PeugeotJeepDongfeng
Stellantis sceglie la via di Wuhan: Peugeot e Jeep elettriche "Made in China" per l’export globale
di Massimiliano Zocchi pubblicata il 15 Maggio 2026, alle 13:56 nel canale Auto Elettriche
Nel giro di 12 mesi nuove auto elettriche Peugeot e Jeep usciranno dagli stabilimenti cinesi di Dongfeng, ma non resteranno confinate in Cina, e verranno esportate in tutto il mondo










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24 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoIl modello cinese, che poi non è niente di nuovo è una versione in salsa cinese di dirigismo, è utilizzabile fino a un certo punto dello sviluppo di un paese, poi crea inefficienze, risorse che vengono distribuite secondo concetti politici e none conomici, amento della pressioni sui conti pubblici e buchi di bilancio quando diventa permanente.
E' qualcosa che abbiamo già visto in Italia ed è miseramente fallito con l'IRI.
Per quel che si vede fino ad ora, il "metodo cinese" consiste nel dare facilitazioni e finanziamenti condizionati da obiettivi strategici da perseguire, non sono "a perdere".
Quando poi gli obiettivi sono raggiunti le facilitazioni vengono meno ed a parte aziende ritenute di interesse nazionale (e sotto controllo statale) le altre spariscono se non riescono a reggersi sulle loro stesse gambe.
Inoltre il governo cinese non si fa problemi a mettere in riga i suoi imprenditori se si allargano troppo o fanno qualcosa percepito contro gli interessi nazionali.
Per dirla in un altro modo, John Elkann avrebbe fatto la fine di Jack Ma nel momento in cui fosse trapelata l'idea di una fusione tra PSA e FCA.
Quando poi gli obiettivi sono raggiunti le facilitazioni vengono meno ed a parte aziende ritenute di interesse nazionale (e sotto controllo statale) le altre spariscono se non riescono a reggersi sulle loro stesse gambe.
Inoltre il governo cinese non si fa problemi a mettere in riga i suoi imprenditori se si allargano troppo o fanno qualcosa percepito contro gli interessi nazionali.
Per dirla in un altro modo, John Elkann avrebbe fatto la fine di Jack Ma nel momento in cui fosse trapelata l'idea di una fusione tra PSA e FCA.
Il modello cinese punta a far crescere dall’alto i settori strategici con aiuti forti e duraturi; quello occidentale delle startup punta invece a far emergere dal basso le imprese migliori tramite mercato, fallimenti rapidi e crescita veloce. Il primo può essere molto efficace per costruire industria e scala, ma rischia di accumulare debiti, inefficienze e costi nascosti se lo Stato interviene troppo a lungo. Evergrande è l’esempio più chiaro di questo rischio. Nel modello startup il rischio è distribuito su molti tentativi, con più selezione di mercato ma anche più lentezza e più difficoltà a creare rapidamente grandi dimensioni industriali: ecco perché molte innovazioni sono nate in Occidente ma hanno trovato la loro diffusione su larga scala in Cina. I due modelli, in fondo, sono adatti a fasi diverse dello sviluppo economico.
In Europa manca sia la scala sia una piena capacità di coordinamento, perché l’Unione resta politicamente frammentata in 27 Stati con interessi diversi. Le decisioni europee sono quindi spesso il risultato di compromessi necessari a tenere insieme tutti, ma proprio per questo tendono a essere meno rapide e meno ottimali di quelle prese in sistemi politici più unitari. Questa frammentazione pesa sia sull’innovazione sia sulla capacità delle imprese di crescere fino a diventare campioni globali.
In Europa il problema non si risolve con più frammentazione o con un sovranismo nostalgico che tenta di riportare indietro le lancette del tempo. Quel modello non ricostruisce una sovranità efficace, ma indebolisce ulteriormente la capacità di innovare e competere. I problemi europei richiedono più integrazione, più scala e più coordinamento, non più divisione tra Stati piccoli che da soli contano poco nei mercati globali.
Pensare di risolvere il problema di competitività di Stellantis con una nazionalizzazione italiana o francese significa confondere il livello del problema. Stellantis compete su scala globale, in un’industria che richiede capitali enormi, tecnologia, piattaforme e filiere internazionali; un controllo nazionale può forse difendere interessi locali nel breve periodo, ma non crea da solo competitività. La vera questione è industriale e di scala, non di bandiera e l'EU dovrebbe avere abbastanza unità politica per avere dei campioni europei non nazionali...ma questo non si puo' realizzare senza una una unione politica più stretta.
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