Efficienza energetica abitativa, Italia fanalino di coda Ue: il 2,6% che sorprende e fa emergere il limite degli interventi realizzati
di Rosario Grasso pubblicata il 15 Luglio 2026, alle 11:27 nel canale Casa Green
L'Eurostat pone l'Italia come fanalino di coda nell'efficienza energetica delle abitazioni: solo il 2,6% delle persone vive in case migliorate negli ultimi cinque anni. Il dato, letto insieme alle critiche della Corte dei conti europea sul Superbonus e sul basso rendimento degli interventi finanziati, apre un confronto duro su efficacia e qualità dei lavori realizzati
Eurostat ha pubblicato un dato che pesa molto nel dibattito sulle politiche edilizie italiane: nel 2025 solo il 2,6% della popolazione in Italia viveva in un'abitazione in cui l'efficienza energetica era stata migliorata negli ultimi cinque anni, il valore più basso dell'Unione europea. Nello stesso rilievo, la media Ue si attesta al 23,9%, mentre ai primi posti figurano Paesi come Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Slovenia.
Il numero colpisce anche per il contrasto apparente con la recente esperienza segnata da un forte ricorso al Superbonus e da una stagione di ristrutturazioni molto visibile sul piano mediatico. Il dato Eurostat, però, misura una percezione riferita alle famiglie del sondaggio EU-SILC e non il volume complessivo dei cantieri o il numero assoluto di interventi: è quindi possibile che una parte consistente dei lavori, pur essendo stata effettuata, non emerga in modo proporzionale nell'indicatore o sia concentrata in periodi non pienamente riflessi dalla rilevazione.
Alla lettura del dato si affianca la valutazione della Corte dei conti europea, che nel rapporto speciale 20/2026 ha definito il Superbonus la misura più costosa e meno efficiente tra quelle esaminate per la riqualificazione energetica delle abitazioni private finanziate con fondi RRF. Secondo l'audit, in Italia il costo per risparmiare 1 kWh è stato di circa 10 euro, contro livelli molto più bassi osservati in altri Paesi analizzati, e una quota rilevante degli interventi ha privilegiato lavori facili e rapidi rispetto alle ristrutturazioni profonde.
Il nodo centrale, quindi, non riguarda solo quanti lavori siano stati eseguiti, ma che tipo di lavori abbiano prodotto miglioramenti misurabili e duraturi. La Corte segnala inoltre che gli obiettivi monitorati spesso riguardavano output come il numero di abitazioni ristrutturate o la superficie coinvolta, più che la riduzione effettiva dei consumi, mentre gli attestati di prestazione energetica sono stati giudicati poco affidabili come base comparativa.
Da qui nasce anche la perplessità sul fatto che soltanto il 2,6% abbia dichiarato miglioramenti dell'efficienza negli ultimi cinque anni, a fronte del clamore generato dal 110%. L'ipotesi più plausibile è che il dato Eurostat catturi un effetto parziale: il sondaggio si basa sulle risposte delle famiglie, i lavori conclusi entro il 2023 possono non essere distribuiti in modo uniforme sul territorio, e una parte degli interventi può aver inciso più sui bonus fiscali e meno sulla percezione di un salto netto nelle prestazioni energetiche dell’alloggio.
La stessa documentazione Eurostat chiarisce che l'indicatore include interventi come isolamento termico, sostituzione degli infissi e impianti più efficienti, cioè misure che dovrebbero lasciare un segno tangibile nella qualità dell’abitazione. Se però i lavori sono frammentati, concentrati su singoli elementi e non inseriti in una riqualificazione profonda, il risultato percepito può restare debole anche a fronte di un esborso pubblico elevato.
Il quadro complessivo è quindi doppio: da un lato un primato negativo per l'Italia nella classifica Eurostat, dall'altro una bocciatura della Corte dei conti europea sul rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti. Il messaggio che emerge è netto: senza interventi strutturali, monitoraggio serio e criteri di efficacia più rigorosi, la spesa per la riqualificazione rischia di produrre più cantieri che risparmio energetico reale.











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25 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoadesso dovrebbero andare da quelli che si sono presi questi soldi e dirli come mai ?
