Volkswagen

Volkswagen taglierà 100.000 posti di lavoro: quattro stabilimenti rischiano la chiusura entro il 2034

di pubblicata il , alle 11:52 nel canale Auto Elettriche Volkswagen taglierà 100.000 posti di lavoro: quattro stabilimenti rischiano la chiusura entro il 2034

Volkswagen ha approvato il Future Plan 2030: altri 50.000 tagli che portano a circa 100.000 i posti di lavoro eliminati. Quattro stabilimenti tedeschi dovranno trovare nuove destinazioni dopo l'esaurimento delle attuali assegnazioni

 

Il consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha approvato all'unanimità il Future Plan 2030, il programma presentato dal consiglio di amministrazione per ridurre i costi e riorganizzare il gruppo nei prossimi anni. La decisione è arrivata a Wolfsburg, sede principale dell'azienda, durante una riunione d'emergenza e con un giorno di anticipo rispetto ai programmi iniziali.

Il voto assume particolare rilievo perché il consiglio di sorveglianza è composto per metà dai rappresentanti dei lavoratori e per metà dai rappresentanti degli azionisti. Pochi giorni prima, il piano aveva incontrato una forte opposizione da parte dei lavoratori.

La soluzione approvata è anche la più austera tra quelle prese in considerazione. Il programma prevede altri 50.000 posti di lavoro in meno entro il 2030, oltre ai circa 50.000 tagli già concordati per Volkswagen, Audi, Porsche e per la divisione software Cariad. Il totale potenziale arriva quindi a circa 100.000 posti di lavoro eliminati su una forza lavoro mondiale poco superiore a 650.000 persone.

Il ridimensionamento equivale a circa il 15% dell'organico complessivo del gruppo. Volkswagen non ha ancora indicato con precisione dove ricadranno i nuovi tagli né in quali tempi saranno completati. Tra le motivazioni indicate dall'azienda figurano la maggiore pressione competitiva a livello globale, la variazione della domanda e l'introduzione di nuove tecnologie nel settore automobilistico.

Il piano non prevede la chiusura immediata degli stabilimenti, una delle richieste più controverse emerse nel confronto con i rappresentanti dei lavoratori. Tuttavia, quattro fabbriche Volkswagen e Audi hanno un futuro ancora incerto: Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm.

Gli impianti esauriranno le attuali assegnazioni produttive in momenti diversi, tra il 2031 e il 2034. Volkswagen ha spiegato che al momento non è possibile garantire per questi siti una produzione futura competitiva una volta terminata la realizzazione dei modelli oggi assegnati.

Questo non equivale a un annuncio di chiusura. Il gruppo valuterà infatti possibili riconversioni industriali e altri utilizzi per gli stabilimenti, ma la possibilità che la produzione automobilistica termini dopo il 2034 resta aperta.

Il tema coinvolge una parte importante della capacità produttiva elettrica del gruppo in Germania. Zwickau è stato il primo grande stabilimento Volkswagen a passare interamente alla produzione di vetture con motore elettrico. Emden produce ID.4 e ID.7, mentre Hannover realizza ID. Buzz e ID. Buzz Cargo. A Neckarsulm, invece, Audi produce la e-tron GT insieme a modelli con motore endotermico e sistemi ibridi plug-in.

Volkswagen ha inoltre riconosciuto un problema di capacità produttiva: gli stabilimenti europei del gruppo possono costruire oltre 500.000 veicoli all'anno in più rispetto alla domanda attuale. Entro la fine di giugno 2027 l'azienda intende definire una nuova strategia produttiva per gli impianti europei.

La presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo e il sindacato IG Metall hanno sostenuto l'accordo dopo un confronto particolarmente acceso. Cavallo ha affermato che è stata evitata una pericolosa escalation dello scontro e ha indicato tra i risultati ottenuti la rinuncia della dirigenza alla chiusura immediata degli stabilimenti.

Tra gli elementi concordati figura anche la rinuncia alla separazione del ramo che produce vetture da quello dedicato alla componentistica. Il piano mantiene quindi una struttura industriale integrata, mentre lascia aperta la questione del futuro dei quattro stabilimenti con produzioni destinate a esaurirsi tra il 2031 e il 2034.

