONSUMARE DI MENO.
Ovviamente non è una cosa che si accetta, al massimo si cambia modo di consumare, ma di diminuirlo di certo no, sarebbe tornare indietro con i comfort e le agiatezze che riteniamo ormai garantite.
Si parla sempre di futuro, che il problema non è un problema perché sarà risolto grazie a studi e ricerche che verranno (e che non garantiscono nessuna reale applicazione pratica).
Tutta ipocrisia per giustificare di continuare a fare domani almeno le stesse cose che facevamo ieri, meglio se anche qualcosa di più.
Queste sono cazzate astronomiche, le "scorie" ospedaliere sono caramelle da dare ai bambini, rispetto a quelle delle centrali e del ciclo del combustibile, caramelle.
Il nucleare "moderno" di cui blaterano i destrorsi è solo puro marketing. Rebranding della solita vecchia roba, con minime modifiche che non cambiano la sostanza.
Tra l'altro ci sono anche già studi per il recupero delle scorie radioattive e il recupero di energia anche da quelle, il che incrementerebbe anche il potere di produzione e abbassamento di inquinamento radioattivo (che è ben diverso dall'inquinamento di cui si parla ora).
Studi ci sono da mezzo secolo o anche di più. E pure qualche rara applicazione, ma non abbassano un bel niente, anzi creano un problema ancora più grande di gestione, rischi e inquinamento.
Ma davvero ancora a credere a 'ste favole di babbo natale?
non sono rifiuti neanche lontanamente paragonabili alle scorie di una centrale.
Ma neanche col telescopo hubble.
EG reports stock in Tesla and Rivian Automotive, all outside the submitted work, a competing interest managed by the University of Southern California (USC) Health Science Campus Conflict of Interest Review Committee including independent review of data collection and analyses. SPE reports a spouse who works in emissions testing for a major automobile manufacturer, a competing interest managed by the USC Health Science Campus Conflict of Interest Review Committee including independent review of data collection and analyses. All other authors declare no competing interests."
#lascienza
E il riciclo non costa zero in termini di energia quando si parla di roba chimica.
Il motore in alluminio/acciaio/ghisa di una auto lo prendi e lo rifondi. Quello è riciclo a costo zero, perché comunque dovevi fondere del materiale anche se veniva da una miniera.
Oddio, non è che pannelli, pale e dighe siano a costo e impatto zero sul territorio. E per i pannelli pure lo smaltimento del silicio drogato non è a impatto zero, mentre le dighe non sono proprio questo toccasana per l'ambiente.
Anche qui vale la questione che si considera l'inquinamento che si vuole e si tralascia quello che ci fa comodo.
Sempre studi di riciclo di roba che sono 50 anni che sono prodotti e nessuno ha mai trovato il modo di renderlo economicamente vantaggioso.
Se non lo è significa che serve più lavoro (= energia) del valore che si recupera, quindi è un riciclo forzato (perché lo si vuole fare a tutti i costi, letteralmente) che aumenta i consumi energetici legati alla ciclo di vita del sistema.
E no, non c'è modo di riciclare materiale che ha una emivita migliore di qualche decina di migliaia di anni. Infatti l'unico modo di eliminare le scorie delle centrali è sotterrarle o buttarle in mare (come faceva la Francia quando mentendo diceva che era in grado di riciclarle e si faceva pagare fior fiore di soldi dalla Germania).
Oppure lanciarle nello spazio, con tutti i rischi del caso se il razzo esplode.
Quello che non si è ancora capito che l'unico modo di diminuire l'inquinamento è CONSUMARE DI MENO.
Ovviamente non è una cosa che si accetta, al massimo si cambia modo di consumare, ma di diminuirlo di certo no, sarebbe tornare indietro con i comfort e le agiatezze che riteniamo ormai garantite.
Si parla sempre di futuro, che il problema non è un problema perché sarà risolto grazie a studi e ricerche che verranno (e che non garantiscono nessuna reale applicazione pratica).
Tutta ipocrisia per giustificare di continuare a fare domani almeno le stesse cose che facevamo ieri, meglio se anche qualcosa di più.
beh oddio mox e candu sono giusto qualche decennio che si usano quindi dire che sono solo studi è abbastanza sbagliato
Uno studio basato su dati satellitari mostra che l'aumento dei veicoli a zero emissioni in California è associato a una riduzione misurabile del biossido di azoto. Per ogni 200 veicoli elettrici aggiunti, l'inquinamento da NO₂ cala in media dell'1,1%, con potenziali benefici per la salute pubblica.
Il gruppo di ricerca sta infatti lavorando a un'analisi che metterà in relazione la diffusione dei veicoli a zero emissioni con accessi al pronto soccorso e ricoveri per asma....
