L'Europa salva le auto termiche? Forse sì, forse no, ecco gli scenari possibili
di Massimiliano Zocchi pubblicata il 12 Dicembre 2025, alle 14:06 nel canale Mercato Green
La notizia rimbalza in tutto il web: l'Europa annullerà il ban del 2035 per le auto termiche, ma i nuovi limiti di emissioni permetteranno davvero di vendere auto con motore endotermico?
Da ieri la notizia rimbalza in tutto il web: diversi esponenti politici e industriali hanno anticipato quelle che si dice siano le nuove disposizioni della Commissione Europea, ovvero addio al ban del 2035 per i motori termici, e non più solo auto elettriche.
La novità più rilevante non è tanto l'addio alla data citata, quanto piuttosto il non spostamento in avanti al 2040 come inizialmente ipotizzato. Secondo quanto riportato da diverse fonti, non ci sarebbe più una data di riferimento, con le case libere di vendere automobili con motore a combustione fino a una data indefinita.
C'è però un punto che stranamente è stato ignorato da quasi tutti gli organi di stampa, ed anche dai politici: il limite di emissioni di CO2 che andrebbe a sostituire quello del 2035. Secondo quanto si legge in questi giorni, e che comunque necessita di conferma dopo la riunione della Commissione che avverrà la prossima settimana, la riduzione del 100% delle emissioni verrebbe abbassata, dal 2035, al 90%. Quindi via libera alle auto termiche? Non proprio, in quanto resterebbe un limite molto stringente. Tralasciando il sostegno o la cotrarietà alle auto elettriche, abbiamo provato a ipotizzare diversi scenari che si verrebbero a creare.
1: cambia poco, si venderanno quasi solo auto elettriche
Il primo scenario è quello che appare più semplice e senza troppi ragionamenti. Un livello di emissioni da ridurre del 90% significherebbe, semplificando i dati, che se un costruttore avesse una media di 100 grammi per km, dovrebbe portarla a soli 10 grammi, e non esiste, e mai esisterà, un motore termico con queste prestazioni.
Di conseguenza per ogni auto termica venduta, altre nove dovrebbero essere elettriche, pena lo sforamento dei limiti. In questo scenario la domanda più lecita è: può un costruttore mantenere delle linee in fabbrica per vendere una auto su dieci? Per quasi tutti la risposta sarebbe no, a meno che tali termiche non siano tutte plug-in hybrid, che godono di omologazione con emissioni molto basse, poiché viene sempre considerato il pieno uso dei km in puro elettrico. Ed in effetti una delle prime voci, già mesi fa, riguardava l'aggiunta delle PHEV alle motorizzazioni autorizzate.
2: auto termiche solo per utilitarie, tutto il resto elettrico
Inutile nascondersi dietro un dito, una grossa difficoltà per la diffusione delle auto elettriche è rappresentata dal prezzo, spesso alto e non in linea con le pari livello termiche. Lo dimostra il fatto che con gli incentivi italiani in molti hanno puntato alle piccole come Leapmotor T03 o BYD Dolphin Surf.
I clienti hanno bisogno di utilitarie, di auto per tutti i giorni, che costino il giusto. Con emissioni da ridurre del 90% i costruttori potrebbero scegliere di usare il motore termico solo per le city car, quindi con motori piccoli, parsimoniosi, e fortemente ibridati e elettrificati, così da abbassare ancora di più le emissioni di CO2. Auto con pesi ridotti quindi, e che potrebbero essere facilmente compensate se tutto il resto del venduto, soprattutto i grossi SUV, fosse 100% elettrico. In questo scenario si creerebbe una divisione sociale, con termico destinato alle fasce meno abbienti, e elettrico per chi potrebbe spendere di più. Questo perché sarebbe rischioso per un marchio vendere una grande vettura con motore termico e prestazionale: gli servirebbero molte vendite in elettrico per compensare una singola auto.
