Anteprima nuova Dacia Spring: addio Cina, arriva la piattaforma Renault (e i prezzi restano sotto i 20.000 euro)
di Massimiliano Zocchi pubblicata il 08 Settembre 2026, alle 06:01 nel canale Auto Elettriche
La seconda generazione della Dacia Spring abbandona la produzione cinese per nascere sulla piattaforma Renault RGEV small condivisa con la Twingo: più grande, prodotta in Slovenia, con la stessa base tecnica della cugina francese e un listino che parte da 17.900 euro, restando sotto i 20.000 euro anche nella versione top
Abbiamo avuto modo di vedere in anteprima quella che, sulla carta, doveva chiamarsi in un altro modo, ma che Dacia ha infine deciso di lanciare confermando il nome che negli ultimi anni ha fatto la storia delle piccole elettriche in Europa: Nuova Dacia Spring. Prima di raccontarvi ogni dettaglio di questa nuova generazione, vale la pena fare un passo indietro per capire da dove arriva questo modello e perché il cambiamento che vi stiamo per descrivere è tutt'altro che marginale.
Una breve storia della Dacia Spring
La Dacia Spring nasce nel 2021 come prima auto 100% elettrica del marchio rumeno del gruppo Renault, con l'obiettivo dichiarato di rendere la mobilità a zero emissioni accessibile a un pubblico che fino a quel momento ne era rimasto escluso per motivi di prezzo. La sua origine tecnica affonda le radici nella Renault City K-ZE, city car elettrica derivata dalla Renault Kwid e sviluppata insieme al partner cinese Dongfeng: la Spring, di fatto, veniva prodotta in Cina e poi esportata in Europa, prima vettura del gruppo Renault a compiere questo tragitto.
Nonostante (o forse anche grazie a) questa impostazione low cost, la Spring ha costruito negli anni una vera e propria storia di successo: lanciata nella primavera del 2021, ha raggiunto quota 108.000 clienti già nel 2023, per poi superare le 140.000 unità nello stesso anno e arrivare a sfiorare quota 210.000 esemplari venduti in oltre 40 Paesi. Per diverse stagioni è stata la terza elettrica più venduta a privati in Europa, complice un listino che l'ha resa per lungo tempo l'auto a batteria più economica del mercato continentale. La produzione cinese, però, è diventata via via più un limite che un vantaggio, anche alla luce delle tensioni commerciali e dei dazi UE sulle elettriche made in China: un motivo in più per capire perché Dacia abbia deciso di cambiare radicalmente approccio con la nuova generazione.
Più grande, più europea: addio piattaforma cinese
Il primo dato che salta all'occhio osservando la vettura dal vivo riguarda le dimensioni. Rispetto alla vecchia Spring, la nuova generazione cresce sensibilmente: 3,85 metri di lunghezza e 1,74 metri di larghezza, con un aumento di circa 15 cm in lunghezza e ben 18 cm in larghezza rispetto al modello precedente. Una crescita che le regala una presenza su strada molto diversa da quella un po' troppo compatta a cui eravamo abituati.
Il cambiamento più importante, però, non si vede: è sotto la carrozzeria. La Nuova Spring non nasce più dalla collaborazione con il partner cinese, ma è prodotta interamente in casa Renault, sulla piattaforma proprietaria del gruppo. Si tratta della piattaforma small RGEV (Renault Group Electric Vehicle), la stessa già utilizzata sulla nuova Renault Twingo, con un retrotreno mutuato invece dalla Renault Captur. È proprio questa architettura condivisa a spiegare le proporzioni della vettura e alcune somiglianze piuttosto evidenti con la Twingo, a partire dalla forma del finestrino posteriore, praticamente identica, fino alle proporzioni del montante C. A colpo d'occhio, però, la Spring mantiene comunque uno stile più marcatamente outdoor, coerente con il linguaggio stilistico Dacia.

