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'Non dovremmo lasciarli entrare nel nostro Paese': il CEO di Ford non vuole i veicoli elettrici cinesi negli USA

di pubblicata il , alle 10:51 nel canale Auto Elettriche 'Non dovremmo lasciarli entrare nel nostro Paese': il CEO di Ford non vuole i veicoli elettrici cinesi negli USA

Il CEO di Ford, Jim Farley, ha espresso forti preoccupazioni sull'ingresso delle auto elettriche cinesi negli Stati Uniti, citando rischi economici, industriali e di sicurezza. Secondo il massimo dirigente, la competizione con i produttori cinesi non avverrebbe su un piano paritario.

 

Il CEO di Ford, Jim Farley, è tornato a esprimere preoccupazione per l'eventuale apertura del mercato statunitense alle auto elettriche cinesi. In una recente intervista, il manager ha sottolineato come un accesso più ampio potrebbe avere effetti "devastanti" sull'industria automobilistica nazionale, mettendo a rischio uno dei pilastri storici della manifattura americana. "Non dovremmo lasciarli entrare nel nostro Paese", ha affermato. "L'industria manifatturiera è il cuore e l'anima del nostro Paese. Perderla a causa di quelle esportazioni sarebbe devastante per il nostro Paese".

Secondo Farley, la competizione con i produttori cinesi non avverrebbe su un piano paritario, a causa del sostegno pubblico ricevuto dal settore automotive in Cina e della notevole capacità produttiva accumulata negli ultimi anni.

La Cina conta oltre un centinaio di aziende attive nella produzione di veicoli elettrici. Tra queste spiccano realtà come BYD e Xiaomi, capaci di immettere sul mercato modelli con prezzi aggressivi e dotazioni tecnologiche avanzate. Tra l'altro, in passato Farley aveva espresso parole di apprezzamento per le vetture cinesi, come la SU7 di Xiaomi, aggiungendo amaramente che le case automobilistiche di Pechino stavano umiliando i produttori occidentali.

Secondo Farley, il mercato interno cinese - pari a circa 29 milioni di veicoli - è affiancato da una capacità produttiva superiore ai 50 milioni di unità, un eccesso che spinge i produttori a cercare sbocchi all'estero, alimentando una crescente presenza in Europa e Canada, dove le politiche commerciali risultano più aperte rispetto agli Stati Uniti.

"Il loro mercato locale conta 29 milioni di unità, mentre la loro capacità produttiva nel Paese supera i 50 milioni", ha affermato Farley. "In Cina dispongono di una capacità produttiva sufficiente a coprire l'intera produzione e tutte le vendite di veicoli negli Stati Uniti". Questo squilibrio ha già innescato una forte competizione sui prezzi nel mercato cinese, con effetti potenzialmente replicabili su scala globale.

Oltre agli aspetti economici, Farley ha evidenziato anche possibili criticità legate alla sicurezza informatica e alla privacy. I veicoli moderni, infatti, integrano numerosi sensori e sistemi di connettività, inclusi moduli di acquisizione immagini e dati. Su questo fronte, il governo statunitense ha già introdotto restrizioni sull'utilizzo di tecnologie di connettività provenienti dalla Cina nei veicoli, citando rischi legati alla raccolta e alla gestione dei dati sensibili.

Le preoccupazioni espresse dal CEO di Ford riflettono una posizione condivisa da diversi politici statunitensi, sia democratici sia repubblicani. Negli ultimi mesi, associazioni di settore e legislatori hanno sollecitato l'adozione di misure restrittive nei confronti dei produttori cinesi, citando rischi economici e di sicurezza nazionale.

Il dibattito include anche scenari più complessi, come la possibilità che aziende cinesi aprano stabilimenti direttamente negli Stati Uniti, una prospettiva che divide il panorama politico per le sue implicazioni industriali e strategiche.

Il tema solleva una questione più ampia: limitare l'accesso agli EV cinesi potrebbe proteggere l'industria locale nel breve periodo, ma rischia di ridurre la pressione competitiva e rallentare l'adozione di tecnologie avanzate. In altri mercati, i produttori cinesi stanno introducendo soluzioni come battery swapping, ricarica ad alta potenza e funzionalità software evolute, contribuendo ad accelerare l'innovazione nel settore.

Farley ha riconosciuto la necessità di confrontarsi con questi standard tecnologici. Ford, ha concluso il massimo dirigente, sta lavorando per rendere i propri modelli elettrici più competitivi, anche attraverso lo sviluppo di veicoli accessibili prodotti negli Stati Uniti.

19 Commenti
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Darkon15 Aprile 2026, 10:55 #1
Mi viene in mente la canzone:

E calpesterò i figli degli altri,
perché i miei non abbiano concorrenza.


Troppo comodo professare il libero mercato e poi chiedere sistemi di protezione autarchici.
gd350turbo15 Aprile 2026, 11:07 #2
eh bè...
I cinesi fanno ed hanno auto che rispetto anche alle loro, sono avanti un bel pò. quindi al pari di noi, hanno paura, giustificata di trovarsi tutti a central park a vendere hotdog !
Ripper8915 Aprile 2026, 11:18 #3
Anche i cinesi potrebbero dire che molte delle loro materie prime che esportano non dovrebbero finire negli USA.
O magari imporre un pizzo sulle terre rare esportate verso gli USA.
Max_it15 Aprile 2026, 11:23 #4

Privacy?

