Mario Draghi critica gli obiettivi green UE: dubbi sull'auto elettrica europea
di Rosario Grasso pubblicata il 16 Settembre 2025, alle 12:06 nel canale Auto Elettriche
L'ex premier mette in dubbio le attuali regole europee per le auto a emissioni zero e invita a valutare i progressi tecnologici e il mercato. Bruxelles riflette su flessibilità e pragmatismo mentre rimangono aperte questioni su batterie e startup
Mario Draghi ha espresso dubbi sulle regole europee relative alla mobilità sostenibile e ha sottolineato che le norme attuali per la decarbonizzazione del settore automobilistico si basano su presupposti superati. Secondo l'ex premier, la transizione verso modelli a batteria richiede un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico e un'analisi aggiornata degli sviluppi di mercato. Lo ha detto durante la conferenza di alto livello "Un anno dopo il rapporto Draghi", tenutasi a Bruxelles (testo integrale dell'intervento di Draghi tradotto in italiano da Eunews).
Entro il 2035, le nuove regole UE prevedono che tutte le auto vendute siano a emissioni zero, con l'obiettivo di un trasporto a impatto ambientale nullo entro il 2050. Draghi ha evidenziato come, nella pratica, alcune proroghe siano già state concesse, come nel caso delle Euro 5 che potranno circolare in Italia fino al 2026.
La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha ricordato l'importanza del Rapporto Draghi, pubblicato un anno fa, come riferimento per strategie e investimenti a favore della competitività europea. Nonostante ciò, osservatori e investitori sottolineano che l'implementazione reale per startup e sviluppo tecnologico resta insufficiente.
Ma il discorso di oggi sconfessa in parte lo stesso Rapporto Draghi, il quale puntava a guidare l'Europa verso una decarbonizzazione del settore automobilistico attraverso la vendita di auto a zero emissioni entro il 2035 e il potenziamento della rete di ricarica elettrica. Gli obiettivi green includevano lo sviluppo coordinato della produzione di veicoli elettrici, batterie e chip, allo scopo di ridurre la dipendenza da fornitori esteri e stimolare il mercato interno. Il documento raccomandava un approccio flessibile e pragmatico, con il proposito di aggiornare le regole in base ai progressi tecnologici e alle dinamiche di mercato e l'intento di combinare sostenibilità ambientale, crescita industriale e competitività europea.
Il dibattito riguarda anche il progetto di un'auto elettrica europea, pensata per essere accessibile con prezzi intorno ai 15mila euro. Le sfide principali rimangono la produzione delle batterie, ancora in gran parte controllata da fornitori cinesi, e l'incertezza sui tempi e modalità di realizzazione dei nuovi veicoli.
La strategia europea per l’auto elettrica mostra progressi limitati e ritardi strutturali. Gli obiettivi per il 2035 di azzerare le emissioni delle nuove auto non hanno stimolato il mercato interno come previsto: la rete di ricarica richiede un'accelerazione di tre-quattro volte nei prossimi cinque anni, i veicoli elettrici rimangono costosi e l'innovazione europea non ha colmato il divario con Stati Uniti e Cina. Le catene di approvvigionamento, in particolare per batterie e semiconduttori, restano frammentate e dipendenti dall'estero. La relazione Draghi suggerisce un approccio tecnologicamente neutro. È necessario, secondo l'ex direttore della Banca Centrale Europea, coordinare regolamentazione, infrastrutture e sviluppo industriale, per aumentare la diffusione dei veicoli a zero emissioni e sostenere la competitività europea in un settore che impiega oltre 13 milioni di persone.
Draghi ha ribadito che la transizione deve essere flessibile e pragmatica, e adattarsi alle condizioni reali del mercato e alle capacità tecnologiche disponibili, senza vincoli ideologici predefiniti. La discussione a Bruxelles punta ora a bilanciare ambizioni green e sostenibilità industriale, tra regole europee, investimenti e capacità produttive.










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167 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoVoglio vedere se in questa occasione in cui è critico verso le decisioni europee verrà ancora citato o se inizieranno a dire che è andato fuori di testa...
