Tesla apre ai fleet buyer per Cybercab, ma i proprietari FSD restano a bocca asciutta
di Nino Grasso pubblicata il 04 Settembre 2026, alle 14:31 nel canale Auto Elettriche
Tesla ha pubblicato un modulo per raccogliere le candidature di aziende interessate a comprare flotte di Cybercab o a gestire infrastrutture per la rete Robotaxi, proprio nel giorno del lancio del veicolo autonomo ad Austin
Tesla ha diffuso un "Robotaxi interest form", un modulo online per raccogliere le manifestazioni di interesse da parte di aziende che vogliono acquistare flotte di Cybercab o offrire servizi di infrastruttura per la rete di guida autonoma. È il primo passo verso l'apertura a soggetti esterni della tecnologia FSD, ma chi possiede già un'auto Tesla e ha pagato per il software resta ancora fuori da qualsiasi opportunità di guadagno.
Il modulo è comparso proprio nel giorno in cui Tesla avrebbe dovuto tenere l'evento di lancio del Cybercab ad Austin, in Texas, un appuntamento che si è svolto senza streaming pubblico né accesso per la stampa. Le uniche informazioni disponibili arrivano da alcuni utenti selezionati presenti sul posto.
Il testo del modulo recita "Help Us Build Our Robotaxi Network" e chiede nome, e-mail, numero di telefono e ragione sociale dell'azienda. Chi lo compila deve scegliere una sola opzione tra quattro: acquisto di flotte Cybercab, hub di mobilità e infrastrutture, collaborazioni per eventi o "altro", oltre a un campo libero per indicare la regione di interesse.
Una svolta rispetto alle promesse fatte ai proprietari
Per anni Tesla ha venduto il pacchetto Full Self-Driving (fino a 15.000 dollari) promettendo che i proprietari avrebbero potuto trasformare l'auto in un "asset che si rivaluta", inviandola a fare corse a pagamento quando rimaneva inutilizzata. Nessun proprietario privato, però, ha mai potuto monetizzare realmente questa funzione, nonostante Tesla operi corse a pagamento con le proprie vetture da oltre un anno.

Il fondatore Elon Musk aveva anche paventato uno scenario in cui Tesla avrebbe smesso di vendere auto ai privati una volta risolta l'autonomia, preferendo gestire una flotta propria per un servizio di trasporto più redditizio. Il modulo appena pubblicato sembra muoversi in una direzione diversa: non tenere tutto in casa, ma cercare capitali e partner esterni disposti a comprare i veicoli, forse per non sobbarcarsi da sola i costi di scala in un anno già pesante sul piano finanziario.
La voce dedicata agli hub di mobilità arriva dopo che Tesla ha abbandonato, senza spiegazioni, il progetto di trasformare un parcheggio nel centro di San Francisco in un polo di ricarica per veicoli a guida autonoma. Nel frattempo, altre aziende, tra cui la britannica Hubber fondata da ex dipendenti Tesla, si sono mosse proprio su questo fronte, segno che l'azienda di Musk potrebbe aver perso terreno anche sulle infrastrutture.
Il quadro resta comunque legato a una variabile che non è ancora risolta: la guida autonoma vera e propria. Il servizio Robotaxi di Tesla, finora limitato a Model Y con software geolocalizzato e mappato tramite LiDAR in poche aree urbane, non ha ancora dimostrato la scalabilità promessa da anni sotto forma di reti neurali addestrate su big data. Chi ha già investito nel modulo di interesse di Tesla scommette dunque su una tecnologia che, a dieci anni dalle prime promesse, deve ancora dimostrare di funzionare su larga scala.
Rimangono in sospeso anche i dettagli economici dell'operazione: Tesla non ha chiarito prezzi, condizioni contrattuali né tempistiche per l'eventuale vendita delle flotte di Cybercab a operatori terzi, lasciando intendere che l'iniziativa sia ancora in una fase puramente esplorativa.







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