E se non rispondono, gli pignoriamo la casa ri-fatta con i soldi dei contribuenti !
Sono in svariati gruppi di termografia e sono anni che riportano che molti lavori del 110% sono stati fatti a razzo di cane. Mettiamoci pure che le case al nord sono fatte da molti più anni di noi con in mente il risparmio energetico (che poi è mezzo vero perchè al momento sono in nord europa e vedo molte catapecchie in giro).
Al di la di questo, l'articolo è molto articolato e merita una lettura approfondita.
Ma tra lavori fatti male, mancanza di controlli e i soliti imbrogli vari, alla fine i soldi non si sa che fine abbiano fatto
Per articolo e problema specifico non è facile, le case italiane sono molto vecchie, spesso centenarie, ecc.. è normale che siano sotto gli altri e sistemarle come ci richiedono necessitano di forti investimenti che quasi nessuno ha.
Se in passato è stato fatto e non ne abbiamo giovato eh boh, da studiare il perchè.
L'articolo non parla di questo. Per quanto possa concordare con te che il 110% non è stata una mossa saggia, ovvero che avrebbe dovuto essere gestito diversamente, non c'azzecca nulla con la notizia. Ma niente proprio.
Ma tra lavori fatti male, mancanza di controlli e i soliti imbrogli vari, alla fine i soldi non si sa che fine abbiano fatto
Appunto, il vero problema è stato questo, a partire dal rialzo incontrollato dei prezzi, anche dovuto al covid, passando per lavori fatti a caxxo di cane e controlli inesistenti.
Sicuro?
Alla lettura del dato si affianca la valutazione della Corte dei conti europea, che nel rapporto speciale 20/2026 ha definito il Superbonus la misura più costosa e meno efficiente tra quelle esaminate per la riqualificazione energetica delle abitazioni private finanziate con fondi RRF. Secondo l'audit, in Italia il costo per risparmiare 1 kWh è stato di circa 10 euro, contro livelli molto più bassi osservati in altri Paesi analizzati, e una quota rilevante degli interventi ha privilegiato lavori facili e rapidi rispetto alle ristrutturazioni profonde.
Guarda caso, questi problemi sono sorti perché il SB è stato pensato in modo completamente folle e fuori da ogni logica di mercato...
L'articolo originale, spulciando, dice anche:
"In 2025, 23.9% of EU residents lived in dwellings with improved energy efficiency in the previous 5 years, a decrease of 1.9 percentage points compared with 2023 (25.8%)."
Quindi, ripeto, concordo con te che il 110% è stata una mezza porcata per come è stato pensato e gestito ma non è il tema centrale della ricerca.
Avrebbero dovuto continuare con il 50% e 65% come fatto fino a poco tempo fa che già in quel modo i prezzi erano abbastanza drogati, con il 110% c'è gente che ha fiutato l'affare e si è rifatta casa anche quando non ce n'era bisogno e molti altri sono rimasti a bocca asciutta, i prezzi sono esplosi e chi il giorno prima faceva l'imbianchino il giorno dopo si è venduto come "cappottista" con lavori che manco li cani:
https://www.lavorincasa.it/foto-sic...ppotto-termico/
Ora, il 110% è stato finanziato in parte da fondi PNRR e dal gettito fiscale, non è stato gestito bene ma perlomeno ha fatto girare soldi che sono andati dallo stato alle banche e ai privati generando comunque un flusso di denaro, consumi e lavoro: poi ripeto, poteva essere fatto meglio sicuramente.
Molto peggio il miliardo l'anno per il centro rimpatri in Albania, ad esempio.
Cmq, per approfondire:
https://openbdap.rgs.mef.gov.it/it/BdS/Scopri
https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/home.html
Casa con cappotto, doppi vetri, riscaldamento a pavimento, caldaia a condensazione. Tutto nuovo di prima installazione...
Classe Energetica E.
Casa con cappotto, doppi vetri, riscaldamento a pavimento, caldaia a condensazione. Tutto nuovo di prima installazione...
Classe Energetica E.
Chi ti ha fatto la classe energetica non capisce un cazzo.
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