Un altro elemento che conferma la svolta produttiva è la sede di assemblaggio: la Nuova Dacia Spring viene realizzata nello stabilimento di Novo Mesto, in Slovenia, la stessa fabbrica dove nasce anche la Renault Twingo. Una scelta che riporta la produzione del modello sul suolo europeo dopo anni di importazione dalla Cina.
Design: essenziale, ma non anonimo
Sul frontale ritroviamo il classico fascione nero che è ormai un tratto distintivo di tutti i modelli Dacia, anche se il disegno dei fari non riprende né la firma luminosa a "Y" né quella più recente a "T" viste su altri modelli del marchio. Un dettaglio curioso, che ci hanno mostrato da vicino, riguarda proprio i gruppi ottici: l'elemento realmente illuminato è solo la parte superiore, mentre la porzione inferiore, inclinata a 45 gradi, è semplicemente un elemento riflettente che restituisce un effetto luminoso "fluttuante" senza aggiungere componenti elettronici. Lo stesso accorgimento, pensato per contenere i costi di produzione e quindi il prezzo finale, si ritrova identico anche nei gruppi ottici posteriori.
Al posteriore torna un dettaglio già visto sull'ultima versione della vecchia Spring: il fascione nero con la scritta Dacia realizzata non come lettering stampato o incollato, ma come parte 3D integrata nel componente stesso, con una superficie leggermente inclinata che gioca con la luce. Le protezioni in plastica non tinta sono presenti solo sui paraurti e non lungo le fiancate: una scelta che avrebbe forse potuto differenziare ulteriormente l'estetica dalla Twingo, ma che nel complesso non compromette un risultato che, già dai primi render circolati nei mesi scorsi, si preannunciava convincente. Da segnalare anche le venature sul cofano, pensate per accentuare la sensazione di robustezza cara alla filosofia Dacia, e la nuova gamma colori (tra cui la tonalità Agave vista sull'esemplare in anteprima), più curata rispetto alle tinte un po' anonime della generazione precedente.

Gli interni: plastiche semplici, ma non prive di cura
Anche l'abitacolo racconta lo scambio reciproco tra i due marchi del gruppo: se la Twingo aveva ripreso alcune soluzioni dalla vecchia Spring, ora è la nuova Spring a riportare a casa elementi già visti sulla citycar Renault. Il layout della plancia rimane familiare, con cluster digitale da 7 pollici e display centrale da 10,1 pollici, un'accoppiata già vista su numerosi altri modelli del gruppo, gestita da un software ormai noto con la colonna delle funzioni a sinistra e il dettaglio centrale in evidenza. La climatizzazione resta affidata a comandi manuali con rotelle fisiche.
Le plastiche nere dominano l'abitacolo, comprese le portiere, realizzate interamente in questo materiale. Una filosofia tipica dei modelli più economici di Dacia che, lungi dal voler imitare materiali più pregiati, punta sulla semplicità dichiarata per abbassare i costi. Un tocco particolare arriva però dal rivestimento della plancia: un materiale soft touch leggermente morbido, con una puntinatura che ne rivela la componente riciclata, realizzato con uno stampo simile a quello delle cover per smartphone. Questa tecnologia permette di colorare il materiale direttamente nell'impasto, così da poter cambiare tonalità in futuro senza interventi complessi.

Tra i dettagli apprezzabili anche la leva del cambio dietro il volante, di chiara derivazione Renault, già vista su altri modelli del gruppo, e il volante Dacia con i comandi organizzati razionalmente: multimedia a destra, ADAS a sinistra. Nella console centrale, che scende verso il basso, troviamo due prese USB-C, il tasto di accensione, un alloggiamento per lo smartphone privo però di ricarica wireless integrata in questa zona, e alcuni vani di riposizionamento simili a quelli della Twingo. Non c'è più il freno a mano manuale, sostituito dal freno di stazionamento elettrico, ulteriore segno della modernizzazione rispetto alla prima Spring.
I sedili, leggermente più grandi rispetto alla generazione precedente grazie alle maggiori dimensioni della vettura, restano semplici ma con un rivestimento in tessuto che trasmette una sensazione di robustezza e facilità di pulizia. Sul divano posteriore, con il sedile guida regolato per un utilizzatore di statura media, lo spazio per le ginocchia è discreto: la vettura è omologata per quattro posti, non cinque, e lo spazio per i piedi beneficia del pianale completamente piatto tipico delle piattaforme dedicate all'elettrico. I finestrini posteriori restano ad apertura a compasso, senza manovella né comando elettrico.
Bagagliaio e vani portaoggetti
Il vano di carico offre una capacità di 337 litri, che con l'abbattimento della panchetta posteriore a schienali frazionati 50:50 sale fino a 1.283 litri. Il pianale è diviso in due parti indipendenti, rimovibili per liberare ulteriore spazio in altezza, così come la cappelliera, eliminabile in pochi istanti. I poggiatesta, piuttosto alti, evitano che eventuali carichi ingombranti invadano l'abitacolo.

