Polestar: crescere riducendo l'impronta. Perché la sostenibilità non è un freno, ma un acceleratore
di Massimiliano Zocchi pubblicata il 05 Maggio 2026, alle 16:15 nel canale Auto Elettriche
Mentre l’industria automotive tentenna tra ibridi e ritorni al termico, il brand svedese taglia le emissioni per unità del 31% in cinque anni. Michael Lohscheller: "Se non lo fai mentre cresci, è una scelta consapevole"
Nel panorama attuale della mobilità, dove i segnali politici sembrano confusi e molti grandi gruppi industriali stanno timidamente rispolverando i piani per i motori a combustione, c’è chi ha deciso di non guardare nello specchietto retrovisore. Polestar, l’unica casa automobilistica europea "pure electric", ha appena pubblicato il suo Sustainability Report 2025 e i dati parlano chiaro: non si tratta di promesse per un futuro lontano, ma di risultati misurabili oggi.
I numeri del "decoupling"
Dal 2020 a oggi, Polestar ha ridotto le proprie emissioni di gas serra del 31% per ogni singola vettura venduta. Un dato che acquista un peso specifico enorme se contestualizzato alla crescita del brand: in questo stesso arco di tempo, l’azienda ha scalato il business arrivando a oltre 60.000 unità annue, si è espansa in 28 mercati e ha avviato la produzione in tre diversi continenti.
È la prova provata di quello che gli economisti chiamano "decoupling": scindere la crescita economica dall’aumento dell’impatto ambientale. In un settore pesante come quello dell'auto, è un segnale di rottura fortissimo.
La provocazione di Lohscheller: "È una scelta"
Il CEO di Polestar, Michael Lohscheller, non usa giri di parole: “Se non riduci le emissioni mentre cresci, stai scegliendo di non farlo”. È un guanto di sfida lanciato ai concorrenti che chiedono deroghe o rallentamenti sugli obiettivi climatici.
Secondo Lohscheller, l’elettrificazione non è solo una missione ambientale, ma una proposta di valore superiore per il cliente: costi di esercizio più bassi e, paradossalmente, meno stress. Con l’instabilità dei prezzi del greggio, l’ansia da autonomia (la celebre range anxiety) sta venendo rapidamente sostituita dall’ansia "alla pompa". Chi guida elettrico, oggi, sceglie la stabilità.
Come si ottiene un -31%?
Non è solo merito della coda di scarico assente. La riduzione record è frutto di un lavoro certosino sulla catena di fornitura:
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Energia rinnovabile: massiccio utilizzo di fonti pulite nella produzione delle batterie e nei siti industriali.
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Design efficiente: il successo della Polestar 4 ha aiutato: è il modello con l'impronta di carbonio più bassa mai prodotta dal brand.
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Mercato Europeo: con oltre il 75% delle vendite concentrate in Europa, Polestar beneficia di una rete elettrica sempre più decarbonizzata, abbattendo le emissioni anche nella fase d'uso.
Mission 0 House: il laboratorio del futuro
A Göteborg non ci si accontenta dei risultati attuali. All'interno della Mission 0 House, Polestar sta collaborando con il mondo accademico e partner industriali per un obiettivo quasi utopistico: realizzare un'auto a emissioni nette zero entro il 2035 senza ricorrere alle compensazioni (i famosi "offset" che spesso servono solo a pulire la coscienza sulla carta).
Il progetto sta già dando i primi frutti concreti: test su larga scala per l’acciaio a emissioni ultra-ridotte, ricerca su materiali tessili bio-based e tecnologie sperimentali per convertire la CO₂ in nuovi materiali.
Polestar dimostra che la coerenza paga. In un momento di estrema volatilità del settore, mantenere la rotta sulla decarbonizzazione radicale non è un lusso, ma un posizionamento strategico. Chi oggi torna a investire sui pistoni sta accumulando un debito tecnologico e ambientale che, tra dieci anni, potrebbe presentare un conto salatissimo. La strada verso la climate-neutrality del 2040 è tracciata, e Polestar sembra essere l'unica a percorrerla con il pedale dell'acceleratore schiacciato a fondo.
Di seguito alleghiamo la versione ridotta del report di sostenibilità 2025:
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