Perché chi produce energia rinnovabile potrebbe finalmente spendere meno in bolletta. Cosa sono i prezzi zonali

di pubblicata il , alle 08:41 nel canale Energie Rinnovabili Perché chi produce energia rinnovabile potrebbe finalmente spendere meno in bolletta. Cosa sono i prezzi zonali

Arera ha avviato il percorso verso il superamento del Prezzo unico nazionale dell'energia elettrica, introducendo gradualmente i prezzi zonali. L'obiettivo è ridurre l'influenza del gas sui prezzi, valorizzare le rinnovabili, modernizzare le reti e contenere i costi per consumatori e imprese attraverso una regolazione più efficiente e trasparente.

 

Il sistema elettrico italiano si prepara a una delle trasformazioni più significative degli ultimi anni. Nella sua prima Relazione annuale da presidente di Arera, Nicola Dell'Acqua ha delineato le principali direttrici dell'azione dell'Autorità per il prossimo quadriennio, indicando tra le priorità il graduale superamento del Prezzo unico nazionale (Pun), l'introduzione dei prezzi zonali, una maggiore flessibilità della rete e un utilizzo più efficiente delle infrastrutture esistenti.

Secondo Arera, il sistema energetico italiano continua, infatti, a risentire della forte dipendenza dal gas naturale e delle tensioni geopolitiche internazionali, fattori che mantengono elevata la volatilità dei prezzi dell'energia e si riflettono direttamente sulle bollette di famiglie e imprese.

Nel 2025 il Pun medio si è attestato a 115,9 euro/MWh, in crescita del 7% rispetto all'anno precedente e nettamente superiore ai livelli registrati nei principali mercati europei, come Francia e Spagna. Per l'Autorità, una delle principali cause resta la rilevante quota di produzione elettrica nazionale ancora basata sul gas naturale.

Prezzi zonali per valorizzare le rinnovabili

Tra gli interventi più rilevanti figura il passaggio graduale dal Prezzo unico nazionale ai prezzi zonali dell'energia elettrica, una riforma già prevista in passato ma finora rimasta incompiuta.

L'attuale sistema applica un prezzo medio nazionale indipendentemente dall'area geografica in cui viene prodotta l'elettricità. Questo meccanismo semplifica il mercato e attenua le oscillazioni dei prezzi, ma riduce anche gli incentivi economici per i territori che ospitano grandi impianti rinnovabili.

Con il nuovo modello, il prezzo dell'energia rifletterebbe invece le condizioni locali di produzione e della rete. Le aree caratterizzate da un'elevata disponibilità di energia rinnovabile e da una minore congestione infrastrutturale potrebbero beneficiare di prezzi inferiori, mentre le zone maggiormente dipendenti dalla generazione termoelettrica o dalle importazioni potrebbero registrare valori più elevati.

L'obiettivo è avvicinare il mercato italiano agli standard europei e fornire segnali economici più efficaci sia ai consumatori sia agli investitori, incentivando ulteriormente lo sviluppo di impianti fotovoltaici ed eolici.

Le proteste delle regioni del Sud

Il ritardo nell'introduzione dei prezzi zonali ha alimentato il malcontento di alcune amministrazioni regionali, in particolare nel Mezzogiorno, dove negli ultimi anni si è concentrata una parte significativa dei nuovi investimenti nelle fonti rinnovabili.

Tra i più critici figura il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, che ha recentemente diffidato Arera chiedendo di accelerare l'attuazione della riforma. Secondo il governatore, le regioni che producono più energia da fonti rinnovabili dovrebbero poter beneficiare di bollette più contenute per cittadini e imprese, così da compensare anche l'impatto territoriale derivante dalla presenza di grandi impianti.

Più controlli sui mercati e meno dipendenza dal gas

Arera intende inoltre rafforzare il monitoraggio del mercato elettrico attraverso una nuova unità di vigilanza energetica, incaricata di seguire in tempo reale l'andamento dei prezzi all'ingrosso e al dettaglio, con aggiornamenti quotidiani destinati a Governo, Parlamento e istituzioni europee.

