Autopromotec Dialogues: a Milano abbiamo scoperto il mondo inesplorato del fine vita veicoli
di Massimiliano Zocchi pubblicata il 23 Giugno 2026, alle 18:19 nel canale Mercato Green
La rivoluzione circolare dei veicoli fuori uso è sbarcata a Milano, portando con sé una domanda tanto semplice quanto dirompente: e se la fine di un'auto non fosse davvero una fine?
Il 23 giugno 2026 la sede dell'Automobile Club Milano ha ospitato il primo appuntamento degli Autopromotec Dialogues, il ciclo di incontri dedicati alla stampa che traccia il percorso verso la 31ª edizione di Autopromotec. La biennale internazionale delle attrezzature e dell'aftermarket automobilistico tornerà a BolognaFiere dal 26 al 29 maggio 2027, consolidando il proprio ruolo di bussola per un settore in trasformazione profonda. Questo primo appuntamento, intitolato "ELV Revolution: quando la fine diventa un nuovo inizio", non è stato un convegno di addetti ai lavori ripiegati su sé stessi: è stato un segnale concreto che il cambio di paradigma è già in corso.
La conduzione della mattinata è toccata a Roberto Sposini, giornalista e Direttore Responsabile di Lifegate, che ha inquadrato il fine vita del veicolo come uno snodo sempre più centrale nella trasformazione industriale del comparto.
La normativa ELV: un cambio epocale
C'è una data che chi opera nell'automotive e nell'aftermarket farà bene a ricordare: 18 giugno 2026. È il giorno in cui il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva il nuovo Regolamento sulla circolarità dei veicoli e sulla gestione degli End-of-Life Vehicles (ELV). Il testo dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio dell'Unione Europea, dopodiché l'applicazione scatterà 24 mesi dopo l'entrata in vigore.
La filosofia alla base è radicale: il veicolo fuori uso non è più un rifiuto da smaltire, ma una risorsa da reinserire nel ciclo produttivo. Il regolamento rafforza i criteri di ecodesign, spingendo verso veicoli più facilmente smontabili, riparabili e riciclabili, con indicazioni più chiare per la rimozione e la sostituzione dei componenti. Acciaio, alluminio, rame, plastica, componenti ancora funzionanti: tutto diventa parte di una nuova catena del valore in cui il momento della demolizione smette di essere il punto finale e inizia ad assomigliare, sempre di più, a un punto di partenza. Dopo questa breve, ma doverosa, introduzione all’argomento, diversi esperti ed esponenti del settore hanno illustrato cosa implica la normativa da diversi punti di vista.
Lorella Volpato (ADA): il settore è già pronto
Lorella Volpato, Vicepresidente di ADA – Associazione Demolitori Automotive e CEO di Autodemolizioni Volpato, ha portato una notizia che vale la pena ascoltare: il comparto non sta inseguendo la normativa, la precede. Secondo gli ultimi rapporti ISPRA richiamati nel dibattito, il settore della demolizione automotive supera già il target dell'85% di reimpiego e riciclo calcolato sul peso dei veicoli trattati. Sono imprese che hanno investito in tecnologia, tracciabilità e processi industriali, e che si presentano al nuovo scenario normativo da una posizione di forza. Come ha sintetizzato la stessa Volpato: "Il fine vita del veicolo non è l'ultima tappa della filiera: è il punto da cui riparte il valore".

È interessante notare come dalle parole della Vicepresidente sia emerso che gli autodemolitori non sono più come spesso si crede, ma si tratta di piccole e medie imprese italiane che occupano tanto personale, ed hanno affrontato un’evoluzione importante, anche tecnologica, ormai da tempo.
Luca De Vita (ANFIA): circolarità progettata, non aggiunta
Luca De Vita, responsabile delle Relazioni Istituzionali e dell'Area Tecnica e Affari Regolamentari di ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, ha messo a fuoco le implicazioni concrete del regolamento per i costruttori. Il testo introduce un percorso progressivo sul contenuto di plastica riciclata nei veicoli: 15% entro sei anni, 25% entro dieci anni, con almeno il 20% proveniente da riciclo a circuito chiuso di veicoli fuori uso. Restano confermate le soglie dell'85% per riciclabilità/riutilizzabilità e del 95% per recuperabilità/riutilizzabilità, ma con metodologie di calcolo aggiornate che toccano anche la gestione dei veicoli multistage. Il messaggio è netto: "La circolarità non si aggiunge all'auto dopo: va progettata dentro l'auto, fin dall’inizio".

Per questo la sfida per i costruttori è di quelle davvero importanti. Da fuori i veicoli dovranno sembrare, per forza di cose, come sono sempre apparsi, ma dentro dovranno nascondere un modo completamente diverso di progettarli, avendo già in mente il fine vita e il recupero di quasi tutto il materiale utilizzato.
Manuela Crippa (Stellantis-SUSTAINera): il valore che non finisce mai
Sul versante industriale, Manuela Crippa, Head of Circular Economy Global Commercial and Marketing Development di Stellantis-SUSTAINera, ha mostrato come il Design for Circular Economy non sia uno slogan ma un processo operativo già in atto. L'approccio prevede che i materiali e i componenti a fine vita siano destinati sia al riciclo in ciclo chiuso (closed loop) sia al riutilizzo come ricambi originali usati. In un Paese dove l'età media del parco circolante tocca i 12-13 anni, i ricambi usati certificati rappresentano una risposta concreta: risparmio fino al 70% rispetto al nuovo, con un beneficio ambientale misurabile. "La fine di un veicolo non coincide con la fine del suo valore: è l'inizio di un nuovo ciclo", ha detto Crippa, sintetizzando una visione che unisce sostenibilità e accessibilità economica.

