Nuovi limiti ai biocarburanti: quelli a base di soia sono più dannosi del diesel
di Vittorio Rienzo pubblicata il 23 Gennaio 2026, alle 11:36 nel canale Energie Rinnovabili
La Commissione europea avvia la riduzione fino allo zero dei biocarburanti da soia entro il 2030. I nuovi dati ILUC confermano l’impatto su deforestazione ed emissioni di CO₂ che, secondo T&E, sarebbero indirettamente maggiori rispetto al diesel
La Commissione europea ha definito il percorso finale per l’uscita dei biocarburanti derivati dalla soia dagli obiettivi sulle energie rinnovabili UE. Con l’aggiornamento del Regolamento delegato (UE) 2019/807, Bruxelles introduce una riduzione progressiva fino all’azzeramento entro il 2030 del contributo di biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa classificati ad "alto rischio di cambiamento indiretto dell'uso del suolo" (ILUC).
La decisione nasce dai nuovi dati relativi all'espansione delle colture agricole. Molti terreni sono stati convertiti a colture di soia in virtù della crescente domanda di materie prime per la produzione di biocarburanti. L'altro lato della medaglia, è che la produzione intensiva di tali materie svolge un ruolo significativo nella deforestazione, nella perdita di biodiversità e, soprattutto, nell'aumento delle emissioni di CO2 che chiaramente cozza con gli obiettivi climatici.

Secondo l’analisi aggiornata della Commissione, dal 2014 la soia registra un’espansione media annua di 2.565 mila ettari, pari al 2,2%, con il 14,1% della crescita avvenuta su terreni soggetti alle restrizioni della Direttiva (UE) 2018/2001. Valori che superano le soglie previste per la classificazione come materia prima ad alto rischio ILUC.
La nuova traiettoria introduce una riduzione lineare del contributo ammesso a partire dal 2024: 85,7% nel 2024, 71,4% nel 2025, 57,1% nel 2026, 42,8% nel 2027, 28,6% nel 2028, 14,3% nel 2029, fino allo 0% nel 2030. L'obiettivo è chiaramente una riduzione graduale così da non generare criticità per il mercato, ma allo stesso tempo ridurre fino a zero l'apporto della soia ai biocarburanti.
Secondo l'associazione europea Transport & Environment (T&E), l’eliminazione dei biocarburanti a base di soia risulta necessaria poiché il loro impatto climatico complessivo supera quello del diesel fossile, a causa degli effetti indiretti legati alla deforestazione nei principali Paesi produttori come Stati Uniti, Argentina e Brasile.
L'organizzazione, però, sottolinea che altre materie prime sono attualmente di poco al di sotto della soglia IULC e continueranno ad essere monitorate, come la canna da zucchero. L'esclusione della soia, infatti, potrebbe convincere i produttori a compensare con colture diverse che, a quel punto, supererebbero le soglie.
Insomma, per quanto riducano le emissioni dirette, i biocarburanti non sembrano rappresentare una reale alternativa "green" ai combustibili fossili, anzi, come nel caso della soia rischiano di diventare perfino più dannosi.










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