La Terra va verso gli 11,7 miliardi di abitanti, una crescita insostenibile per il pianeta
di Nino Grasso pubblicata il 09 Aprile 2026, alle 12:01 nel canale Energie Rinnovabili
I dati raccolti dalla Flinders University su oltre duecento anni di storia demografica mostrano una deviazione critica iniziata negli anni '60: l'umanità sta consumando risorse naturali a un ritmo superiore alla capacità di rigenerazione del pianeta
"La Terra ha già oltrepassato la sua capacità di sostenere la popolazione globale in modo sostenibile". È quanto intende sottolineare una nuova ricerca condotta dalla Flinders University e pubblicata su Environmental Research Letters, lanciando un allarme netto: la pressione sulla sicurezza alimentare, la stabilità climatica e il benessere umano è ormai insostenibile. Lo studio, guidato dal professor Corey Bradshaw, evidenzia come l'umanità abbia spinto il pianeta ben oltre i suoi limiti di lungo periodo, sottolineando che l'attuale modello di consumo intensificherà inevitabilmente le crisi ambientali e sociali.
Analizzando oltre due secoli di dati demografici, i ricercatori hanno individuato un mutamento strutturale nelle dinamiche della popolazione mondiale. Fino agli anni Cinquanta, l'aumento della popolazione agiva come un acceleratore per l'innovazione, lo sviluppo tecnologico e l'uso di energia, alimentando un ciclo di espansione che sembrava infinito. Tuttavia, questo schema si è interrotto bruscamente nei primi anni Sessanta, dando inizio a quella che Bradshaw definisce una "fase demografica negativa". In questo nuovo scenario, l'aggiunta di nuovi individui non si traduce più in una crescita più rapida o in un benessere distribuito, ma in un carico ecologico che i sistemi naturali non riescono più a compensare.
Il superamento della biocapacità: siamo oltre il punto di rottura
Il dato più dirompente emerso dalla ricerca riguarda la reale capacità di carico del pianeta. Se tutti gli esseri umani dovessero vivere entro i limiti ecologici, mantenendo standard di vita economicamente sicuri e confortevoli, la Terra potrebbe sostenere circa 2,5 miliardi di persone. Considerando che la popolazione attuale ha già superato gli 8 miliardi di individui, il divario evidenzia la portata di quello che gli ecologi chiamano "overshoot". Questo eccesso è stato mascherato per decenni dall'uso massiccio di combustibili fossili, che hanno permesso di incrementare artificialmente la produzione alimentare e industriale, drenando risorse naturali più velocemente di quanto la natura possa rigenerarle.
Secondo i modelli di crescita ecologica utilizzati nello studio, se i trend attuali dovessero confermarsi, la popolazione mondiale raggiungerà un picco compreso tra 11,7 e 12,4 miliardi di persone verso la fine del 2060 o nel corso del 2070. Si tratta di un limite definito pericoloso dai ricercatori, poiché i sistemi di supporto vitale del pianeta sono già in condizioni di forte stress. La ricerca dimostra una correlazione stretta tra la dimensione totale della popolazione e l'aumento delle temperature globali, delle emissioni di carbonio e dell'impronta ecologica.
Contrariamente ad alcune teorie che pongono l'accento esclusivamente sui consumi pro-capite, i dati di Bradshaw mostrano che la dimensione totale della popolazione spiega una variazione maggiore degli indicatori ambientali rispetto al consumo individuale. Questo significa che sia il numero di persone sia i modelli di consumo agiscono congiuntamente, ma la massa critica demografica è diventata il driver principale della degradazione ecologica.
Il superamento della biocapacità terrestre non si traduce in un collasso improvviso, ma in una gestione di pressioni a lungo termine che influenzeranno la disponibilità di acqua, la biodiversità e la stabilità dei mercati alimentari. La ricerca suggerisce che una riduzione della velocità di crescita demografica e una maggiore consapevolezza globale potrebbero ancora offrire margini di manovra, a patto di ripensare radicalmente l'uso del suolo, dell'energia e dei materiali. La transizione verso popolazioni più contenute con consumi ridotti viene indicata come l'unica via percorribile per garantire la resilienza del pianeta e la sicurezza delle generazioni future.