Inoltre l’esponente del mondo dei costruttori ha sottolineato come il ricambio, usato, rigenerato o quasi pari al nuovo, sia in molte occasioni una risorsa che risolve problemi, come accorciare il fermo veicolo in assenza di ricambi nuovi, o per i mezzi più vecchi, le cui parti non sono più facilmente reperibili sul mercato.
GiPA Italia (Amodio e Gougeon): il mercato risponde
La transizione circolare non riguarda solo le fabbriche e le normative: riguarda anche chi ripara le auto e chi le guida ogni giorno. Rosaria Amodio, Business Development Manager di GiPA Italia, e Romain Gougeon, Country Manager Italia, hanno portato i dati di un osservatorio attivo in oltre 30 Paesi. I numeri arrivano dalla Francia, Paese pioniere nella transizione: l'81% dei riparatori conosce il concetto di ricambi da economia circolare, il 78% è informato sulla normativa, il 96% considera queste soluzioni una valida alternativa quando il ricambio nuovo non è disponibile, l'88% le vede come un vantaggio competitivo e l'85% degli automobilisti reagisce positivamente alla proposta di un ricambio da filiera circolare. La conclusione è quella che ogni operatore del settore dovrebbe stampare sulla bacheca: "La transizione circolare funziona davvero quando crea fiducia: nei riparatori, negli automobilisti e nel mercato".

La Francia, da questo punto di vista ha fatto dei passi avanti in anticipo. La legislazione francese prevede che i riparatori debbano obbligatoriamente informare il consumatore della possibilità di avere ricambi usati e rigenerati, pur lasciando al cliente ovviamente l’ultima parola su cosa fare. Ma questa routine ha portato all’abitudine di considerare il ricambio usato come un’alternativa esistente e valida, un qualcosa che in Italia è ancora ben lontano dall’essere una regola.
Daniele Bresolin (Bresolin Spa): dati, compliance e niente improvvisazione
Daniele Bresolin, Amministratore Delegato e Socio Fondatore di Bresolin Spa, ha portato sul tavolo la dimensione tecnologica e operativa della circolarità. La tesi è diretta: "per trasformare il rottame in risorsa servono regole rigide e processi digitali e controllati". Oggi la tecnologia permette di mappare il veicolo dall'acquisizione attraverso tutti i processi di messa in sicurezza – bonifica dei liquidi pericolosi, gestione documentale – azzerando i rischi amministrativi e garantendo la piena conformità normativa. L'economia circolare non si costruisce con la sola buona volontà: si costruisce con i dati e con una visione chiara di compliance.

Bresolin dunque conferma quanto detto all’inizio, cioè che le imprese di autodemolizioni hanno già affrontato un’evoluzione importante, e reclamano il proprio ruolo di risorsa e protagonista, che per tutto il resto della filiera automotive.
La parola finale: Enrica Lazzarini (Autopromotec)

A chiudere i lavori è stata Enrica Lazzarini, Amministratore Delegato di Autopromotec, che ha ricordato il valore del percorso avviato con gli Autopromotec Dialogues — evoluzione dei Talks della scorsa edizione — come spazio di confronto sui temi destinati a ridefinire il futuro del settore. Il messaggio che ha lasciato la mattinata milanese è condiviso da tutti i protagonisti: nel nuovo scenario europeo, il fine vita del veicolo non è più la conclusione di un processo, ma l'inizio di una nuova catena del valore.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoLa Francia, da questo punto di vista ha fatto dei passi avanti in anticipo. La legislazione francese prevede che i riparatori debbano obbligatoriamente informare il consumatore della possibilità di avere ricambi usati e rigenerati, pur lasciando al cliente ovviamente l’ultima parola su cosa fare.
Ci credo che l'85% dei consumatori è favorevole, ma di solito non glieli propongono, soprattutto nella rete di assistenza ufficiale è un tabù.
Invece non credevo che i nostri autodemolitori fossero così evoluti, quelli dalle mie parti sembrano peggio di quello di Pulp Fiction "mostro joe"
Che tristezza...
Dopo decenni di consumismo esponenziale e di obsolescenza programmata il mondo si è riempito di rottami e questi si svegliano una mattina e scoprono che può diventare una risorsa!Vogliono fare qualcosa per questo pianeta?
invece di studiare a riciclare per produrre un altro usa e getta, pensassero di strutturare un sistema di riutilizzo e recupero per allungare la vita ai veicoli in circolazione.
Come dite? non fa abbastanza business?
...e allora fancxlo al mondo, sarà un problema delle generazioni future!!!
PS: questo discorso è applicabile per tutte le attività produttive
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Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".