Chi possiede un'auto con motore PureTech fatica a rivenderla: concessionari e privati le evitano
di Nino Grasso pubblicata il 03 Novembre 2025, alle 16:21 nel canale Auto Elettriche
Le vetture equipaggiate con il motore 1.2 PureTech di Stellantis affrontano una crisi senza precedenti: dopo i problemi tecnici legati alla cinghia di distribuzione, ora i proprietari devono fare i conti con perdite economiche pesanti nella rivendita
Le difficoltà per chi possiede un'auto dotata del motore 1.2 PureTech non si limitano più ai guasti tecnici. Dopo lo scandalo che ha coinvolto oltre mezzo milione di veicoli richiamati per problemi alla cinghia di distribuzione a bagno d'olio, i proprietari di Peugeot, Citroën, DS e Opel possono affrontare un secondo ostacolo: l'impossibilità di rivendere le proprie vetture a un prezzo equo. Concessionari, officine indipendenti e acquirenti privati hanno iniziato a rifiutare sistematicamente questi modelli, trasformando quello che doveva essere un propulsore efficiente in un peso economico difficile da gestire.
Le testimonianze raccolte dal quotidiano francese La Montagne, citato da Auto-Moto, dipingono un quadro poco roseo. Laurent, proprietario di una vettura equipaggiata con motore PureTech, racconta di aver visitato numerose concessionarie senza successo: "Mi hanno detto che non accettavano quel modello, oppure lo valutavano a un prezzo ridicolo", spiega, confermando di aver accettato offerte irrisorie con una perdita netta di circa 5.000 euro. Ancora più emblematico il caso di Aurélien, che dopo aver acquistato una Peugeot 3008 per 34.000 euro e speso quasi 3.000 euro in riparazioni, ha messo in vendita la vettura a 10.000 euro dopo 85.000 chilometri percorsi. Nonostante ciò, dopo oltre 4.000 visualizzazioni dell'annuncio in tre mesi nessuna offerta concreta.
La diffidenza verso i motori PureTech ha radici profonde: la tecnologia della sua cinghia di distribuzione immersa nell'olio motore si è rivelata problematica soprattutto per chi utilizza l'auto principalmente in città o per percorsi brevi. Il carburante non completamente bruciato contamina l'olio, accelerando il degrado della cinghia che, consumandosi, rilascia particelle di gomma creando una miscela abrasiva dannosa per il propulsore. Le rotture si sono moltiplicate, causando guasti costosi e alimentando uno scandalo che ha coinvolto tutti i marchi di Stellantis equipaggiati con tale motore.

La fonte cita anche l'azienda Simplici Car, che ha confermato che alcuni mesi fa la sua rete aveva deciso di non accettare più vetture PureTech, ritenendo il rischio troppo elevato sia per l'azienda sia per i futuri acquirenti. Nel frattempo, Stellantis ha lanciato il programma Check+, che prevede una garanzia speciale di dieci anni o 180.000 chilometri per i proprietari che hanno rispettato il piano di manutenzione previsto. La copertura può essere trasferita in caso di rivendita del veicolo, aumentandone teoricamente il valore residuo, e sono inoltre previsti rimborsi per i clienti che hanno sostenuto spese di riparazione prima dell'introduzione del programma di assistenza.
Nonostante gli sforzi del gruppo automobilistico, la reputazione del PureTech sembra rimanere compromessa agli occhi del mercato e i potenziali acquirenti informati potrebbero essere spaventati per quanto riguarda il mercato dell'usato. Se da una parte le reti di rivenditori potrebbero ritornare a trattare le vetture dotate di motore PureTech, ottenendo la certificazione di una manutenzione regolarmente effettuata, la rivendita tra privati resta complicata e potenzialmente pericolosa. Per coloro che tentano di vendere autonomamente il proprio veicolo, la perdita economica di diverse migliaia di euro sembra essere inevitabile, secondo la fonte, rendendo lo scandalo PureTech una doppia penalizzazione per chi ha scelto in buona fede queste motorizzazioni.










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44 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoGli acquirenti dovrebbero fare un class-action e fari pagare da Stellantis il valore di quei bidoni da usati.