Cavallo aveva già espresso forti riserve rispetto all'ipotesi di chiusura delle fabbriche e ha sottolineato la necessità di non trasferire sui dipendenti l'intero costo della riorganizzazione. Secondo la dirigente, il piano considera sicurezza occupazionale e sostenibilità economica come obiettivi da perseguire insieme.

La riorganizzazione non riguarda soltanto gli stabilimenti e il personale. Volkswagen prevede una forte riduzione della complessità del proprio portafoglio prodotti. Entro il 2035 il gruppo vuole ridurre di circa il 50% il numero dei modelli venduti a livello globale.

A questo si aggiunge una riduzione di circa il 75% delle possibilità di configurazione, tra allestimenti, equipaggiamenti e altre varianti. L'obiettivo è offrire meno combinazioni e semplificare la struttura industriale necessaria per produrle.

Il programma interessa anche la parte tecnica dei veicoli. Volkswagen intende semplificare piattaforme automobilistiche, software, architetture elettroniche e sistemi di assistenza alla guida. Anche il portafoglio di attività e investimenti del gruppo dovrebbe ridursi di circa un terzo, attraverso cessioni o riorganizzazioni delle attività considerate non strategiche.

In quest'ottica, la riduzione della complessità dovrebbe consentire al gruppo di concentrare risorse e capacità produttiva su un numero inferiore di prodotti, con una struttura industriale più semplice e meno costosa.

Nonostante i tagli, il piano prevede considerevoli investimenti. Volkswagen stima 135 miliardi di euro di spesa complessiva in ricerca e sviluppo nel periodo compreso tra il 2027 e il 2031.

Gli obiettivi finanziari fissati per il 2030 sono altrettanto ambiziosi: il gruppo punta a 9 milioni di veicoli venduti all'anno e a un margine operativo del 9%. Con questi parametri, Volkswagen indica un risultato operativo annuale di circa 31 miliardi di euro.

Al centro del Future Plane 2030 c'è quindi la semplificazione: meno personale, meno modelli, meno allestimenti e un processo produttivo più semplice che, in teoria, dovrebbero tagliare drasticamente i costi e rendere il gruppo nuovamente competitivo nel confronto con i concorrenti, soprattutto asiatici.

I nodi da sciogliere, tuttavia, sono sostanzialmente due. Il primo riguarda la destinazione dei quattro siti succitati (Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm) per i quali il periodo tra il 2031 e il 2034 sarà cruciale per determinarne il futuro. Il secondo, rimangono le vendite: allo stato attuale, Volkswagen ha presentato un piano per il taglio dei costi, ma non è chiaro se questo si rifletterà anche sui listini né in che modo il gruppo intenda recuperare terreno in un mercato, quello europeo, in cui l'attenzione si sposta sempre più verso la concorrenza a basso costo.

10 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info
Gio2204 Settembre 2026, 12:03 #1
vabè dai vorrà dire che
produrranno armi

droni,
veicoli per fanteria,
obici
ecc ecc
maschere nbc
dosi di iodio.
sacchi neri (parecchi)
the_joe04 Settembre 2026, 12:07 #2
Era solo questione di tempo, dopo avere delocalizzato tutto il resto dell'industria, mancava solo l'automotive e poco altro, era inevitabile che accadesse visto che nessuno ai piani alti ha mai pensato alle conseguenze della globalizzazione selvaggia, anzi hanno favorito in ogni modo la migrazione per ingrassare le tasche dei soliti impoverendo tutto il resto.
DanieleG04 Settembre 2026, 13:03 #3
La deindustrializzazione made in UE procede.
E si fanno pure le pippe sulle emissioni ridotte... grazie tante, l'industria sta sparendo.
TheDarkAngel04 Settembre 2026, 13:07 #4
Originariamente inviato da: DanieleG
La deindustrializzazione made in UE procede.
E si fanno pure le pippe sulle emissioni ridotte... grazie tante, l'industria sta sparendo.


