Domanda elettrica mondiale in crescita del 3,6% nel 2026: le rinnovabili superano il carbone
di Manolo De Agostini pubblicata il 23 Luglio 2026, alle 10:21 nel canale Energie Rinnovabili
Il nuovo rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) fotografa un sistema elettrico mondiale che cresce più rapidamente del previsto, nonostante la crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente
L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha pubblicato l'Electricity Mid-Year Update 2026, un aggiornamento del report Electricity 2026 diffuso lo scorso febbraio, che rivede al rialzo le stime sulla crescita della domanda elettrica mondiale per l'anno in corso e per il 2027.
Il documento analizza l'andamento di domanda, generazione per fonte, emissioni di CO2 e prezzi all'ingrosso dell'elettricità nei principali mercati mondiali, in un contesto segnato dalle tensioni sulle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) legate alla crisi nello Stretto di Hormuz.
Secondo le stime dell'Agenzia, il consumo elettrico globale è destinato a crescere del 3,6% nel 2026, in aumento rispetto al 3% registrato nel 2025, per poi salire ulteriormente al 3,8% nel 2027. Se le previsioni saranno confermate, i consumi mondiali di elettricità raggiungeranno quota 30.700 terawattora (TWh) nel 2027, contro i 28.600 TWh del 2025. A trainare la crescita sono fattori strutturali quali l'espansione industriale, la maggiore diffusione degli elettrodomestici, l'adozione crescente di veicoli elettrici, sistemi di condizionamento e pompe di calore, oltre all'espansione della capacità dei data center.
Il rapporto sottolinea come i principali sistemi economici mondiali abbiano finora retto alla perdita di forniture di GNL transitanti dallo Stretto di Hormuz, grazie a nuovi progetti di liquefazione avviati soprattutto in Nord America e a una maggiore produzione da parte di altri esportatori. Ciò nonostante, la temporanea riduzione di circa il 20% dell'offerta globale di GNL ha generato una forte volatilità dei prezzi, riportando le quotazioni del gas naturale in Asia ed Europa ai massimi dai tempi della crisi energetica 2022-2023, con conseguente spinta alla sostituzione del gas con il carbone in diversi Paesi asiatici ed europei.

A livello geografico, la Cina dovrebbe vedere un'accelerazione della crescita della domanda elettrica al 5,5% nel 2026 (dal 5,2% del 2025), sostenuta dall'attività manifatturiera e dalla ricarica dei veicoli elettrici. In India, dopo un rallentamento all'1,6% nel 2025 dovuto a un monsone anticipato, la crescita è attesa in forte ripresa al 7% nel 2026.
Negli Stati Uniti i consumi dovrebbero salire di quasi il 2%, spinti da datacenter, condizionamento dell'aria e settore industriale, mentre nell'Unione Europea la crescita è stimata al 2%, sostenuta dall'elettrificazione e da un inverno più rigido nel primo trimestre, oltre che dalle ondate di calore estive.
Al contrario, Paesi come Bangladesh e Pakistan, fortemente dipendenti dalle importazioni di GNL e più esposti alle variazioni di prezzo, hanno dovuto adottare misure di razionamento che hanno frenato i consumi elettrici.
Il documento evidenzia inoltre come un El Niño più intenso del previsto nel 2026 potrebbe incrementare ulteriormente la domanda globale, aumentando il fabbisogno di raffrescamento in diverse regioni e riducendo al contempo la produzione idroelettrica ed eolica in aree come l'America Latina e il Sud-Est asiatico, con un conseguente maggior ricorso a carbone e gas.
Le rinnovabili superano il carbone nella generazione elettrica
Sul fronte dell'offerta, il 2026 segna un passaggio storico: la generazione elettrica da fonti rinnovabili è destinata a superare quella da carbone, dopo aver raggiunto una sostanziale parità nel 2025. La produzione rinnovabile globale dovrebbe crescere di oltre l'8% nel 2026, portando la propria quota nel mix di generazione mondiale dal 33% del 2025 al 37% entro il 2027. Anche la quota delle fonti rinnovabili variabili (solare fotovoltaico ed eolico) è attesa in aumento, dal 17% al 21% nello stesso periodo.

Il solare fotovoltaico si conferma il principale motore della crescita della generazione elettrica su scala globale, con un incremento previsto di circa 610 TWh nel 2026, un livello sostanzialmente in linea con il record del 2025. Questo permetterà al fotovoltaico di superare l'eolico nel corso dell'anno, diventando la seconda fonte rinnovabile per volumi di generazione dopo l'idroelettrico. La Cina continua a rappresentare circa metà dell'incremento mondiale della produzione fotovoltaica, mentre il contributo di India e altre economie asiatiche è atteso salire da circa il 10% nel 2025 al 17% nel 2026.
Diversamente, la generazione da gas naturale è prevista sostanzialmente stabile nel 2026 a livello globale, complici i prezzi elevati del combustibile: si tratterebbe del terzo anno nell'ultimo decennio privo di una crescita significativa, dopo il calo legato alla pandemia nel 2020 e la crisi energetica del 2022 innescata dall'invasione russa dell'Ucraina. Al contrario, la generazione a carbone è attesa in aumento dell'1,4% nel 2026, sostenuta proprio dalla sostituzione del gas più costoso, da fattori meteorologici e da un maggiore utilizzo degli impianti a carbone in alcune regioni per compensare la crescente riduzione delle rinnovabili.

