Energia infinita dagli oceani? Questo nanodispositivo ci si avvicina

di pubblicata il , alle 13:01 nel canale Energie Rinnovabili Energia infinita dagli oceani? Questo nanodispositivo ci si avvicina

Un team dell'EPFL ha sviluppato un nanodispositivo idrovoltaico capace di generare elettricità dall'evaporazione dell'acqua salata sfruttando luce e calore. Il sistema, basato su nanopilastri in silicio e una struttura a tre strati, migliora l'efficienza fino a cinque volte e promette applicazioni in sensori autonomi e dispositivi IoT senza batteria.

 

Una ricerca dell'École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) apre prospettive interessanti nel campo della generazione energetica alternativa, sfruttando un fenomeno ancora poco esplorato: l'elettricità prodotta dall'evaporazione dell'acqua salata. Il lavoro, pubblicato su Nature Communications, descrive un nanodispositivo capace di generare corrente stabile in modo autonomo combinando luce, calore e dinamiche ioniche.

Il sistema messo a punto dal laboratorio LNET dell'EPFL si basa sull'effetto idrovoltaico, un fenomeno che consente di generare elettricità quando un fluido interagisce con una superficie carica su scala nanometrica. Il dispositivo utilizza un semiconduttore in silicio strutturato in nanopilastri disposti in una rete esagonale: gli spazi tra questi elementi fungono da canali per l'evaporazione dell'acqua salata.

 

Con

Configurazione sperimentale

A differenza degli approcci precedenti, che puntavano ad accelerare semplicemente l'evaporazione, il team guidato da Giulia Tagliabue e Tarique Anwar ha dimostrato come luce e calore possano essere utilizzati per controllare direttamente il movimento degli ioni nel liquido e degli elettroni nel semiconduttore.

Il principio fisico alla base del dispositivo è più complesso della semplice evaporazione. Il calore accelera il passaggio dell'acqua allo stato di vapore, ma allo stesso tempo modifica la carica superficiale del semiconduttore, rendendola più negativa. La luce solare, invece, eccita gli elettroni nel silicio.

Parallelamente, l'evaporazione dell'acqua salata induce una separazione di cariche ioniche all'interfaccia liquido-solido, generando un campo elettrico che mette in movimento gli elettroni eccitati. Questo processo combinato consente di produrre energia in modo continuo.

Secondo i ricercatori, l'integrazione di luce e calore può aumentare la produzione energetica fino a cinque volte rispetto ai sistemi idrovoltaici tradizionali, sfruttando un effetto naturale finora non valorizzato in modo sistematico.

Uno degli elementi distintivi del progetto è la struttura a tre livelli, ciascuno dedicato a una funzione specifica:

  • uno strato superiore per l'evaporazione
  • uno intermedio per il trasporto ionico
  • uno inferiore per la raccolta della carica elettrica

Questa separazione consente di analizzare e ottimizzare ogni fase del processo in modo indipendente, migliorando l'efficienza complessiva e permettendo una modellazione più precisa del fenomeno.

Il dispositivo raggiunge valori di circa 1 volt e una densità di potenza pari a 0,25 W/m², risultati comparabili o superiori ad altre tecnologie analoghe. Un aspetto rilevante riguarda la stabilità nel tempo: i sistemi idrovoltaici tradizionali tendono a degradarsi sotto l'esposizione prolungata a luce, calore e acqua salata.

Schema del dispositivo idrovoltaico. Sopra la superficie superiore dell'elettrodo di evaporazione, sotto la matrice di nanopilastri di silicio immersi nell'acqua

Per mitigare questo problema, i nanopilastri in silicio sono rivestiti con uno strato di ossido che previene reazioni chimiche indesiderate, migliorando la resistenza in ambienti corrosivi e garantendo un funzionamento continuo.

Le prospettive applicative riguardano soprattutto dispositivi a basso consumo energetico. I ricercatori indicano come possibili scenari reti di sensori ambientali autonome, dispositivi IoT distribuiti e wearable senza batteria.

Ulteriori sviluppi saranno necessari per scalare la tecnologia e migliorarne la densità energetica, ma i risultati ottenuti suggeriscono un potenziale significativo per applicazioni future nel campo dell'energia distribuita e sostenibile.

3 Commenti
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Mars9527 Aprile 2026, 13:49 #1
Non sapevo dell'esistenza di questo fenomeno.
Mi faccio due domande da perfetto ignorante: la prima è se evaporando acqua salata non restino dei residui salini che diano fastidio incrostando il tutto, la seconda è che se serve comunque luce che differenza c'è rispetto a dei pannelli fotovoltaici? resa superiore?

Posto che comunque una strada del genere è giusto esplorarla.
lollo927 Aprile 2026, 14:26 #2
Originariamente inviato da: Mars95
Non sapevo dell'esistenza di questo fenomeno.
Mi faccio due domande da perfetto ignorante: la prima è se evaporando acqua salata non restino dei residui salini che diano fastidio incrostando il tutto, la seconda è che se serve comunque luce che differenza c'è rispetto a dei pannelli fotovoltaici? resa superiore?

Posto che comunque una strada del genere è giusto esplorarla.


la cristallizzazione del sale è un problema aperto. gli esperimenti sono fatti in ambienti controllato per 45 ore, bassa salinità e condizioni ideali. l’ingegnerizzazione reale in acqua di mare è ben lontana

La luce è solo un trigger secondario al calore stesso. L’energia viene “sottratta” all’evaporazione in sé, pur con rese 600-800 volte inferiori al fotovoltaico.
la luce nn viene convertita direttamente in elettricità, eccita elettroni nel silicio che vengono poi trainati dal campo ionico generato dall’evaporazione. l’effetto è istantaneo e reversibile (spegni la luce, il voltaggio cala subito), il che prova che non è semplice riscaldamento. però in termini di densità di potenza la differenza è brutale, nn è un competitor del solare, la nicchia sono sensori IoT autonomi dove non puoi portare un pannello ma hai acqua, calore e luce disponibili (anche se con le batterie elettrocinetiche attuali si produce già ampiamente tutto il necessario a livello elettrico)
il punto è approfondire un fenomeno noto ma che ha poca letteratura

il titolo dell’articolo è fantasiosa farneticazione
Mars9527 Aprile 2026, 15:34 #3
Originariamente inviato da: lollo9
la cristallizzazione del sale è un problema aperto. gli esperimenti sono fatti in ambienti controllato per 45 ore, bassa salinità e condizioni ideali. l’ingegnerizzazione reale in acqua di mare è ben lontana

La luce è solo un trigger secondario al calore stesso. L’energia viene “sottratta” all’evaporazione in sé, pur con rese 600-800 volte inferiori al fotovoltaico.
la luce nn viene convertita direttamente in elettricità, eccita elettroni nel silicio che vengono poi trainati dal campo ionico generato dall’evaporazione. l’effetto è istantaneo e reversibile (spegni la luce, il voltaggio cala subito), il che prova che non è semplice riscaldamento. però in termini di densità di potenza la differenza è brutale, nn è un competitor del solare, la nicchia sono sensori IoT autonomi dove non puoi portare un pannello ma hai acqua, calore e luce disponibili (anche se con le batterie elettrocinetiche attuali si produce già ampiamente tutto il necessario a livello elettrico)
il punto è approfondire un fenomeno noto ma che ha poca letteratura

il titolo dell’articolo è fantasiosa farneticazione


Ok, tutto chiaro allora, si tratta di pura sperimentazione scientifica.

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