Ho due amici che hanno l'auto con quella "opera d'arte" che si trovano proprio in quelle condizioni, vorrebbero cambiarla ma molti concessionari non sono disposti a ritirargliela, tra cui uno proprio dello stesso brand, mentre altri gli danno praticamente niente, di fatto si ritrovano con auto che non valgono più niente e che appunto nessuno vuole...
Intanto hanno abbassato l'intervallo di vita utile (100k km / 6 anni), cambiato la specifica dell'olio motore, introdotto le nuove cinghie B.I.O., aggiornato le centraline...
Inoltre, sono disponibili nuovi kit di fasatura che riducono di molto i costi della sostituzione della cinghia.
Certo, la rottura è un rischio che rimane e non si può evitare visto com'è progettato il motore, ma con una manutenzione regolare il rischio si riduce di molto.
Poi se il cambio olio viene effettuato una volta ogni morte di Papa, o la cinghia non viene controllata, i problemi sicuramente possono presentarsi.
A meno che sia tutto per comprimere i costi (cosa assai probabile). Ma a produrre spazzatura la fine che fai è questa.
Peccato, perché alcune auto, se avessero un motore diverso, sarebbe anche interessanti.
Come dicevo da altre parti motori più complessi, costosi per riduzioni di emissioni sempre inferiori.
Qua hanno proprio cannato alla grande il progetto dell'intero motore.
Lo sanno tutti che gomma e olio non vanno d'accordo. Hanno pensato bene di chiudere le due cose all'interno di un carter sigillato e questi sono i risultati.
La stessa cinghia, a secco per come la conosciamo noi, non avrebbe tolto cavalli alla macchina e non avrebbe contribuito a farla inquinare di più.
Cercano di inventarsi nuove puttanate e fanno fare da cavia agli ignari clienti, ma il motore endotermico è ormai arrivato alla frutta. Più di così non puoi spremerlo!
Qua hanno proprio cannato alla grande il progetto dell'intero motore.
Lo sanno tutti che gomma e olio non vanno d'accordo. Hanno pensato bene di chiudere le due cose all'interno di un carter sigillato e questi sono i risultati.
La stessa cinghia, a secco per come la conosciamo noi, non avrebbe tolto cavalli alla macchina e non avrebbe contribuito a farla inquinare di più.
Cercano di inventarsi nuove puttanate e fanno fare da cavia agli ignari clienti, ma il motore endotermico è ormai arrivato alla frutta. Più di così non puoi spremerlo!
Ma non è che devi spremerlo ulteriormente per avere una tecnologia funzionante. I motori termici sono evoluti a sufficienza per renderli affidabili e buon compromesso tra inquinamento, capacità di trasporto, riparabilità e facilità di reperimento del carburante. Lo sono stati ieri, oggi e lo saranno anche domani in tutti quei paesi in cui non è stato imposto il green deal.
Credo che qui molti stanno scambiano l'imposizione dell'UE dell'adozione dell'auto elettrica come un dogma per il resto del mondo dove questa cosa non vale e i motori termini continueranno ad essere sviluppati ed usati (soprattutto per il trasporto merci che l'Europa continua a non considerare e fa finta che sia uguale al trasporto privato) senza il contributo storico delle case europee che si sono fregate con le loro stesse mani quando hanno appoggiato il green deal sperando di rinnovare d'un tratto tutto il parco macchine e mettere i lauti guadagni in saccoccia.
Il motore elettrico è una cagata pazzesca con queste batterie, non riduce l'inquinamento globale (anzi), non riduce l'indipendenza (anzi), non migliora la flessibilità (anzi).
Solo noi potevamo pensare che potesse diventare un vantaggio mentre il resto del mondo ora ride di brutto e prenderà in mano la tecnologia che abbiamo abbandonato "perché il motore termico è arrivato al limite e non si può spremere di più".
Oltre a quella parte di mondo che ride ancora di più perché ci dà i materiali con cui fare i componenti elettrici. Anzi, essendo più furbi, ci vendono direttamente il prodotto finito così' che siamo ancora più dipendenti e poveri.
Anche calcolando tutta la fila produttiva e di smaltimento.
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