3: termiche senza limite, compensando con crediti normativi
Questo ultimo scenario è quello che andava in scena fino a pochi anni, ed in parte anche ora. Le case automobilistiche potrebbero scegliere di vendere auto endotermiche di ogni tipo, senza badare ai limiti di emissioni, che andrebbero poi a compensare comprando crediti green da chi invece ne ha in abbondanza, come Tesla o i marchi cinesi.
La differenza, rispetto a ciò che accade ora, è che la compensazione da portare a casa sarebbe molto più alta, avendo la riduzione del 90% a cui puntare, e quindi fluirebbero nelle tasche di Elon Musk e di Pechino una quantità indefinita di miliardi di euro ogni anno. Questa strategia non appare sostenibile a lungo termine e nasconde anche una grande controindicazione: con tutti questi soldi regalati, i competitor rafforzerebbero il loro prodotto e la loro posizione sul mercato.
Di fatto per ora non sappiamo davvero cosa succederà, e sicuramente saranno fondamentali i chiarimenti che avremo dopo l'incontro più volte posticipato.










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40 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoAd esempio, i politici talvolta (spesso
Il calcolo delle emissioni e la gestione dei crediti ne è un esempio.
L'obiettivo è ridurre le emissioni, non stabilire che uno emette poca CO2 e quindi qualcun altro ne può emettere tanta. Chi ne emette poca è bravo e deve cercare di migliorarsi - per quanto possibile - mentre chi ne emette tanta deve ridurla e non dire "be', tanto c'è il mio vicino di casa che inquina poco, quindi io ho margine per appestare il mondo".
Un meccanismo nato per favorire un processo è diventato una becera moneta di scambio. Sia chiaro, non giustifico nemmeno le richieste senza senso della UE (senza aver fatto calcoli economici, valutato tecnologie disponibili o meno, possibilità delle diverse nazioni coinvolte ecc.).
Cioè, cosa di potrà vendere del parco auto esistente non sarebbe un argomento automotive? Dai smettila che sei ridicolo.
Ad esempio, i politici talvolta (spesso
Il calcolo delle emissioni e la gestione dei crediti ne è un esempio.
L'obiettivo è ridurre le emissioni, non stabilire che uno emette poca CO2 e quindi qualcun altro ne può emettere tanta. Chi ne emette poca è bravo e deve cercare di migliorarsi - per quanto possibile - mentre chi ne emette tanta deve ridurla e non dire "be', tanto c'è il mio vicino di casa che inquina poco, quindi io ho margine per appestare il mondo".
Un meccanismo nato per favorire un processo è diventato una becera moneta di scambio. Sia chiaro, non giustifico nemmeno le richieste senza senso della UE (senza aver fatto calcoli economici, valutato tecnologie disponibili o meno, possibilità delle diverse nazioni coinvolte ecc.).
Avendo una moglie che ha studiato a lungo i crediti green, quando in pratica le auto elettriche ancora non esistevano, penso di poter spiegare un punto di vista che spesso non viene trattato.
Il meccanismo per come è stato pensato ha senso. Io azienda che mi comporto bene accumulo crediti, che poi vendo a chi si comporta male. I soldi che ricevo in cambio mi permettono di aumentare il mio business, e quindi aumentare il mio impatto positivo sull'ambiente.
La normativa punta al risultato finale, non al mezzo.
Ipotizziamo che Tesla riceva miliardi e miliardi di euro dalle altre case, con questi soldi potrebbe costruire più sedi, più fabbriche, farsi più pubblicità, o anche migliorare la sua tecnologia, magari con un nuova batteria con più autonomia. Il risultato sarebbe che potrebbe vendere molte più auto.
Ecco, questo è il risultato che il legislatore vuole ottenere, che si vendano più auto elettriche, non importa di chi. Per questo è permesso il meccanismo regolatorio dei crediti.
https://www.hwupgrade.it/forum/show...41#post49183241
Io sono ridicolo ?
Hai ragione, ma se ci pensi uno scopo della politica è sempre stato spingere in determinate direzioni, per tenere il passo con il mercato globale e accelerare il progresso. Sul lato auto pensa solo alla benzina rossa col piombo. Sicuramente avremmo prima o poi comprato tutti auto con la benzina verde, ma la politica ha accelerato la scelta tramite i divieti.