Cioè il problema è la privacy? Seriamente?
https://tg24.sky.it/economia/2023/0...la-class-action
LMCH15 Aprile 2026, 11:25 #5
Non me ne stupisco per niente, i produttori americani sono gli stessi che con la scusa delle esportazioni di pollame verso la Germania bloccata dalle normative sanitarie tedesche, ottennero nel 1964 la "chicken tax" (dazi del 25% su furgoni e camioncini stranieri, tuttora in vigore ).

Ovvero il motivo per cui poi (anche per le normative meno stringenti sulle emissioni) si sono focalizzati su SUV e pickup classificato in USA come "light truck".
Unrue15 Aprile 2026, 11:28 #6
Originariamente inviato da: Max_it
Cioè il problema è la privacy? Seriamente?
https://tg24.sky.it/economia/2023/0...la-class-action


Ma certo che no, semplicemente le elettriche cinesi sono migliori e non le vuole tra i piedi.
Revolution_9215 Aprile 2026, 11:31 #7

Ridurre tutto a “Ford ha paura della concorrenza” è troppo semplice.

Secondo me qui ci sono due piani che vanno oltre la semplice concorrenza industriale.

Il primo è uno scenario di pressione strategica: se un Paese ha influenza diretta o indiretta sulle aziende che controllano software, connettività e aggiornamenti remoti, in una crisi potrebbe teoricamente limitare, bloccare o condizionare il funzionamento di un’enorme quantità di veicoli presenti all’estero.

Il secondo è uno scenario ancora più grave: se il controllo sulla componente digitale fosse tale da interferire con sistemi critici del veicolo, quei mezzi potrebbero trasformarsi in strumenti di danno, non solo in prodotti commerciali.

È per questo che il tema non riguarda soltanto il libero mercato o il fatto che l’auto sia elettrica o termica, ma la sicurezza nazionale, la resilienza della filiera e la sovranità tecnologica. Non a caso gli Stati Uniti nel 2025 hanno finalizzato restrizioni sui connected vehicles connessi a Cina e Russia per motivi di sicurezza nazionale; allo stesso tempo, l’UE nel 2026 ha adottato un toolbox sulla sicurezza della supply chain ICT, accompagnato anche da una valutazione dei rischi sui veicoli connessi e automatizzati.
Darkon15 Aprile 2026, 11:35 #8
Originariamente inviato da: Revolution_92
Secondo me qui ci sono due piani che vanno oltre la semplice concorrenza industriale.

Il primo è uno scenario di pressione strategica: se un Paese ha influenza diretta o indiretta sulle aziende che controllano software, connettività e aggiornamenti remoti, in una crisi potrebbe teoricamente limitare, bloccare o condizionare il funzionamento di un’enorme quantità di veicoli presenti all’estero.

Il secondo è uno scenario ancora più grave: se il controllo sulla componente digitale fosse tale da interferire con sistemi critici del veicolo, quei mezzi potrebbero trasformarsi in strumenti di danno, non solo in prodotti commerciali.

È per questo che il tema non riguarda soltanto il libero mercato o il fatto che l’auto sia elettrica o termica, ma la sicurezza nazionale, la resilienza della filiera e la sovranità tecnologica. Non a caso gli Stati Uniti nel 2025 hanno finalizzato restrizioni sui connected vehicles connessi a Cina e Russia per motivi di sicurezza nazionale; allo stesso tempo, l’UE nel 2026 ha adottato un toolbox sulla sicurezza della supply chain ICT, accompagnato anche da una valutazione dei rischi sui veicoli connessi e automatizzati.


Se uno ha di queste paure allora il problema altro che sulle auto è molto ma molto più a monte.

Considerato che metà elettronica è cinese o di manifattura cinese, che dio solo sa quanta roba cinese c'è nelle telecomunicazioni e non ultimo che anche in auto Ford o di qualsiasi altro marchio temo ci sia elettronica cinese praticamente siamo del gatto.

Capisco il tuo discorso ma avrebbe senso se avessi una reale alternativa nazionale totalmente indipendente dai cinesi. Se invece in un modo o nell'altro comunque devi aver a che fare con loro perde un po' di senso.
aqua8415 Aprile 2026, 11:41 #9
Originariamente inviato da: Darkon
Se uno ha di queste paure allora il problema altro che sulle auto è molto ma molto più a monte.

Considerato che metà elettronica è cinese o di manifattura cinese, che dio solo sa quanta roba cinese c'è nelle telecomunicazioni e non ultimo che anche in auto Ford o di qualsiasi altro marchio temo ci sia elettronica cinese praticamente siamo del gatto.

Capisco il tuo discorso ma avrebbe senso se avessi una reale alternativa nazionale totalmente indipendente dai cinesi. Se invece in un modo o nell'altro comunque devi aver a che fare con loro perde un po' di senso.


Anche perchè fare un'auto totalmente Made in USA vorrebbe dire usare acciaio e altri metalli totalmente estratti in USA, elettronica e componenti realizzate completamente in USA.
Possibile?
Magari si... ma a che prezzi??
Unrue15 Aprile 2026, 11:44 #10
Originariamente inviato da: aqua84
Anche perchè fare un'auto totalmente Made in USA vorrebbe dire usare acciaio e altri metalli totalmente estratti in USA, elettronica e componenti realizzate completamente in USA.
Possibile?
Magari si... ma a che prezzi??


No, e infatti è questo che il Trumpo non capisce, ma neanche i suoi elettori purtroppo.

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