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92 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoCapirai nel 2026, ancora una volta siamo alle soglie, ma che dico alle soglie, siamo di nuovo invischiati in un conflitto di fatto mondiale, figurati quanto gliene frega della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta.
Purtroppo.
L'importante è fatturare.
Oh forse è una visione troppo pessimistica, ma certo non siamo messi bene.
Capirai nel 2026, ancora una volta siamo alle soglie, ma che dico alle soglie, siamo di nuovo invischiati in un conflitto di fatto mondiale, figurati quanto gliene frega della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta.
Purtroppo.
L'importante è fatturare.
Oh forse è una visione troppo pessimistica, ma certo non siamo messi bene.
Ma quale visione pessimistica, sono più di 100 anni che sempre più persone avvertono che non è sostenibile continuare così e non gli è mai fottuto un cazzo a nessuno.
Anzi i più ritardati del pianeta si sono inventati che è tutto un complotto ordito dai potenti della Terra, che per altro sono invece i primi che se ne sbattono altamente e perseguono scopi come petrolio, vendere armi, ecc.
E non ho mai capito perché visto che sono già ricchi e potenti, cioè cosa cappero gli strafrega a certa gente di guadagnare 1 miliardo di dollari se ne hanno già centinaia? Non ti cambia letteralmente nulla.
Solo per sfida e senso di soddisfazione nel guadagnare di più?
Posso anche capirlo, ma allora fallo rispettando le regole.
Che poi, in parte off-topic, non ho mai capito il perchè di questa fissa dell'umanità per l'aumento del PIL forever, NULLA può crescere sempre, sembra quasi che se il pil cala o sta fermo sia peggio di un disastro naturale
Sarò io poco istruito di macroeconomia, boh.
Comunque lo riassumo:
Nell'era dell'IA, la diminuzione del lavoro dovrà corrispondere a una diminuzione della popolazione, perché i ricchi non manterranno mai i poveri in panciolle.
E come avevo previsto, ci passeranno il tutto come una cosa "green", tipo "fa bene al pianeta". E ci saranno tanti polli che diranno "giusto giustissimo"
A me sta benissimo
Comunque lo riassumo:
Nell'era dell'IA, la diminuzione del lavoro dovrà corrispondere a una diminuzione della popolazione, perché i ricchi non manterranno mai i poveri in panciolle.
E come avevo previsto, ci passeranno il tutto come una cosa "green", tipo "fa bene al pianeta". E ci saranno tanti polli che diranno "giusto giustissimo"
L'idea rivoluzionaria di Fantapollo invece quale sarebbe?
Capirai nel 2026, ancora una volta siamo alle soglie, ma che dico alle soglie, siamo di nuovo invischiati in un conflitto di fatto mondiale, figurati quanto gliene frega della sostenibilità e della salvaguardia del pianeta.
Purtroppo.
L'importante è fatturare.
Oh forse è una visione troppo pessimistica, ma certo non siamo messi bene.
però non è mica facile intervenire.
O migliori istruzione e condizione economica, e il tasso di natalità scende da solo (Cina e India), ma farlo nell'Africa Subsahariana non è semplice...o fai delle campagne di sterilizzazione di massa, forzate, verso i più poveri...ed è ugualmente non semplice anche facendo finta di non considerare le conseguenze etiche.
No, non ci sono soluzioni.
Semplicemente, evitiamo le palle green per nascondere il vero fine.
Si dica chiaramente "lavoreremo per l'estinzione dei poveri" (non serve fisicamente, basteranno gli aumenti e tassazioni ad hoc per far passare la voglia di figliare) e amen.
Se fosse insostenibile la popolazione diminuirebbe da sola.
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