Case Green, l'Italia ha ignorato un'altra scadenza ed è sotto procedura di infrazione
di Massimiliano Zocchi pubblicata il 01 Giugno 2026, alle 18:55 nel canale Casa Green
L'Italia continua a mancare le scadenze che l'Europa ha deciso per rendere gli edifici privati e pubblici più efficienti
Il 29 maggio 2026 è passato, e con lui un'altra scadenza europea che l'Italia ha mancato in silenzio.
La Direttiva EPBD 2024/1275 — la cosiddetta Direttiva Case Green — avrebbe dovuto essere recepita entro quella data. Tradotto: il nostro Paese avrebbe dovuto dotarsi di nuove norme operative su requisiti energetici degli edifici, aggiornamento dell'APE, impianti solari e strumenti di incentivazione. Niente di tutto questo è ancora sul tavolo. Per proprietari e tutti i soggetti coinvolti, la situazione resta quella di prima: un vuoto normativo che rende impossibile programmare qualsiasi strategia seria di riqualificazione energetica.
Non è la prima volta che arriva una notizia simile. Già entro il 31 dicembre 2025 l'Italia avrebbe dovuto trasmettere alla Commissione Europea la prima proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Non è arrivata. Risultato: Bruxelles ha già avviato una procedura di infrazione. Il piano definitivo è atteso entro fine 2026 ma, a questo punto, vale la pena scommettere sul rispetto di quella data?
Un obiettivo ambizioso, un Paese fermo
La Direttiva Case Green è ambiziosa per definizione. L'obiettivo finale è un patrimonio immobiliare europeo completamente decarbonizzato entro il 2050: edifici a zero emissioni, consumi ridotti, fine dei combustibili fossili nel riscaldamento. La EPBD 2024 non impone obblighi uniformi e immediati su ogni singolo immobile, ma fissa traiettorie comuni e delega agli Stati membri la costruzione dei percorsi nazionali. È lì che l'Italia si inceppa.
Per il settore residenziale, la Direttiva fissa una riduzione del consumo medio di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto ai livelli del 2020. La logica è concentrare gli interventi sugli edifici peggiori: almeno il 55% del risparmio dovrà arrivare dalla ristrutturazione del 43% degli immobili meno efficienti.
Detto in parole semplici: si inizia dalle case più energivore, quelle dove il potenziale di risparmio è maggiore e dove spesso vivono le famiglie in condizioni di povertà energetica. Il recepimento italiano dovrà stabilire come identificare questi edifici, quali dati usare e quali incentivi collegare agli interventi. Decisioni che oggi non esistono.
Per uffici, scuole, negozi, strutture pubbliche e patrimonio produttivo, la Direttiva prevede un sistema di soglie massime di prestazione energetica espresse in kWh/mq anno. Dal 2030, tutti gli edifici non residenziali dovranno stare sotto la soglia corrispondente al 16% degli immobili peggiori del patrimonio esistente al 1° gennaio 2020. Dal 2033, la soglia scende al 26%. Anche qui, senza recepimento, nessuna regola è applicabile.

I nuovi ZEB: edifici a emissioni zero
Tra le novità più rilevanti della EPBD c'è la definizione di Zero Emission Building (ZEB): un edificio ad altissima prestazione energetica, senza emissioni operative da combustibili fossili. Dal 1° gennaio 2028, tutti i nuovi edifici pubblici dovranno rispettare questo standard. Dal 2030, la stessa regola vale per tutte le nuove costruzioni. Il fabbisogno energetico potrà essere coperto da rinnovabili in loco, comunità energetiche, teleriscaldamento efficiente o fonti prive di carbonio.
APE aggiornato e calcolo GWP
La Direttiva ridisegna anche l'Attestato di Prestazione Energetica. La nuova scala da A a G sarà più armonizzata a livello europeo: la classe A corrisponde agli edifici a emissioni zero, la G ai peggiori del parco nazionale al momento dell'introduzione. L'obiettivo è rendere l'APE più confrontabile e più utile nelle compravendite, nelle locazioni e nell'accesso agli incentivi.
In parallelo, arriva il calcolo del Global Warming Potential (GWP), ovvero le emissioni dell'edificio sull'intero ciclo di vita, materiali inclusi. Obbligatorio dal 2028 per le nuove costruzioni sopra i 1.000 mq, dal 2030 per tutte le nuove costruzioni. Un cambio di prospettiva importante: non si valuta solo quanto consuma l'edificio in uso, ma quanto ha "pesato" costruirlo, mantenerlo e demolirlo.
Solare, impianti termici e addio alle caldaie a gas
La Direttiva è chiara anche sul solare: i nuovi edifici devono essere progettati per ottimizzare la produzione fotovoltaica. Le prime scadenze per l'installazione obbligatoria di impianti solari riguardano i nuovi edifici pubblici e non residenziali sopra i 250 mq, entro il 31 dicembre 2026, una data ormai vicinissima, con l'Italia ancora senza regole nazionali operative.