Parallelamente, l'Autorità punta a sviluppare strumenti che consentano di ridurre il legame tra il prezzo dell'elettricità e quello del gas naturale, uno dei principali elementi che hanno mantenuto elevate le quotazioni italiane rispetto al resto d'Europa.

La stessa strategia è sostenuta anche dalle associazioni del settore energetico, secondo cui una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili rappresenta uno degli strumenti principali per diminuire la dipendenza dalle importazioni e aumentare la competitività del sistema produttivo nazionale.

Reti più intelligenti e connessioni da riformare

Un altro pilastro della strategia riguarda l'evoluzione delle infrastrutture elettriche.

L'aumento della generazione distribuita e la crescita degli impianti rinnovabili rendono necessario aggiornare le regole per le connessioni alla rete. Arera intende predisporre un testo unico che uniformi la normativa per produttori e clienti finali e introduca strumenti per contrastare la cosiddetta "saturazione virtuale", fenomeno che si verifica quando richieste di connessione non ancora mature occupano capacità disponibile senza tradursi nella realizzazione degli impianti.

L'obiettivo è favorire i progetti realmente cantierabili evitando che prenotazioni speculative rallentino lo sviluppo della rete.

Prima di procedere con nuove infrastrutture, l'Autorità propone inoltre un utilizzo più efficiente di quelle esistenti attraverso le cosiddette grid-enhancing technologies, sistemi avanzati per il monitoraggio e la gestione dinamica dei flussi elettrici, e le soluzioni non-wire, che comprendono accumuli energetici, gestione della domanda, servizi di flessibilità e strumenti digitali capaci di ridurre le congestioni senza ricorrere immediatamente alla costruzione di nuove linee.

Investimenti sì, ma senza pesare sulle bollette

Nel delineare la futura regolazione, Dell'Acqua ha ribadito che gli investimenti dovranno essere sostenuti evitando di trasferire costi non giustificati ai consumatori. In quest'ottica assumono un ruolo centrale la revisione del WACC (Weighted Average Cost of Capital), utilizzato per determinare la remunerazione del capitale investito nelle infrastrutture, e il RORE (Return on Regulatory Equity), indicatore che misura il rendimento effettivo del capitale proprio delle imprese regolate.

L'Autorità ha inoltre escluso qualsiasi riconoscimento tariffario automatico per eventuali piani straordinari di investimento presentati dai distributori elettrici.

Idrogeno e trasporto della CO2 tra le nuove competenze

La relazione dedica infine spazio alle nuove filiere della transizione energetica. Il Governo è infatti vicino a completare il decreto che attribuirà ad Arera il ruolo di autorità nazionale competente per la regolazione del mercato dell'idrogeno.

A questa funzione potrebbe aggiungersi anche la supervisione delle reti dedicate al trasporto e allo stoccaggio della CO2, attualmente disciplinate solo in via transitoria. Secondo Dell'Acqua, l'idrogeno potrà contribuire alla decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da elettrificare e favorire l'integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili. Il progressivo superamento del gas naturale, tuttavia, dovrà avvenire mantenendo elevati standard di sicurezza degli approvvigionamenti, considerati essenziali per garantire la stabilità del sistema energetico nazionale.

12 Commenti
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destroyer8503 Luglio 2026, 09:00 #1
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Non vorrei sembrare un leghista della prima ora...
Ma...
La situazione lo richiede: secondo la stessa logica le regioni che producono più PIL dovrebbero trattenere più risorse o pagare meno tasse?
ninja75003 Luglio 2026, 09:13 #2
già non si capisce un C nelle bollette e nei contratti da stipulare ci mancano solo i prezzi diversi per ogni regione così ci si fa la guerra tra poveri

l'unico aspetto positivo che vedo è che se la corrente diventasse più economica al sud (causa maggiori fotovoltaici dovuti alla latitudine e al minore uso di gas per riscaldamento) ci sarebero più investimenti di industie/impianti in quelle zone
Unrue03 Luglio 2026, 10:10 #3
Originariamente inviato da: ninja750
già non si capisce un C nelle bollette e nei contratti da stipulare ci mancano solo i prezzi diversi per ogni regione così ci si fa la guerra tra poveri

l'unico aspetto positivo che vedo è che se la corrente diventasse più economica al sud (causa maggiori fotovoltaici dovuti alla latitudine e al minore uso di gas per riscaldamento) ci sarebero più investimenti di industie/impianti in quelle zone


