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Porsche investirà 2,1 miliardi in Germania ma taglierà altri 5.000 posti di lavoro entro il 2035

di pubblicata il , alle 09:21 nel canale Auto Elettriche Porsche investirà 2,1 miliardi in Germania ma taglierà altri 5.000 posti di lavoro entro il 2035

Porsche ha raggiunto un accordo con sindacati e rappresentanze dei lavoratori per il piano "Future Package". Previsti investimenti per 2,1 miliardi di euro negli stabilimenti tedeschi entro il 2035, insieme a una nuova riduzione di 5.000 posti di lavoro e a misure per contenere il costo del personale.

 

Porsche ha definito un nuovo piano industriale di lungo periodo che punta a rafforzare la competitività del costruttore attraverso un mix di investimenti, interventi sull'organizzazione del lavoro e contenimento dei costi. L'accordo, denominato Future Package, è stato raggiunto tra il consiglio di amministrazione, il consiglio dei lavoratori, il sindacato IG Metall e l'associazione datoriale Südwestmetall e costituisce uno dei pilastri della strategia "Sportwagenschmiede 35", che sarà illustrata nel dettaglio durante il Capital Markets Day previsto per ottobre.

Il programma prevede investimenti complessivi pari a 2,1 miliardi di euro entro il 2035 nei siti di Zuffenhausen e Weissach, due poli strategici per la produzione e lo sviluppo dei modelli Porsche. L'obiettivo dichiarato è mantenere in Germania la produzione delle sportive a due porte, ampliare il programma di personalizzazione Sonderwunsch e continuare a concentrare nel centro di Weissach le attività di ricerca e sviluppo per tutte le gamme del marchio.

Parallelamente agli investimenti, Porsche ha annunciato una nuova riduzione dell'organico pari a 5.000 posti di lavoro entro il 2035. L'azienda ha precisato che il ridimensionamento avverrà senza licenziamenti obbligatori, facendo ricorso principalmente al naturale turnover, ai pensionamenti, a programmi di prepensionamento e ad accordi di uscita volontaria. Sommando questa misura ai tagli già comunicati nei mesi scorsi, il numero complessivo delle posizioni destinate a essere eliminate sale a 9.400, su una forza lavoro di circa 42.000 dipendenti.

L'intesa comprende inoltre una serie di interventi destinati a ridurre il costo del lavoro. Tra questi figura il differimento fino al 2035 del 3,5% degli aumenti salariali concordati per il personale soggetto al contratto collettivo Porsche. Anche il management contribuirà alla manovra: nel 2027 e nel 2028 i dirigenti senior e top rinunceranno a una quota equivalente degli incrementi retributivi previsti.

Sono previste anche modifiche ai sistemi di incentivazione. Il contributo volontario dell'azienda al bonus natalizio sarà progressivamente ridotto dal 45% al 5%, con un conseguente calo dell'importo massimo erogabile, che passerà dal 100% al 60% di una mensilità. Inoltre, i premi variabili saranno maggiormente legati ai risultati economici e alla redditività dell'azienda.

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Il piano interviene anche sull'organizzazione del lavoro. Il limite massimo di giornate mensili di lavoro da remoto sarà ridotto da dodici a otto giorni, mentre sono previste modifiche all'organizzazione delle pause e ai tempi dei cicli produttivi con l'obiettivo di aumentare la produttività degli stabilimenti.

Come parte dell'accordo, Porsche ha esteso fino alla fine del 2035 le garanzie occupazionali e di mantenimento dei siti produttivi, impegnandosi a non ricorrere a licenziamenti obbligatori durante questo periodo. Per i dipendenti è inoltre previsto un bonus straordinario di trasformazione pari a 1.500 euro, che sarà erogato nell'agosto 2026. Gli iscritti a IG Metall riceveranno un'integrazione di 411 euro, per un totale di 1.911 euro, oltre a un giorno aggiuntivo di ferie annuali e a un voucher da 200 euro.

Il piano arriva in una fase complessa per Porsche e, più in generale, per l'intero settore automobilistico europeo. L'azienda è chiamata a confrontarsi con l'aumento dei costi industriali, con la transizione verso la mobilità elettrica e con una concorrenza sempre più intensa, in particolare sul mercato cinese, storicamente uno dei principali sbocchi commerciali del marchio ma oggi caratterizzato da una domanda in rallentamento. Le difficoltà si inseriscono inoltre nel più ampio processo di ristrutturazione che sta interessando l'intero gruppo Volkswagen.

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