Bello deresponsabilizzare le aziende puntando il dito contro la UE, è sicuramente una direttiva UE aver arricchito gli azionisti a scapito di tutto il resto
DanieleG04 Settembre 2026, 13:19 #5
Originariamente inviato da: TheDarkAngel
Bello deresponsabilizzare le aziende puntando il dito contro la UE, è sicuramente una direttiva UE aver arricchito gli azionisti a scapito di tutto il resto


Cosa deresponsabilizzi, se le regole idiote a cui devono sottostare sono quelle dei criminali della commissione?
Notturnia04 Settembre 2026, 14:19 #6
oggi l'ILVA ha chiuso con 2.500 lavoratori dell'indotto..
non vedo niente di strano che VW tagli 100.000 persone in 8 anni..
il progetto UE 2.0 prevede l'eliminazione dell'industria pesante e dell'automotive dall'UE e mi pare che vada a gonfie vele..

io aspetto solo la chiusura definitiva dell'ILVA per dire "ve lo avevo detto io" .. ma è come avre ragione in un aereo che si sta schiantando.. si muore lo stesso
Notturnia04 Settembre 2026, 14:22 #7
stanno facendo fallire acciaio e auto in europa non vedo di che ci si stupisce.. è quello che vuole la gente per cui buona questa
peccato per chi viveva grazie al lavoro ma i giovani di oggi vogliono questo per cui diamoglielo

finta indipendenza energetica e totale sudditanza su tutti i prodotti bizzarro ragionamento delle capre 2.0
Darkon04 Settembre 2026, 14:53 #8
Originariamente inviato da: DanieleG
Cosa deresponsabilizzi, se le regole idiote a cui devono sottostare sono quelle dei criminali della commissione?


Guarda che le regole c'entrano ben poco. Hanno iniziato a delocalizzare già negli anni '80 quando non dico che valeva tutto ma poco ci mancava.

Poi a partire dai primi 2000 hanno abbinato alla delocalizzazione una finanza creativa fatta di aziende ultra-indebitate e stacchi di dividendo come se non ci fosse un domani svuotandole per poi piangere miseria ben prima MOLTO prima che le regole UE diventassero stringenti.

L'UE è diventata il parafulmine di tutto... un modo per scaricare qualsiasi responsabilità senza contare che l'UE viene eletta eh... il parlamento UE lo votiamo quindi se poi va in una certa direzione è in base a chi ci abbiamo mandato e non che magicamente fanno cose a caso.
Darkon04 Settembre 2026, 14:57 #9
Originariamente inviato da: Notturnia
oggi l'ILVA ha chiuso con 2.500 lavoratori dell'indotto..
non vedo niente di strano che VW tagli 100.000 persone in 8 anni..
il progetto UE 2.0 prevede l'eliminazione dell'industria pesante e dell'automotive dall'UE e mi pare che vada a gonfie vele..

io aspetto solo la chiusura definitiva dell'ILVA per dire "ve lo avevo detto io" .. ma è come avre ragione in un aereo che si sta schiantando.. si muore lo stesso


Diciamo che hai fatto un esempio piuttosto infelice...

L'ILVA è un buco nero con sulla coscienza un inquinamento criminale e dio solo sa quanti morti che se ci fosse stata una classe politica anche solo vagamente decente doveva prendere chiuderla e sbattere in galera dal primo all'ultimo di manager e proprietà.

Quanto all'industria pesante l'UE avrà le sue responsabilità ma non è certo colpa tutta e sola dell'UE. Nel momento in cui l'acciaio costa meno comprarlo in India e farmelo spedire piuttosto che comprarlo in Europa è evidente che c'è un problema economico e commerciale prima che di regole UE e non ditemi che la colpa è il green o meno perché anche ignorando qualsiasi regola anti-inquinamento l'acciaio indiano rimane più economico.
euscar07 Settembre 2026, 17:00 #10
Originariamente inviato da: Gio22
vabè dai vorrà dire che
produrranno armi

droni,
veicoli per fanteria,
obici
ecc ecc
maschere nbc
dosi di iodio.
sacchi neri (parecchi)


Infatti:

Volkswagen riconverte uno stabilimento per l'industria della difesa

Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".

La discussione è consultabile anche qui, sul forum.
^