Celle solari in perovskite: l'architettura 'Big Mac' raggiunge il 27,3% di efficienza e promette di superare il 30%

di pubblicata il , alle 11:01 nel canale Energie Rinnovabili Celle solari in perovskite: l'architettura 'Big Mac' raggiunge il 27,3% di efficienza e promette di superare il 30%

Un gruppo di ricerca dell'Helmholtz-Zentrum Berlin ha realizzato una cella solare tripla in perovskite con un'efficienza del 27,3% e una stabilità superiore alle precedenti architetture. Il risultato è stato ottenuto sostituendo il tradizionale strato di trasporto delle lacune con un doppio strato di grafene ossido e monostrato autoassemblato.

 

Le celle solari basate sulla perovskite continuano a rappresentare una delle tecnologie più promettenti per il futuro del fotovoltaico. Oltre a essere leggere ed economiche da produrre, possono essere depositate anche su substrati flessibili, offrendo possibilità applicative difficilmente raggiungibili dai tradizionali pannelli in silicio. Un nuovo studio dell'Helmholtz-Zentrum Berlin (HZB), pubblicato sulla rivista Joule, mostra come sia possibile migliorare contemporaneamente efficienza e durata operativa attraverso una nuova architettura multigiunzione.

Il gruppo di ricerca tedesco ha sviluppato una cella solare monolitica "a tripla giunzione", composta da tre differenti materiali in perovskite, ciascuno caratterizzato da un diverso band gap. La sovrapposizione dei tre assorbitori permette di sfruttare porzioni differenti dello spettro solare, aumentando la quantità di energia convertita rispetto alle celle a singola giunzione e avvicinando questa tecnologia a prestazioni superiori rispetto ai limiti fisici ormai raggiunti dal silicio.

Crediti immagine: Laura Canil / HZB

La realizzazione di una struttura di questo tipo richiede però numerosi strati funzionali, ciascuno con un ruolo specifico nel trasporto delle cariche. Steve Albrecht, responsabile del Dipartimento Perovskite Tandem Solar Cells dell'HZB, ha paragonato questa configurazione a un "Big Mac", dove i tre "panini" rappresentano gli strati assorbitori e le "farciture" corrispondono ai materiali intermedi che consentono il corretto funzionamento del dispositivo. Proprio l'interfaccia tra la cella centrale e quella inferiore è stata il principale oggetto dello studio.

Nelle tradizionali celle in perovskite viene generalmente utilizzato il polimero PEDOT come materiale per il trasporto delle lacune. Sebbene ampiamente diffuso, questo materiale introduce perdite ottiche e tende a degradarsi durante il funzionamento continuo, soprattutto quando viene impiegato insieme alle più delicate perovskiti a base di stagno e piombo, particolarmente sensibili all'ossigeno e all'umidità.

Per superare questo limite, i ricercatori hanno sperimentato una soluzione alternativa basata su un monostrato autoassemblato (Self-Assembled Monolayer, SAM), costituito da molecole organiche capaci di organizzarsi spontaneamente in uno strato estremamente sottile. I test iniziali hanno però evidenziato che il solo SAM non garantiva un trasporto sufficientemente efficiente delle cariche elettriche.

La soluzione è arrivata introducendo un sottilissimo strato di ossido di grafene (Graphene Oxide, GO) al di sotto del SAM. Questa combinazione GO/SAM ha migliorato sia le caratteristiche morfologiche sia quelle elettroniche dell'interfaccia, favorendo il trasporto delle lacune e riducendo le perdite ottiche. Secondo gli autori dello studio, il doppio strato contribuisce inoltre a creare una barriera chimica più efficace che protegge la delicata perovskite stagno-piombo dai fenomeni di ossidazione e degrado ambientale.

L'integrazione della nuova interfaccia nella cella tripla ha permesso di raggiungere un'efficienza di conversione del 27,3%, uno dei valori più elevati finora riportati per questa categoria di dispositivi fotovoltaici completamente basati sulla perovskite. Parallelamente è stato registrato anche un importante miglioramento della stabilità: dopo oltre 770 ore di funzionamento continuo, il dispositivo ha mantenuto più del 90% dell'efficienza iniziale, stabilendo un nuovo riferimento per questa particolare architettura.

Secondo il team dell'HZB, i margini di miglioramento non sono ancora esauriti. Ottimizzando ulteriormente la qualità dei singoli strati di perovskite e dei film intermedi, questa architettura potrebbe superare la soglia del 30% di efficienza, avvicinando le celle multigiunzione in perovskite a prestazioni che potrebbero renderle sempre più competitive nelle future applicazioni fotovoltaiche ad alta efficienza.

7 Commenti
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berson10 Luglio 2026, 11:28 #1
Migliorare il rendimento è importante in vista della sovrapproduzione che permetterà, grazie a sistemi di accumulo stagionali (che inevitabilmente almeno all'inizio avranno efficienza relativamente bassa) di liberarsi dalla schiavitù del petrolio.
Ago7210 Luglio 2026, 11:52 #2
Originariamente inviato da: Redazione di Hardware Upgrade
dopo oltre 770 ore di funzionamento continuo, il dispositivo ha mantenuto più del 90% dell'efficienza iniziale


Credo che ci sia qualcosa che mi sfugge. Dopo soli 32 giorni c'è un calo del 10%. Mi sembra un'enormità per un prodotto che deve durare decenni...
giovanni6910 Luglio 2026, 12:00 #3
In effetti... anche se la perdita di efficienza non sarà lineare.
Ma concordo sarebbe stato interessante avere una valutazione ben oltre un mese di test.
Cappej10 Luglio 2026, 19:23 #4
sinceramente pensavo fossero più avanti, in altri articoli sembrava si parlasse di un'imminente messa in produzione e di tecnologia già ad uno stadio avanzato (forse in Cina?)
e cmq
"Sia lodato il Santo Grafene! la manna dei tecnocrati!"
i racconti sul Grafene mi ricordano un po' quelle di Chuk Norris,...

IMHO
blackshard10 Luglio 2026, 21:22 #5
Siamo lontani anni luce dalla commerciabilità di un prodotto del genere. È ancora materiale da ricerca. Per non parlare della presenza del piombo nel prodotto finale...
Max Power11 Luglio 2026, 13:38 #6
Classico Hype, per raccattare soldi e mettere sù delle Startup che non porteranno a nulla di concreto.

Che se ne parli quando escono dai laboratori e si inizia a commercializzare...

La la filastrocca è sempre quella... grafene, perovskite, batterie allo stato solido...poi alla fine un cazzo di niente.

Praticamente SPAM
blackshard11 Luglio 2026, 13:55 #7
Originariamente inviato da: Max Power
Classico Hype, per raccattare soldi e mettere sù delle Startup che non porteranno a nulla di concreto.

Che se ne parli quando escono dai laboratori e si inizia a commercializzare...

La la filastrocca è sempre quella... grafene, perovskite, batterie allo stato solido...poi alla fine un cazzo di niente.

Praticamente SPAM


E' normalissma ricerca. Magari non è utile oggi, ma potrà essere utile domani.

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