Non manca un ulteriore spazio di carico ricavato sotto il cofano anteriore: pur convivendo con motore e inverter, la Nuova Spring offre un vano opzionale da circa 18 litri, sufficientemente profondo da ospitare il caricatore domestico con il relativo cavo, con attacchi realizzati su misura dalla casa madre. Una soluzione che, unita alla modularità del bagagliaio posteriore, rende questa piccola elettrica sorprendentemente pratica per il segmento.
Motore e batteria: la stessa base tecnica della Twingo
Dalla Renault Twingo, la Nuova Spring non eredita soltanto la piattaforma, ma l'intera architettura del gruppo propulsore. Troviamo infatti lo stesso motore elettrico da 60 kW, pari a circa 80 CV, con una coppia di 175 Nm, abbinato allo stesso pacco batterie a chimica LFP (litio ferro fosfato) da 27,5 kWh di capacità utile, omologato per un'autonomia WLTP fino a 250 km. Le prestazioni dichiarate parlano di uno 0-100 km/h in 12,1 secondi e una velocità massima di 130 km/h, valori coerenti con la vocazione urbana e periurbana del modello.
La chimica LFP porta con sé alcuni vantaggi non trascurabili: non richiede l'uso di materiali rari come nichel e cobalto, garantisce un livello di sicurezza più elevato perché tende a incendiarsi con maggiore difficoltà anche in caso di urti importanti, soffre meno l'usura nei climi estremi e sopporta meglio i cicli di carica agli estremi (vicino allo 0% o al 100%). Una scelta chimica più economica, ma anche più resistente nel tempo.

Va sottolineato che, pur condividendo motore e batteria con la Twingo, la Nuova Spring risulta leggermente meno efficiente della cugina Renault, complice una forma della carrozzeria meno aerodinamica. Il consumo dichiarato è comunque contenuto, a partire da 12,7 kWh/100 km nel ciclo misto WLTP, uno dei valori più bassi del segmento, favorito anche da un peso a partire da soli 1.212 kg, che rende questa vettura una delle elettriche più leggere della sua categoria.
Ricarica: di serie in AC, con Power Pack opzionale
La porta di ricarica si trova nella parte anteriore, lato destro. Di serie, la Nuova Dacia Spring monta un caricabatterie in corrente alternata da 6,6 kW, che consente di passare dal 15 all'80% in circa 9 ore su presa domestica, tempo che scende a 5 ore e 40 minuti con presa potenziata e a 2 ore e 55 minuti su wallbox da 7 kW.
Per chi desidera prestazioni superiori è disponibile il Power Pack opzionale, che porta la ricarica in corrente alternata fino a 11 kW e introduce la possibilità di ricaricare in corrente continua fino a 50 kW, riducendo il tempo di ricarica dal 15 all'80% a un'ora e 55 minuti su wallbox trifase o stazione da 22 kW, e a soli 28 minuti su una colonnina rapida in corrente continua. Lo stesso pacchetto include anche la predisposizione V2L (Vehicle to Load), che permette di utilizzare l'energia della batteria per alimentare piccoli dispositivi elettrici esterni, dalla macchina del caffè a una bicicletta elettrica.