Sul fronte termico, dal 1° gennaio 2025 sono già venuti meno gli incentivi pubblici per le caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili (salvo eccezioni legate a investimenti già selezionati in fondi europei). Un segnale chiaro di direzione, anche se il percorso verso l'uscita definitiva dal gas nel riscaldamento resta da definire nei dettagli nazionali.
Passaporto di ristrutturazione e sportelli unici
Tra gli strumenti previsti dalla EPBD c'è il passaporto di ristrutturazione, una roadmap personalizzata per programmare interventi di efficientamento in più fasi, con l'obiettivo finale di portare l'edificio a emissioni zero entro il 2050. È uno strumento volontario, ma potenzialmente utile per evitare interventi non coordinati e ottimizzare la spesa nel tempo.
La Direttiva prevede anche sportelli unici per la ristrutturazione energetica, con un ruolo specifico di supporto per le famiglie vulnerabili e i soggetti con minore capacità di investimento. Come funzioneranno in Italia, chi li gestirà e come si raccorderanno con l'APE e gli incentivi? Per ora, non è dato saperlo.
Il quadro è nitido: l'Europa ha fissato la rotta, gli strumenti ci sono, le scadenze pure. Manca ancora l'Italia, o meglio, manca la volontà politica di tradurre tutto questo in regole operative. Il conto, prima o poi, arriverà.










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76 Commenti
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Viene quasi da essere tristi che l'Italia non sia stata rasa al suolo durante la guerra come altri paesi europei.
Viene quasi da essere tristi che l'Italia non sia stata rasa al suolo durante la guerra come altri paesi europei.
Tutta quella energia risparmiata...
/s
Possiamo riempiere le case, in zone sismiche, con della merda in cartongesso avvitata qua con viti da muro che tra 20 anni saranno marcite, ci fidiamo di appendere sta merda ai nostri palazzi ?
se non lo capiscono con le buone.. c'è sempre l'arma del referendum eh.
prima poi contro sti COGLIONI va usata.
2040 Eliminazione graduale dei combustibili fossili nel riscaldamento e raffrescamento
2050 Tutti gli edifici esistenti a zero emissioni
Prima di tutto un impianto con i termosifoni e con una pompa ibrida o ad alta temperatura è un difficile trovare un progettista che progetti bene e che ti faccia un impianto che ti permetta veramente un risparmio. Poi l'Europa vuole eliminare anche i sistemi ibridi, quindi rimane solo la pompa di calore ad alta temperatura che ha ovviamente COP basso oltre a diversi altri problemi soprattutto dove fa molto freddo come al nord.
Se si decide invece per un riscaldamento a pavimento occorre mettere in preventivo di andare ad alloggiare in affitto oppure in albergo perché la casa sarà completamente inabitabile per un bel po'.
Poi c'è il cappotto con almeno 20 cm di isolamento, rasatura e intonachino. I costi nopn ho idea quali siano ma già prima del Covid erano mostruosamente alti, adesso credo abbiano raggiunto prezzi al metro quadro impossibili.
Già che fai questo lavoro e dopo 50 anni devi rifare sicuramente il tetto e quindi puoi installare l'impianto fotovoltaico. Dovrai fare un vano per la pompa di calore e gli altri impianti.
Occorre contare adesso non c'è più lo scambio sul posto e l'energia in eccesso te la pagano una miseria ed è pure tassata, l'unica soluzione è quella dell'autoconsumo ma nalla maggior parte non è praticabile. Poi c'è chi parla di comprarsi una auto elettrica da 25-30-35 mila euro per favorire l'autoconsumo oppure di spendere migliaia di euro per le batterie di accumulo che hanno una durata limitata e accumulano veramente poca energia.
Un conoscente mi diceva che ai tempi del superbonus il costo per fare tutti questi lavori in una villetta simile sono costati 120-130 mila euro, adesso immagino i prezzi siano raddoppiati o quasi.
Quindi forse conviene raderla al suolo e andare in affitto.
Edit: dimenticavo che le case in classe A hanno anche l'areazione meccanica forzata, questo in una casa ristrutturata è quasi impossibile da fare per cui il riscio che i risparmi energetici siano molto più bassi è reale a meno di vivere in una casa meno salubre. Poi il riscio di condensa e muffa con il cappotto è dietro l'angolo soprattutto con una scarsa areazione per vedere scendere i costi energetici.
Mai adeguarsi.
Ciao
Viene quasi da essere tristi che l'Italia non sia stata rasa al suolo durante la guerra come altri paesi europei.
C'è sempre tempo, oggi puoi fare anche il 2x1, lo stesso che ti rade al suolo poi si prende gli appalti per la ricostruzione. Puoi scegliere due stili urbanistici differenti, il Gaza-a-Lago che è un po' più premium e l'Iran Urban, leggermente più accessibile.
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