Microlino, simbolo italiano della mobilità elettrica, potrebbe spostare la produzione in Cina
di Vittorio Rienzo pubblicata il 06 Novembre 2025, alle 17:10 nel canale Auto Elettriche
Microlino, il micro-veicolo elettrico svizzero prodotto a Torino, potrebbe presto lasciare l’Europa. La famiglia Ouboter denuncia l’assenza di incentivi per la categoria L7e e valuta la delocalizzazione in Cina, dove i costi di produzione sono circa la metà e i sussidi governativi molto più favorevoli
Chi ci segue da un po' avrà sicuramente letto in passato di Microlino, un progetto italo-svizzero di microcar per la mobilità urbana con portiera frontale. Ebbene, la produzione potrebbe passare dallo stabilimento Cecomp di Torino alla Cina.
In una recente intervista con Aargauer Zeitung, Wim Ouboter, a capo del progetto insieme ai due figli Oliver e Merlin, è stato a dir poco duro nei confronti non dell'Italia, ma dell'intera Unione Europea. Il motivo sarebbe l'esclusione di Microlino – e dei veicoli appartenenti alla stessa categoria – da qualsiasi agevolazione o sussidio previsti dai programmi per la transizione energetica.

La famiglia elvetica ha investito oltre 75 milioni di euro nel progetto e realizzato quasi 4.800 unità, tuttavia pare che le vendite in Europa siano state piuttosto deludenti, seppur il mercato delle micro-car come Citroen Ami e Fiat Topolino stia andando discretamente. L'azienda aveva già fermato la produzione a marzo di quest'anno e oggi lamenta la mancanza di sostegno da parte dell'Unione Europea nei confronti dei veicoli elettrici leggeri.
In Europa, la categoria L7e – quella dei micro-veicoli compatti – non beneficia di sussidi, crediti di CO₂ o agevolazioni fiscali, a differenza delle auto elettriche convenzionali che possono ottenere incentivi statali (fino a 11.000 euro in Italia, seppur i fondi siano già esauriti). Una disparità che penalizza l’intero segmento e rischia di spingere la produzione fuori dai confini europei.
Parlando ai media svizzeri, Wim Ouboter è stato diretto: "Se l’Europa non agisce, la produzione non avrà più luogo qui in futuro". La Cina, infatti, offre sussidi governativi, condizioni produttive più economiche e un ecosistema industriale più competitivo per questo tipo di veicoli.

Oltre all’opzione cinese, la famiglia Ouboter ha anche valutato l’India come possibile alternativa, ma le condizioni economiche offerte da Pechino al momento risultano più vantaggiose. Non mancano, inoltre, contatti con potenziali investitori cinesi interessati al marchio.
La questione arriva in un momento delicato: entro dicembre la Commissione Europea presenterà una nuova normativa per istituire una categoria intermedia di veicoli elettrici economici, lunga fino a 4,2 metri, pensata proprio per contrastare l’avanzata dei produttori asiatici e sostenere modelli con prezzo intorno ai 15.000 euro.
Resta da capire se tale intervento potrà arrivare in tempo e, soprattutto, a condizioni accettabili per evitare che Microlino, attualmente simbolo europeo della mobilità urbana sostenibile, finisca per diventare l'ennesima proposta "made in China".










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6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoperò devo dire una cosa, per massimizzare gli spazi, la cubatura d'aria etc sono molto meglio di forma squadrata.
L'esempio degli USA evidentemente non ha insegnato nulla, un paese che prima produceva tutto in casa, sia per il mercato interno che per l'export, che è ridotto a dipendere al 100% dall'oriente per produrre qualsiasi cosa, e che ha anche perso tutte le skill necessarie per anche solo ipotizzare di tornare a produrre qualcosa internamente.
Se le aziende europee fanno lo stesso ci ridurremo esattamente come loro, dipendenti al 100% dall'oriente e con i nostri prodotti istantaneamente copiati e il mercato inondato di copie a 1/3 del prezzo che chiederanno le aziende che hanno progettato e ideato i beni.
Dai non scherziamo.
Meno male che l'Europa ogni tanto funziona, perché diamine dovrebbero agevolare dei costosi giocattoli intasatori di strade?
Già hanno agevolato i dannati monopattini e le e-bike.
Ah poi ovviamente a me in auto se mi si brucia una faro mi ferma la polizia locale, le decine di monopattini, e-bike e biciclette che trovo in giro tutti i giorni senza luci al buio non li controlla nessuno invece.
Veramente la vera notizia sul gruppo Volkswagen ( VAG ), dell'altro ieri, è che ha le casse praticamente vuote. Il suo cashflow si è praticamente prosciugato e, rebus sic stantibus, ci sarebbero risorse per un anno di operatività!
https://www.ilsole24ore.com/art/volkswagen-terzo-trimestre-rosso-13-miliardi-stime-confermate-AH7KMRRD
Comprensibile quindi che VW stia cercando di ridurre i costi al minimo possibile spostando le produzioni in Paesi dove il costo dell'energia e della mano d'opera ( qualificata ) siano più bassi e stabili.
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