ENEA promette pannelli solari più longevi di 25 anni grazie a questo rivestimento
di Vittorio Rienzo pubblicata il 26 Settembre 2025, alle 19:01 nel canale Energie Rinnovabili
ENEA ha sperimentato nuovi film plastici per l’incapsulamento delle celle fotovoltaiche, confrontando materiali tradizionali e innovativi. La ricerca evidenzia prestazioni superiori delle poliolefine, in particolare della TPO, che consentirebbe di realizzare pannelli più longevi di 25 anni
ENEA ha condotto uno studio approfondito su alcuni innovativi film plastici per l’incapsulamento delle celle fotovoltaiche, con l’obiettivo di migliorarne affidabilità ed efficienza a lungo termine. La ricerca, realizzata dal Laboratorio Dispositivi Innovativi del Centro Ricerche di Portici (Napoli) e pubblicata sulla rivista Polymer Degradation and Stability, ha confrontato diversi materiali polimerici sottoponendoli a test di invecchiamento accelerato per misurarne la resistenza ai raggi ultravioletti e la stabilità chimica.
Tre i materiali testati dai ricercatori che hanno restituito risultati molto diversi tra loro: EVA (etilene vinil acetato), POE (poliolefina elastomerica) e TPO (poliolefina termoplastica).
"Le analisi hanno evidenziato differenze marcate nella perdita di corrente di cortocircuito, ossia la massima corrente che il pannello può erogare quando è completamente esposto alla luce”, spiega Valeria Fiandra, ricercatrice del Laboratorio Dispositivi Innovativi del Dipartimento ENEA Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili e coautrice dello studio.
“Ad esempio, il dispositivo realizzato con il materiale ‘standard’ EVA ha mostrato una perdita dell’1,4%, segnalando una degradazione più marcata rispetto a quello incapsulato con la POE, che ha registrato una perdita leggermente inferiore, pari all’1,1%”. Il risultato più promettente lo ha ottenuto il rivestimento in TPO che ha mostrato un degrado di solo lo 0,2%.

Il vantaggio della TPO non si limita alla maggiore resistenza: essendo un materiale termoplastico, può essere lavorato e riciclato senza perdere le sue caratteristiche, al contrario dell’EVA che, una volta reticolato, non è più riutilizzabile. La POE, grazie alla sua struttura a base di carbonio e idrogeno, si distingue invece per stabilità chimica e resistenza a calore, umidità e luce solare.
Attualmente, molti incapsulanti sono progettati per filtrare i raggi UV, così da ridurre i fenomeni di degrado. Tuttavia, questa soluzione comporta un effetto collaterale: meno luce disponibile per la produzione di energia. I nuovi materiali studiati da ENEA puntano a superare questo limite, combinando trasparenza ai raggi ultravioletti e stabilità chimica, così da garantire sia prestazioni elevate sia una durata che superi i 25 anni.
Secondo Fiandra, questi risultati offrono alle aziende indicazioni concrete per selezionare i materiali più adatti nella progettazione di moduli fotovoltaici affidabili e longevi. La ricerca fornisce inoltre ai produttori dati utili per ottimizzare le formulazioni dei polimeri, migliorando ulteriormente efficienza e resistenza.
Parallelamente, ENEA sta sviluppando coating superficiali innovativi: film a base di poliolefine arricchiti con materiali fluorescenti in grado di assorbire la luce incidente e riemetterla a una lunghezza d’onda più adatta alle celle. Una soluzione che, se confermata dai test in corso, potrebbe incrementare ulteriormente l’assorbimento della radiazione solare e l’efficienza complessiva dei pannelli.










Sistema Mesh Roamii BE Pro: il Wi-Fi 7 secondo MSI
Recensione HUAWEI Mate X7: un foldable ottimo, ma restano i soliti problemi
Nioh 3: souls-like punitivo e Action RPG
La Cina lancia un servizio simile a Direct to Cell di SpaceX per la messaggistica satellitare grazie a BeiDou
SpaceX: Elon Musk torna a parlare dei progetti per la Luna e della priorità rispetto a Marte
G.Skill risarcisce 2,4 milioni di dollari in USA: non ha specificato che i profili EXPO e XMP andavano attivati dall'utente








4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoAlla fin fine anche negli impianti grandi si preferisce il revamping dopo 10-15 anni per aumentare la potenza a pari superficie
ma la bulloneria per i fissaggi costa perchè cambiano sempre le misure dei pannelli,
e soprattutto costa la manodopera
ma la bulloneria per i fissaggi costa perchè cambiano sempre le misure dei pannelli,
e soprattutto costa la manodopera
quando hai sul tetto un pannello da 375 che rende 330 e puoi montare un 450 sullo stesso spazio di prima non ci pensi due volte..
vuol dire che un impianto da 500 kW, che è calato a 440 kW può salire a 600 kW e produrre 160 mila kWh/anno in più (32 mila euro/anno di maggior guadagno/risparmio)
se il primo lo hai già ammortizzato (probabile dopo 15 anni
Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".