Un dato interessante emerso dal confronto con Dacia riguarda le abitudini dei clienti della prima generazione: circa la metà aveva scelto le opzioni di ricarica più performanti, nonostante la maggior parte ricarichi a casa e percorra in media appena 34 km al giorno, un utilizzo che rende sufficiente una ricarica settimanale. Con una potenza di ricarica rapida fino a 50 kW, la nuova batteria da 27,5 kWh permette comunque di affrontare senza troppi patemi anche piccoli viaggi extraurbani sui 300-400 km, ricarica in autostrada inclusa.
Accessori e sistema YouClip
Torna anche sulla Nuova Spring il sistema di aggancio universale YouClip, nato proprio in casa Dacia e successivamente adottato anche dalla Renault Twingo. Sono presenti fino a tre punti di fissaggio di serie, uno sulla console anteriore lato passeggero e due nel bagagliaio, ai quali si aggiungono due ulteriori attacchi disponibili come accessori per il supporto poggiatesta. Il catalogo di accessori compatibili è già ampio: lampade portatili, ganci per borse, organizzatori per cavi e un pratico accessorio 3 in 1 che unisce portabicchieri, gancio portaborse e lampada.
Nella console centrale trovano posto anche altre soluzioni pratiche, come una fessura dedicata per riporre lo smartphone in verticale e un vano aggiuntivo incastrato nella parte sottostante. Una cornice si integra perfettamente con il display da 10 pollici, offrendo anche una ricarica wireless per lo smartphone. A completare la dotazione, i cerchi disponibili da 15 o 16 pollici a seconda dell'allestimento scelto.
Prezzi e allestimenti
La gamma della Nuova Dacia Spring resta volutamente semplificata, con due sole versioni: Expression e Journey. La prima parte da 17.900 euro, mentre la seconda, più equipaggiata, si attesta a 19.500 euro per il mercato italiano. Entrambe le versioni, come promesso alla vigilia del lancio, restano quindi sotto la soglia psicologica dei 20.000 euro.
| Caratteristica | Nuova Dacia Spring |
|---|---|
| Lunghezza | 3,85 m |
| Larghezza | 1,74 m |
| Peso | a partire da 1.212 kg |
| Piattaforma | RGEV small (Renault Group) |
| Sito produttivo | Novo Mesto, Slovenia |
| Motore | 60 kW / 80 CV, 175 Nm |
| 0-100 km/h | 12,1 s |
| Velocità massima | 130 km/h |
| Batteria | LFP, 27,5 kWh utili |
| Autonomia WLTP | fino a 250 km |
| Consumo WLTP | 12,7 kWh/100 km |
| Ricarica AC di serie | 6,6 kW |
| Ricarica con Power Pack | AC 11 kW / DC 50 kW + V2L |
| Ricarica DC 15-80% | 28 minuti (con Power Pack) |
| Bagagliaio | 337 litri (fino a 1.283 litri) |
| Posti omologati | 4 |
| Cerchi | 15" o 16" |
| Allestimenti | Expression, Journey |
| Prezzo Expression | 17.900 euro |
| Prezzo Journey | 19.500 euro |
Le nostre conclusioni
Con oltre 200.000 esemplari venduti in Europa dal 2021 a oggi, la vecchia Dacia Spring ha dimostrato che esiste un mercato ampio per un'elettrica essenziale e accessibile. La sfida della Nuova Spring è ripetere questo successo cambiando però radicalmente base tecnica: dimensioni più generose, produzione europea, piattaforma condivisa con la Renault Twingo e un listino che resta comunque sotto i 20.000 euro. Ingredienti che, sulla carta, sembrano confermare la stessa filosofia value for money che ha reso la Spring un caso più unico che raro nel panorama delle elettriche di segmento A.







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50 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoMi è piaciuta la soluzione dei fari di sotto che non sono led ma solo specchi riflettenti e gli interni nonostante siano low cost sono belli da vedere.
Mi è piaciuta la soluzione dei fari di sotto che non sono led ma solo specchi riflettenti e gli interni nonostante siano low cost sono belli da vedere.
che pero' hanno la decenza di fare, oltre che con batteria da 30, inutilizzabile, anche da 44.
ma è un ambiente vero o creato con la IA?
ma è un ambiente vero o creato con la IA?
Stai scherzando vero? E' lo stesso effetto delle pale d'elicottero registrate a 60fps. E' dovuto all'otturatore della telecamera che è più lento del refresh dei LED.
E poi è più importante la stanza che il prodotto presentato?
ma è un ambiente vero o creato con la IA?
credo che sia un effetto della telecamera e non del faro
E poi è più importante la stanza che il prodotto presentato?
ho solo detto che il (non) ambiente è inquietante; mi ricorda un po' la scenografia dei film tipo "ex machina".
poi... poi vista la macchina, chissenefrega
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