Stellantis: dopo il crollo di venerdì, si torna in ufficio. Dal 2027 stop allo smart working
di Vittorio Rienzo pubblicata il 11 Febbraio 2026, alle 17:43 nel canale Auto Elettriche
Stellantis ha annunciato la fine dello smart working in Italia dal 2027. Coinvolti circa 10mila dipendenti su 30mila totali. La decisione, comunicata dall’AD Antonio Filosa, prevede un rientro progressivo a partire dal prossimo anno
Stellantis ha recentemente annunciato la fine dello smart working per i suoi dipendenti: dal 2027, anche per i dirigenti, si tornerà in ufficio per cinque giorni la settimana. La comunicazione è arrivata direttamente dall’amministratore delegato Antonio Filosa, che ha informato lavoratori e sindacati durante una riunione plenaria. La misura riguarda in particolare i circa 10mila dipendenti su 30mila complessivi che oggi usufruiscono dello smart working, limitato già dal 2025 a un massimo di due giorni.
La decisione archivia definitivamente il modello organizzativo introdotto durante la pandemia e sostenuto con convinzione dall’ex amministratore delegato Carlos Tavares, dimessosi alla fine del 2024 dopo una gestione giudicata fallimentare. Il sistema prevedeva un’ampia flessibilità: lavoro da casa per gran parte della settimana e presenza richiesta solo quando necessario.

In realtà, segnali sul rientro in ufficio erano già stati inviati lo scorso anno da John Elkann, presidente di Stellantis, il quale aveva dichiarato "dobbiamo tornare a lavorare insieme" in un videomessaggio mandato ai dipendenti. Dal canto suo, Filosa, non ha mai nascosto la sua contrarietà verso lo smart working.
Se da un lato gli spazi non mancano, dato che rispetto al periodo pre-pandemia l'organico si è ridotto, dall'altro gli stabilimenti vanno riadattati per collocare tutti i dipendenti. Da qui, probabilmente, la scelta di un rientro graduale e solo a partire dal prossimo anno.
A Torino, dove è prevista la presenza di circa 5.500 lavoratori, sono in corso interventi sulla storica Palazzina di Mirafiori, la cui riapertura non avverrà prima del 2027. L’adeguamento degli ambienti risulta quindi un passaggio necessario per sostenere il nuovo assetto organizzativo.
La decisione, inoltre, è stata presa senza una consultazione con i sindacati, i quali però hanno manifestato reazioni contrastanti. La Fiom Cgil ha definito la scelta "sbagliata", in quanto molti dipendenti avrebbero ridefinito la loro routine quotidiana sulla base delle disposizioni previste dal lavoro ibrido.
Secondo il sindacato, questo metterà in difficoltà le famiglie. In più, sempre secondo l'associazione, il lavoro ibrido rappresenta un'attrattiva per i giovani talenti che così verrebbero disincentivati ad avvicinarsi a Stellantis.

La posizione di Fim Cisl invece risulta molto più diplomatica. Il sindacato non si è opposto al ritorno completo al lavoro in presenza, ma ha invitato la società a valutare eventuali esigenze individuali certificate con analisi delle singole unità produttive e il coinvolgimento delle Rsa.
Va anche sottolineato che Stellantis dovrà fare i conti con uno scenario ben diverso da quello pre-pandemia. Innanzitutto, il lavoro ibrido aveva consentito di ridurre le spese aziendali: il lunedì e il venerdì in alcuni reparti il riscaldamento era completamente spento, mentre la drastica diminuzione del consumo energetico aveva ridotto i costi già da prima dei rincari.
Oggi, per quanto l'organico sia ridotto, il costo dell'elettricità è sensibilmente più alto, a cui vanno aggiunte vendite in netto calo che pesano sul bilancio dell'azienda che venerdì ha registrato un crollo in borsa del 25%, pari a 22 miliardi di euro.
Insomma, possiamo dire che Stellantis si trova attualmente tra l'incudine e il martello: da un lato ci sono i lavoratori che, chiaramente, non hanno accolto con favore la scelta del ritorno in ufficio, dall'altro c'è il mercato che ancora una volta punisce le scelte degli ultimi anni. A tutto questo va anche aggiunta l'interruzione dei lavori sul polo dedicato alle batterie degli EV in Molise.

Dopo il ritiro del divieto per auto benzina e diesel nel 2035 da parte dell'Europa, l'industria del Vecchio Continente ha fatto un passo indietro rispetto alla mobilità sostenibile, un settore dove però i costruttori cinesi risultano già affermati e, stando ai numeri, con un'offerta molto più attraente rispetto ai marchi europei.
In conclusione, una situazione tutt'altro che semplice da gestire in un mercato sempre più competitivo e soprattutto indirizzato verso nuove soluzioni di mobilità.










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26 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infol'occhio del padrone ingrassa il cavallo
poi badge per tutti, perche se non esci alle 18.00 nn hai lavorato
magari nessuno puo contraddire il capo in riunione: la metterei come regola
ma per cortesia
che pietà
Lo fanno perché è più economico far licenziare le persone invece di licenziarle.
la summa dirighenzia ha tempo ancora quasi un anno intero per finire di mandare a putt.... ehm... a donnine l'azienda
ciao ciao
Edit
esempio, metti che domani si svegliano senza aver preso la brioschi la sera prima.... e si mettono giù pancia a terra a progettare la Duna elettrica
l'occhio del padrone ingrassa il cavallo
poi badge per tutti, perche se non esci alle 18.00 nn hai lavorato
magari nessuno puo contraddire il capo in riunione: la metterei come regola
ma per cortesia
che pietà
No, semplicemente su progetti medio-grandi è meglio vedersi in ufficio e parlare di persona piuttosto che fare tutto online, quella sì che è una cosa che fa pietà.
Non sto dicendo che il lavoro remoto vada abolito, ma che sicuramente non dovrebbe rappresentare la modalità prevalente del tempo speso in attività, specie se le attività coinvolgono un gruppo di persone.
Dopodiché vabbè in italia si spende più tempo a fare meeting che a lavorare veramente.
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