- classificano tra i ZEV (Zero Emission Vehicles) anche i plug-in hybrid che sappiamo benissimo non essere per nulla a Zero emissioni, anzi...
- prendono solo i NOx che sono tipici dei diesel, ma i light duty vehicles in america sono soprattutto auto a benzina, i pick-up ci rientrano e sono spesso diesel ma come sappiamo dal Cybercoso quelli ev sono in pratica inesistenti, specialmente nel 2023 quando non era ancora uscito.
Quindi lo switch c'è stato tre benza ed ev, non da diesel.
- Tutti gli altri inquinanti come il Pm o le microplastiche da pneumatici non interessano? o magari i risultati non facevano comodo...
- soprattutto l'1% è una variazione minima, che potrebbe benissimo rientrare nel margine di variablità statistica, ma quando fa comodo ci si attacca a tutto.
Nascosti nella sezione "discussions":
- Exhaust PM2·5 is expected to decline, whereas tyre and road wear emissions might increase since ZEVs tend to be heavier... (eccoli qui, appena accennati nel mucchio)
- A study of a programme introducing lower-emissions [u]buses[/u] in New York (NY, USA) documented declines in local nitric oxide (NO) and NO2... i bus sono diesel, non è che li hanno aggiornati anche in california?
Ma la vera chicca è alla fine: questi sono gli stessi (buffoni) del mitico studio sull'asma in california secondo il quale un aumento del 2% di ZEV portava una diminuzione del 3% di ricoveri per asma. Per loro stessa ammissione il cambiamento di inquinamento era "negligible", quindi il beneficio sull'asma -3% a cosa era dovuto? effetto placebo?
chi si ricorda le risate quando lo abbiamo commentato.
Come già fanno notare altri mancano una marea di dati
Quindi se ci sono 10 mila auto bastano 200 auto per cambiare dell’1,1% le emissioni di NO2 ?
E se sono 100 auto con 200 auto cambiamo sempre e solo dell’1,1% ? E se sono 100 mila come una città ?
E consideriamo anche altri fattori o facciamo finta che sia solo merito delle auto ? Magari cambiamenti ambientali ? Vento ? Aggiornamenti abitazioni ? Facciamo finta che siano solo le auto?
Ovvio che una vettura a pile non emette NO2 e quindi genera una riduzione di inquinamento sul punto dove viene usata rispetto a quella a benzina ma sempre fatte male le ricerche di proposito o cosa ?
l'unica cosa che dice [U]forse[/U] lo studio è che i nox diminuiscono di un terzo rispetto alle auto, quindi c'è probabilmente un altro 60%-70% che non è stato toccato, o forse lo è stato ma la variazione è stata attribuita alle auto. [U]Il risultato sarebbe anche plausibile[/U] ma così in pratica è fuffa. Potevano prendere i litri di benza/diesel erogati dai distributori californiani e si faceva prima e meglio, se erano diminuiti gli inquinanti prodotti seguono per forza. (grazia, graziella, ecc.)
Ma non si faceva il titolo ad effetto, lo studio lungo e laborioso, e non richiamavano attenzione e finanziamenti green.
Vedi, il punto non è fare a gara a quale scoria sia più "cattiva", ma capire la differenza tra pericolosità specifica e impatto gestionale. Dire che le scorie mediche sono "caramelle" è una semplificazione che non regge un'analisi tecnica seria.
Ecco perché il quadro è molto più complesso,
1. Volume contro attività
È vero che le scorie delle centrali nucleari (di III categoria) hanno una carica radioattiva immensa e tempi di decadimento millenari. Nessuno lo nega. Ma se parliamo di massa e volume di materiale da gestire, il settore medicale, della ricerca e industriale produce una quantità di rifiuti radioattivi decisamente superiore.
Migliaia di ospedali producono quotidianamente rifiuti che, pur perdendo radioattività in tempi brevi, richiedono una logistica di stoccaggio, tracciamento e smaltimento capillare e massiccia.
Il settore Nucleare, produce poco materiale ad alta attività (tutto il combustibile esausto mondiale prodotto in decenni starebbe in pochi campi da calcio), ma estremamente concentrato. Dire che uno è una "caramella" rispetto all'altro significa ignorare che la gestione di grandi volumi di rifiuti a bassa attività è una sfida logistica ed economica enorme.
2. La radioattività di chi estrae idrocarburi Se vogliamo parlare di scorie, dobbiamo smetterla di guardare solo al nucleare. Le aziende petrolifere e quelle dei fertilizzanti gestiscono i NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials).
Quando si inietta acqua nei giacimenti per l'estrazione, questa torna in superficie carica di radionuclidi naturali (come il Radio) che si depositano sotto forma di solfato di bario nelle tubature.
Queste "incrostazioni" sono scorie radioattive prodotte dall'industria del petrolio in quantità enormi, ma di cui si parla pochissimo. Estrarre idrocarburi non significa solo "bruciare", significa anche portare in superficie e concentrare radioattività che prima era sepolta e inerte.