Lo stesso è successo per tante questioni, dai medicinali, all'alimentazione, al digitale terrestre, e altre ne verranno in futuro.
Il meccanismo per come è stato pensato ha senso. Io azienda che mi comporto bene accumulo crediti, che poi vendo a chi si comporta male. I soldi che ricevo in cambio mi permettono di aumentare il mio business, e quindi aumentare il mio impatto positivo sull'ambiente.
La normativa punta al risultato finale, non al mezzo.
Ipotizziamo che Tesla riceva miliardi e miliardi di euro dalle altre case, con questi soldi potrebbe costruire più sedi, più fabbriche, farsi più pubblicità, o anche migliorare la sua tecnologia, magari con un nuova batteria con più autonomia. Il risultato sarebbe che potrebbe vendere molte più auto.
Ecco, questo è il risultato che il legislatore vuole ottenere, che si vendano più auto elettriche, non importa di chi. Per questo è permesso il meccanismo regolatorio dei crediti.
Ma sono d'accordo, l'obiettivo ideale è quello.
Il problema è che questo meccanismo viene sfruttato per vendere più auto termiche, arricchire momentaneamente l'azienda o l'AD di turno a scapito dei risultati futuri...
Il fatto stesso che il computo delle emissioni si faccia tra tutti i modelli di un produttore (quindi dalle elettriche alle PHEV, alle full hybrid o alle stufe a pellet) è una assurdità: ogni 10 elettriche che vendo, posso commercializzare un modello che brucia carbone...
qui si è spostata l'attenzione dal problema (ridurre le emissioni di CO2 e di agenti inquinanti) al "mercato del pesce" che alla fin fine non è d'aiuto in tal senso.
EDIT: c'è da dire, però, che il meccanismo dei dazi "cozza" con questo ragionamento... l'importante è vendere più auto elettriche, ma se arrivano dalla Cina non vale...
Il problema è che questo meccanismo viene sfruttato per vendere più auto termiche, arricchire momentaneamente l'azienda o l'AD di turno a scapito dei risultati futuri...
Il fatto stesso che il computo delle emissioni si faccia tra tutti i modelli di un produttore (quindi dalle elettriche alle PHEV, alle full hybrid o alle stufe a pellet) è una assurdità: ogni 10 elettriche che vendo, posso commercializzare un modello che brucia carbone...
qui si è spostata l'attenzione dal problema (ridurre le emissioni di CO2 e di agenti inquinanti) al "mercato del pesce" che alla fin fine non è d'aiuto in tal senso.
Sì, capisco cosa vuoi dire, ma se ci pensi è un po' come ho scritto nell'articolo. Non è una cosa sostenibile a lungo termine, perché non puoi all'infinito pagare miliardi a qualcuno, oppure se lo fai questo qualcuno diventa sempre più grosso, e tu sempre più piccolo, fino a che lui si mangia tutto e tu sparisci.
Quindi si torna al punto di prima, cioè che il legislatore ha comunque ottenuto ciò che voleva: chi vendeva il vietato scompare, e resta solo chi vende il regolare.
Il punto se mai è un altro: pagare crediti ai cinesi che conseguenze lavorative può avere? Se un domani Volkswagen sparisse, a favore di BYD e Geely, quanti posti di lavoro si perderebbero in Europa? Io inizierei a valutare un obbligo di produzione europea sul totale, così da obbligare i cinesi a fare come BYD, cioè aprire una fabbrica in Europa dove si costruisce da zero. Così i posti di lavoro non li perdi ma li sposti soltanto. Lo stesso vale per Tesla, che importa dalla Cina molte vetture di allestimento standard.
Io sono ridicolo ?
Se ritieni che le normative del settore, che definiscono cosa si potrà vendere o costruire, e quindi comprare, testare ecc.. non sia un argomento automotive, sì, lo sei. Oltre che avere del gran tempo da perdere per combattere con i mulini a vento.
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