In questo caso non è una guerra tra poveri, ma semplicemente tra chi ha investito più in rinnovabili e chi no. Non a caso, la Calabria vorrebbe proprio questo modello, e non è certo la regione più ricca d'Italia.
blackshard03 Luglio 2026, 10:21 #4
Originariamente inviato da: destroyer85
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Non vorrei sembrare un leghista della prima ora...
Ma...
La situazione lo richiede: secondo la stessa logica le regioni che producono più PIL dovrebbero trattenere più risorse o pagare meno tasse?


No, sono due cose molto diverse. Il PIL lo producono le persone che possono spostarsi di regione in regione. Caso tipico sono quelli che studiano al sud ed ed emigrano al nord.
I pannelli fotovoltaici non si spostano, sono investimenti di privati e aziende sul territorio.
destroyer8503 Luglio 2026, 10:48 #5
Allora facciamo così, se hai un guasto non puoi attingere dalla rete elettrica nazionale.
alien32103 Luglio 2026, 10:49 #6
Altro articolo di green shit pieno di imprecisioni e fissazioni ideologiche.
Ditemi una cosa, come è messa la mitica Germania? Quanto ha investito in rinnovabili?Cosa brucia ora?

Cosa usano in Francia come fonte di energia primaria? Che prezzi ha ? Che emissioni di CO2 ha ?
softkarma03 Luglio 2026, 11:11 #7
Originariamente inviato da: alien321
Altro articolo di green shit pieno di imprecisioni e fissazioni ideologiche.
Ditemi una cosa, come è messa la mitica Germania? Quanto ha investito in rinnovabili?Cosa brucia ora?

Cosa usano in Francia come fonte di energia primaria? Che prezzi ha ? Che emissioni di CO2 ha ?


Comodi esempi, invece Spagna e Inghilterra? E tralascio la lista di nazioni più piccole tipo Portogallo e Danimarca o magari anche Albania..

Per la Germania poi sempre la solita manfrina, DIMENTICANDOSI che il settore carbone occupa 80mila persone che non puoi mandare a casa dalla mattina alla sera:
https://revierwende.de/background-p...oal-in-germany/

La Germania brucia il carbone per salvaguardare gli occupati, il piano di phase-out esiste e richiede 15 anni per assorbire questi 80mila esuberi.

In Italia minacciare un'industria con questi numeri fa cadere un governo.

Per quanto mi riguarda andiamo spediti verso i prezzi zonali e vediamo i risultati.
ninja75003 Luglio 2026, 11:34 #8
Originariamente inviato da: softkarma

La Germania brucia il carbone per salvaguardare gli occupati, il piano di phase-out esiste e richiede 15 anni per assorbire questi 80mila esuberi.


metterli a pulire i pannelli solari?
ionet03 Luglio 2026, 12:24 #9
scusate ma sulle bollette gia' paghiamo gli investimenti sulle rinnovabili, componenti ASOS/ARIM

devono finirla di calcolare i prezzi rispetto soprattutto al GAS, tutti abbiamo contribuito e tutti devono avere il diritto di usufruirne
fanno gli investimenti e virtuosi con i soldi degli altri
totalblackuot7503 Luglio 2026, 22:54 #10
Originariamente inviato da: ionet
scusate ma sulle bollette gia' paghiamo gli investimenti sulle rinnovabili, componenti ASOS/ARIM

devono finirla di calcolare i prezzi rispetto soprattutto al GAS, tutti abbiamo contribuito e tutti devono avere il diritto di usufruirne
fanno gli investimenti e virtuosi con i soldi degli altri


Gia'...e vedrai che prima o poi ci faranno pagare pure i contributi datacenter...

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