Sul fronte nucleare, la produzione dovrebbe crescere a un ritmo moderato nel 2026 (meno dell'1%), frenata da ritardi nell'entrata in servizio di nuovi reattori e da fermate per manutenzione, per poi accelerare oltre il 4% nel 2027 grazie ai nuovi impianti in Cina e India e al pieno recupero della produzione in Francia e Stati Uniti.
A livello di singoli mercati, la Cina ha visto un incremento del 3% nella generazione a carbone nel primo semestre 2026. In India la generazione a carbone è cresciuta di circa il 3% nella prima metà dell'anno, dopo il calo anomalo del 2025, mentre negli Stati Uniti la produzione da carbone è diminuita di circa il 12% nel primo semestre, complice un elevato termine di paragone rispetto al 2025. Nell'Unione Europea la generazione fossile è aumentata di oltre il 3% su base annua nel primo semestre, con un incremento della generazione a gas del 7% circa, sebbene i prezzi elevati del gas abbiano favorito parallelamente lo spostamento verso il carbone in alcuni Paesi, in particolare Polonia e Germania.
Le emissioni di CO2 tornano a salire, ma la UE guida il calo
Le emissioni di anidride carbonica legate alla generazione elettrica sono attese in aumento di oltre l'1% nel 2026, dopo essere rimaste sostanzialmente stabili nel 2025. L'incremento è attribuito principalmente alla sostituzione del gas con il carbone in diverse regioni, oltre a fattori meteorologici che hanno favorito la generazione da carbone e petrolio nella prima metà dell'anno. Per il 2027, l'Agenzia prevede invece un sostanziale plateau delle emissioni, grazie al contributo combinato di rinnovabili, nucleare e gas naturale nel soddisfare la domanda crescente, a scapito del carbone.
L'incremento più marcato in termini assoluti riguarderà la Cina, con una crescita delle emissioni di circa il 2% nel 2026, legata alla forte crescita della domanda e a una produzione eolica inferiore alle attese. In India le emissioni sono previste in aumento di circa il 3% nel 2026, dopo il calo del 3,5% registrato nel 2025. Al contrario, gli Stati Uniti dovrebbero vedere una contrazione del 3% delle emissioni dal settore elettrico nel 2026, mentre l'Unione Europea è attesa registrare il calo più marcato in termini assoluti, pari al 5% nel 2026 e addirittura al 16% nel 2027, portando le emissioni del settore elettrico europeo a meno della metà dei livelli del 2017.
Nonostante l'aumento delle emissioni assolute, l'intensità carbonica della generazione elettrica mondiale è prevista in calo, da 435 grammi di CO2 per kilowattora nel 2025 a 410 g CO2/kWh nel 2027, grazie alla crescente penetrazione delle fonti a basse emissioni.
I prezzi dell'elettricità risalgono sotto la spinta del gas
Il rapporto dedica ampio spazio all'andamento dei prezzi all'ingrosso dell'elettricità, saliti in diversi mercati a partire da marzo per effetto dell'impennata dei prezzi del GNL legata alla crisi nello Stretto di Hormuz. Nel secondo trimestre del 2026, i prezzi medi spot nell'Unione Europea e in Giappone sono aumentati di oltre il 30% su base annua. Gli Stati Uniti sono invece rimasti relativamente immuni dallo shock, con prezzi medi nel secondo trimestre sostanzialmente stabili rispetto all'anno precedente, mentre in India l'aumento è stato contenuto sotto il 10%, dato il ruolo marginale del GNL nel mix di generazione locale. In controtendenza l'Australia, dove i prezzi all'ingrosso sono scesi di circa il 45%, sostenuti dalla forte generazione rinnovabile e dalla rapida espansione della capacità di accumulo a batteria, che ha ridotto il ricorso agli impianti a gas nelle ore di picco.

Nel dettaglio, nel primo semestre 2026 il prezzo medio nell'Unione Europea si è attestato attorno a 105 dollari per megawattora, in crescita del 15% su base annua, con rialzi del 18% in Italia e del 17% in Germania; la Francia, grazie a una migliore disponibilità del parco nucleare, ha invece registrato prezzi sostanzialmente stabili. Nei Paesi nordici i prezzi sono più che raddoppiati (+130% circa) a causa di riserve idriche insufficienti e condizioni eoliche sfavorevoli. In Giappone i prezzi spot del secondo trimestre sono saliti del 30% circa su base annua, mentre negli Stati Uniti l'aumento nel primo semestre è stato del 10%, trainato soprattutto dai picchi di gennaio legati alla tempesta invernale Fern.
Il documento segnala inoltre come il fenomeno dei prezzi negativi resti diffuso in numerosi mercati, segnale di una flessibilità di sistema ancora insufficiente. In Spagna la quota di ore con prezzi negativi è salita al 17% nel primo semestre 2026, dal 10% dell'anno precedente, per effetto della forte produzione rinnovabile; in Sud Australia e California tali episodi hanno interessato circa il 20% delle ore, un livello simile al 2025, mentre in Svezia e Finlandia la quota è scesa dal 6% al 2%, grazie al rafforzamento delle misure di flessibilità sia lato offerta che domanda. Durante le ondate di calore europee di giugno, gli scarti di prezzo tra i minimi di mezzogiorno e i picchi serali hanno raggiunto i 600 dollari per megawattora in diversi mercati, a testimonianza del crescente valore delle risorse flessibili come l'accumulo a batteria.










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2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoE un bel vaffa a sti imbecilli che sono sempre a litigare
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