Scommettiamo?
aggiungo a qeullo che hai scritto che fonti ufficiali dicono che l'inquinamento causato dalla auto è minimo riuspetto al totale quindi tutto questo casino per poi avere un piccolo vantaggio a livello globale.
QUESTA è la vera domanda !
E dubito che ai piani alti sappiano rispondere, secondo me non lo sanno manco loro. Avrà iniziato qualcuno e tutti dietro come pecore, ed ora nessuno osa andare contro al gregge per paura di essere "politicamente fatto fuori".
Perchè, nella visione distopica della Commissione UE, hanno visto nell'elettrico una via per l'indipendenza energetica nei trasporti, con la speranza di attirare dei capitali d'investimento.
Poi c'è il lato ideologico che condiziona le scelte politiche: la VDL pur di mantenere la sua maggioranza ha dovuto cedere alle richieste verdi.
Da qui l'imposizione, perchè questa è, del ban nel 2035 per tutti i tipi di veicoli contenenti un qualsivoglia motore termico senza tenere conto di diversi aspetti chiave per la fattibilità del piano.
Ora una retromarcia sarebbe compromettente per VDL e la sua Commissione e quindi stanno tenendo ancora il punto senza un minimo di pragmatismo, ma almeno la questione è stata finalmente sollevata e quindi in futuro si dovrà aprire una trattativa seria per ricalibrare questo piano sciagurato, senza ne capo e ne coda, che sta mettendo in difficoltà tutto un settore strategico per l'industria europea.
Attualmente, con dati aggiornati al 2023, l'UE ha una quota sulle emissioni globali di CO del 6,4%, con un -30% rispetto alle emissioni nel 2000.
Di questo 6,4%, come dichiarato da un rapporto del Parlamento europeo, il 25% deriva dai trasporti, quindi la quota di CO2 emessa dai trasporti in UE su base globale è ancora più bassa.
Quello però che viene sottaciuto sono i costi globali che l'UE sta subendo per questa transizione. Ma si sa che quando si prendere una deriva ideologica ragionare con pragmatismo è quasi impossibile.
Una volta a questa lista si aggiungeva la cina.
Ora la cina è la prima in quanto a veicoli elettrici quindi la lista si è accorciata agli usa e l'india, due paesi notoriamente impervi alle innovazioni.
Il limite del 2035 non è mai stato credibile ne fattibile ma non è mai stato il suo scopo, l'obbiettivo era ed è imporre un cambio al mercato verso l'elettrico forte del fatto che quello europeo influenza tutto il mondo...e così è stato.
I numeri attuali, soprattutto in cina, non sarebbero mai stati raggiunti senza quel vincolo.
Il problema è che queste politiche sono sempre difficili e richiedono sacrifici...in occidente c'è stata un'enorme opposizione che non ha risparmiato i sacrifici ma ha azzoppato i risultati.
In cina, come al solito, son stati più "svegli" (evvabbè, è anche uno dei pochi vantaggi di avere un governo autoritario), hanno abbracciato subito il nuovo percorso e l'hanno pure dominato a livello globale...i sacrifici ci son stati (ma lì dell'opinione pubblica frega molto meno al governo) ma hanno preso in pieno i benefici.
Non c'è confronto con l'india che è un paese straccione ad essere buoni...ma pure lì nel momento che decidono cambiano abbastanza velocemente.
Il problema siamo noi che siamo spersso i primi a spingere per concetti giusti ma poi i più lenti a metterli in pratica.
Grazie Draghi.
P.S: prima o poi la VDL se ne dovrà andare e già mi vedo la rivoluzione contraria che si innescherà per evitare l'iceberg su cui la VDL ha piantato il timone per ideologia e consenso politico che sta però finendo.
Da parte mia la prossima volta non voterò nessuno, e dico nessuno, che parlerà di economia green come il futuro. Il futuro dei morti di fame, perché a questo ci stanno riducendo.. tanto loro lo stipendio mensile a 4 zeri lo prendono lo stesso.
quindi bravissimo draghi a sottolineare l'inadeguatezza attuale dell'europa (mi permetto di dire non ci volesse chissà quale genio per notare ciò
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