3. L Il vero problema è che bruciare idrocarburi è un concetto tecnologicamente vecchio e inefficiente. Distruggiamo materia prima preziosa per ottenere calore e movimento, con perdite termodinamiche spaventose. Il passaggio al nucleare o alle rinnovabili non è rallentato da limiti tecnici, ma dal ritorno economico (ROI), finché le infrastrutture attuali (petrolio, litio, carbone) garantiscono profitti enormi, chi detiene il capitale non ha interesse a accelerare la transizione. Si preferisce spremere il limone fino all'ultima goccia, lasciando il problema dei danni ambientali e della gestione scorie alle generazioni future.
4. o L'inquinamento non è solo "auto elettrica contro termica". è un ecosistema di inefficienze,
Allevamenti intensivi, Tra i primi responsabili di emissioni globali.
Logistica e Navigazione, Settori che bruciano i combustibili più sporchi in assoluto.
Mancata ottimizzazione, Sprechiamo una quantità di energia mostruosa già solo nella fase di generazione e trasporto.
per finire, non esistono "caramelle" quando si parla di rifiuti radioattivi o industriali. Esistono materiali con diverse criticità che richiedono gestioni diverse. Focalizzarsi solo sulle scorie nucleari ignorando i NORM del petrolio o la mole dei rifiuti medici significa avere una visione parziale del problema. Il nucleare e le rinnovabili non sono perfetti, ma restano un passo avanti rispetto alla "follia" di bruciare idrocarburi nel 2024 per pura logica di profitto.
P.s.
Ricordati che, paradossalmente, se misurassimo la radioattività rilasciata per TWh prodotto, il carbone risulta spesso più 'sporco' del nucleare proprio a causa della dispersione di uranio e torio contenuti naturalmente nel combustibile fossile e rilasciati liberamente nelle ceneri
C'è poi un punto fondamentale che spesso viene ignorato: le tecnologie alternative esistono, ma molte restano in fase embrionale perché manca la volontà politica ed economica di farle maturare. Per trasformare una ricerca universitaria in una realtà industriale servono investimenti massicci, e i capitali oggi sono concentrati nelle mani di chi ha costruito imperi miliardari proprio sui combustibili fossili. È ingenuo aspettarsi che questi attori finanzino la propria obsolescenza; preferiscono investire cifre simboliche per "tenere un piede nella porta" del futuro, mentre continuano a spremere i profitti dei motori termici finché il mercato lo permetterà.
Anche il costo proibitivo della transizione (pensiamo ai prezzi delle auto elettriche) non è casuale: è una barriera d’ingresso studiata per rallentare il cambiamento e proteggere la filiera del termico, che deve essere ammortizzata fino all'ultimo centesimo prima di essere abbandonata.
A questo si aggiunge un paradosso tutto europeo: abbiamo una potenziale sovranità energetica che decidiamo di non esercitare. In Europa, e persino in Italia, esistono giacimenti di uranio e materiali critici noti da decenni: pensiamo a Novazza e alla Val Vedello in Lombardia, o all'area di Capoterra (Arcu su Linnarbu) in Sardegna. Invece di valorizzare queste risorse per una filiera energetica moderna e indipendente, preferiamo restare vincolati ad "accordi" internazionali che ci costringono a importare gas e carbone a prezzi sempre più alti.
È un sistema disegnato per mantenere lo status quo e arricchire i soliti player globali, lasciando a noi l'onere economico della dipendenza energetica e alle future generazioni il debito ambientale di un modello che non vuole morire solo perché rende ancora troppo a chi comanda.
Vorrei fare un altro edit, giusto per indicare che io non sono pro green attuale, perchè l'attuale "green" è comunque un modo per fare altri soldi e prendere altri soldi, il problema è che i danni che stiamo facendo si pagheranno e comunque sia, saremmo noi a pagarli.
Il vero ostacolo, però, non è tecnico ma strutturale. Negli ultimi decenni la politica europea ha preso una deriva di puro servilismo verso interessi esterni, creando una sottostruttura di patti e promesse che vanno sistematicamente contro il cittadino. È una politica 'corrotta' nel senso profondo del termine: ha smesso di funzionare per il bene comune ed è diventata un ingranaggio che protegge lo status quo di chi controlla l'energia. Finché l'Europa resterà un insieme di mercati dipendenti invece di trasformarsi in una vera Federazione sovrana (USE) capace di sfruttare le proprie risorse, resteremo ostaggi di un sistema che preferisce vederci impoveriti pur di non disturbare i profitti dei colossi fossili. Il cambiamento non avverrà finché questa classe dirigente continuerà a preferire la stabilità dei propri accordi alla libertà energetica dei propri cittadini
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