Volkswagen, Blume prepara maxi-taglio da 100.000 posti di lavoro. A rischio 4 fabbriche
di Nino Grasso pubblicata il 26 Giugno 2026, alle 15:31 nel canale Auto Elettriche
Oliver Blume prepara per Volkswagen il riassetto più drastico di sempre: fino a 100.000 posti tagliati nel mondo, quattro stabilimenti tedeschi a rischio e lo scorporo del marchio VW. Un piano che raddoppia i 50.000 esuberi concordati nel 2024
Volkswagen si prepara al riassetto più radicale della sua storia. L'amministratore delegato Oliver Blume ha messo sul tavolo un piano che prevede il taglio di fino a 100.000 posti di lavoro nel mondo nei prossimi anni, pari a circa il 15% della forza lavoro complessiva del gruppo. La notizia è stata anticipata da Manager Magazin e Volkswagen, per ora, non l'ha confermata. Il piano sarebbe stato presentato dallo stesso Blume al consiglio di gestione nei giorni scorsi, prima del passaggio negli organi di controllo.
La cifra rappresenta un netto inasprimento rispetto alla rotta già tracciata. A fine 2024 il costruttore aveva concordato con il consiglio di fabbrica la riduzione di circa 50.000 posti entro il 2030, al termine di un braccio di ferro durato mesi con i sindacati. Il nuovo schema, se confermato, raddoppierebbe quel numero, segnando un cambio di passo nella strategia di contenimento dei costi e riaprendo un fronte di tensione che si era appena chiuso.
Sul fronte produttivo, il piano metterebbe a rischio chiusura quattro stabilimenti tedeschi: gli impianti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden e la fabbrica del marchio sorella Audi a Neckarsulm. Si tratta di siti che oggi occupano circa 40.000 dipendenti, con una capacità produttiva nell'ordine dei 750.000 veicoli l'anno. Le chiusure non scatterebbero comunque prima del 2030, una volta esauriti i modelli attualmente in produzione.
Scorporo del marchio VW e investimenti in calo
La sforbiciata toccherebbe anche le strutture direzionali. Nelle sole aree di amministrazione e sviluppo, secondo le indiscrezioni, fino a 5.500 dei circa 20.000 dirigenti potrebbero perdere il posto, segno di una revisione che non risparmia i livelli più alti dell'organizzazione. Il taglio complessivo di 100.000 unità andrebbe rapportato a una forza lavoro globale stimata intorno alle 670.000 persone, un'incidenza che dà la misura della portata dell'intervento.
Il progetto di Blume andrebbe a ridisegnare l'architettura stessa del gruppo. Sia il marchio Volkswagen sia la divisione componentistica verrebbero scorporati e trasformati in società indipendenti, sganciate dall'attuale struttura del gruppo. È una mossa che punta a rendere più snelle e responsabili le singole unità, in quella che Reuters ha descritto come la più profonda ristrutturazione negli 89 anni di vita dell'azienda.
In parallelo, il management punterebbe a ridurre gli investimenti di circa il 15%, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro nell'arco dei prossimi cinque anni. Una sterzata che fotografa la necessità di liberare risorse in una fase di forte pressione sui conti.
Le difficoltà del gruppo nascono dalla somma di più fattori, che hanno finito per sovrapporsi. Pesano i dazi statunitensi, stimati in circa 4 miliardi di euro l'anno, e il crollo delle vendite in Cina, arrivato a sfiorare il 20% in un singolo trimestre in quello che resta il principale mercato mondiale dell'auto.
A questo si aggiunge il carico strutturale legato alla transizione verso l'elettrico, con investimenti ingenti e margini ancora compressi mentre la domanda di vetture a batteria cresce più lentamente del previsto. Una combinazione che ha eroso la redditività proprio nel cuore industriale tedesco del gruppo, dove i costi del lavoro restano tra i più alti del settore.
Volkswagen non ha voluto commentare le indiscrezioni, limitandosi a far sapere che "i fatti rilevanti della questione saranno discussi e approvati dagli organi competenti" e che il gruppo non intende anticiparne l'esito. Il nuovo piano dovrebbe essere illustrato al consiglio di sorveglianza il prossimo 9 luglio.










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12 Commenti
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Ciao
Ma infatti, come si suol dire i nodi stanno arrivando al pettine e il giochino dell'aumentare i prezzi diminuendo contestualmente la qualità delle auto non regge più, i clienti si sono stufati di farsi spennare per auto che sono solo un lontano ricordo di cosa erano le Volkswagen, altro che Premium, si come no...
Chi è causa del proprio mal pianga se stesso, dispiace solo per quelle decine di migliaia di operai che metteranno sulla strada, quelli che come al solito pagano le scellerate scelte di una dirigenza che guarda solo ai dividendi da distribuire....
Per i marchi tedeschi è finita la pacchia, anche BMW e Mercedes non navigano in buone acque, del resto cosa pensavano che vendere le auto, e anche le moto per la prima, aumentando i prezzi come se non ci fosse un domani durasse all'infinito? per la cronaca sono andato a vedere la nuova BMW GS 1300, per il modello neanche il più accessoriato mi hanno chiesto 32.000€, cioè questi hanno perso il lume della ragione......
Miopia allo stato puro, ci stiamo impoverendo tutti indistintamente ed è anche normale, in un mondo globalizzato le condizioni di vita tendono ad eguagliarsi e non avendo risorse infinite, la linea mediana sarà purtoppo per noi al ribasso. C'è poco da fare.
Ciao
Ma che dici?
45.000 te li chiedono quasi per la Polo
Chi è causa del proprio mal pianga se stesso, dispiace solo per quelle decine di migliaia di operai che metteranno sulla strada, quelli che come al solito pagano le scellerate scelte di una dirigenza che guarda solo ai dividendi da distribuire....
Per i marchi tedeschi è finita la pacchia, anche BMW e Mercedes non navigano in buone acque, del resto cosa pensavano che vendere le auto, e anche le moto per la prima, aumentando i prezzi come se non ci fosse un domani durasse all'infinito? per la cronaca sono andato a vedere la nuova BMW GS 1300, per il modello neanche il più accessoriato mi hanno chiesto 32.000€, cioè questi hanno perso il lume della ragione......
Addirittura alcuni hanno smesso di fare le auto più piccole perchè guadagnavano troppo poco. E adesso invece si parla di fare key car europee...
Hanno aperto un'autostrada alla concorrenza: prezzi altissimi, qualità inadeguata, e pure mancanza di offerta aprendo volontariamente voragini nella gamma economica.
Ciliegina, senza più i numeri per fare le economie di scala ora è più difficile abbassare i prezzi.
I soliti manager miopi, che si erano montati la testa, ora loro si tengono i bonus mentre il conto pagano gli operai.
45.000 te li chiedono quasi per la Polo
Ma quella normale, che purtroppo ha mia madre, non ha le maniglie sopra le porte, i pulsanti touch del condizinatore (ovviamente tutto lucido così riflette meglio
Più che altro è una capitolazione... Alla fine gli errori si pagano sempre, anche se ti chiami VAG alias Volkswagen.
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